Uganda

Ieri durante la cerimonia di insediamento per il quinto mandato del presidente ugandese Yoweri Museveni, le delegazioni occidentali ospiti alla celebrazione hanno abbandonato la sala in segno di protesta.

Alla base dell’improvviso gesto la presenza del presidente sudanese Omar al-Bashir e le affermazioni sprezzanti rilasciate da Museveni nei confronti della Corte penale internazionale (Cpi).

Nel suo discorso, Museveni ha descritto la Cpi come “un gruppo di persone inutili”, e ha dichiaratoche non la sosterrà più, lasciando intendere una possibile uscita dallo Statuto di Roma che istituì la Cpi firmato nel 1998 e entrato in vigore nel 2002.

Alla cerimonia di insediamento di giovedì – il quinto mandato per Museveni da quando ha preso il potere nel 1986 –  hanno partecipato i leader di diverse nazioni africane, tra cui: Ciad, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Africa, Sud Sudan, Tanzania e Zimbabwe.

Il presidente al-Bashir è in visita di stato di due giorni in Uganda, a dispetto dei mandati internazionali d’arresto emessi nei suoi confronti dalla Cpi nel 2009 e 2010 con l’accusa di essere la mente dietro al genocidio e i crimini contro l’umanità commessi in Darfur tra il 2003 e il 2008.

Tra le varie proteste anche quelle dei gruppi per i diritti civili, che hanno invitato l’Uganda ad arrestare immediatamente il presidente e consegnarlo alla Cpi.

“L’Uganda deve affrontare i suoi obblighi internazionali ed arrestare Omar al-Bashir che è ricercato con l’accusa di genocidio”, ha detto Muthoni Wanyeki, direttore regionale di Amnesty International. “Come uno dei firmatari dello Statuto di Roma, l’Uganda ha l’obbligo assoluto di consegnarlo alla Cpi. In caso contrario, sarebbe una violazione del suo dovere “, ha aggiunto.

Già in precedenza Bashir aveva sfidato la Cpi in occasione di un viaggio in Sudafrica nel giugno dello scorso anno, al viaggio erano seguite numerose proteste da parte degli organi diplomatici.

Nonostante l’indigniazione e le critiche della Corte al governo, Bashir in quell’occasione è riuscito lo stesso a lasciare il Sudafrica. (Africanews / Washingtonpost)