Continua l’emergenza
Un medico che lavora nell’area nord-orientale del paese spiega che non si sa come affrontare questa sindrome che colpisce i bambini, che si manifesta con un ciondolamento del capo e che porta rapidamente alla morte. Oltre mille le vittime.

«Nessuno sa cosa fare». Raggiunto attraverso il cellulare, il dottor Ocaya Justine, dell’ospedale di Pajule, incaricato distrettuale nella lotta contro la nuova epidemia, ci informa che sta peggiorando la situazione della “malattia senza nome” che colpisce i bambini nel nord dell’Uganda.

 

E spiega: «Domani mi recherò ad Atanga, un villaggio sulla strada che porta a Kitgum. Mi hanno informato che anche lì la situazione sta diventando critica. Mi toccherà aggiornare le statistiche. Ad oggi, sul mio registro ho 841 casi di “sindrome di ciondolamento del capo” (espressione poco tecnica, lo riconosco, ma non sappiamo come altro chiamare questa malattia) e 498 casi di evidente epilessia. Tutti questi secondi casi, però, fino a qualche tempo fa, ricadevano sotto la prima definizione. Pare, quindi, che il decorso della malattia porti all’epilessia conclamata».

 

Continua: «Diversi sono i fattori che sembrano scatenare la patologia. Parlo di “fattori”, ma non se siamo del tutto certi. Forse sono mere concomitanze. Sembra scatenarsi o per un semplice colpo di freddo o anche solo alla vista di alcuni tipi di cibo. In molti casi, invece, la malattia si manifesta senza precisi motivi: i bambini cominciano a ciondolare il capo, poi hanno attacchi che sembrano epilettici. Tutti, immancabilmente, registrano una regressione nella crescita (perdono peso) e gravi ritardi mentali. E tutti, prima o poi, muoiono».

 

Sul trattamento impiegato per affrontare la drammatica situazione il medico si limita a dire: «Diciamo ai genitori di accudire più attentamente del solito i loro figli, per evitare che cadano nel fuoco e si facciano del male quando sono preda di forti attacchi. Per i casi che assomigliano all’epilessia, usiamo farmaci indicati in questa patologia. Sembrano diminuire l’intensità della crisi, ma non sappiamo possano contribuire a guarirla».

 

Il dottore si lascia sfuggire: «Servirebbe una équipe internazionale di specialisti che venga qui e ci aiuti ad affrontare questa terribile emergenza. Dopo quella causata dall’Esercito di resistenza del Signore (Lra) del famigerato Joseph Kony, oggi ricercato dalla Corte penale internazionale, durata 20 anni, questo popolo non meritava proprio un’altra tragedia».

 

La popolazione è sconcertata. «Non c’è villaggio dei distretti nord-orientali dell’Uganda che non abbia bambini e giovani colpiti dalla nodding disease. Avere un figlio, o due, se non tre, in una famiglia comporta l’impossibilità per i genitori di continuare a coltivare i campi. Davanti alla morte così facile dei figli, anche i genitori stanno perdendo ogni speranza. Molti hanno smesso di vangare gli orti e seminare. Per chi lo dovrebbero fare, se i figli sono condannati a morire così scioccamente?».

 

Abbiamo la sfrontatezza di chiedergli se ha delle immagini che possano documentare la triste situazione in cui versa il distretto di Kitgum. Risponde: «Se, questa sera, il modem del computer che porto con me funziona, vi spedirò alcune foto».

 

Le ultime parole del dottor Justine: «Oltre a dare ai vostri lettori la notizia, chiedete loro di pregare per noi. A questo punto, l’aiuto ci può venire solo dall’alto».

 

 

 

 

 

 

E Kampala tace

La malattia senza nome fu identificata nel distretto di Kigtum oltre 10 anni or sono. Le statistiche ufficiali parlano di 3.000 minori colpiti e 1.000 morti, ma gli operatori sanitari sul campo stimano che le cifre vere siano di gran lunga superiori.

 

Ma il governo ugandese è sempre stato restio a parlare dell’epidemia, nonostante i molti appelli lanciati dagli amministratori locali, alcuni dei quali avrebbero chiesto che la zona fosse dichiarata ufficialmente “disastrata”.

 

Si è scoperto che alcuni laureandi in medicina all’università di Makerere, a Kampala, negli scorsi anni hanno scritto la loro tesi di laurea proprio sulla nodding disease. Varie le ipotesi fatte: un parassita trasmesso dalla mosca nera; acqua contaminata; cibi avariati…

 

Qualcuno ha puntato il dito accusatore contro l’uso di bombe chimiche (proibite) usate contro i ribelli dell’Lra (Esercito di resistenza del Signore), esponendo la popolazione locale a sostanze tossiche.

 

C’è stato anche chi ha voluto associare la nodding disease al trauma subito da decine e decine di migliaia di minori sequestrati dai ribelli e costretti a compiere indicibili crudeltà nei confronti della loro gente: uccidere un genitore, tagliare un braccio al fratello… Una volta superata la crisi dell’Lra, molti di questi minori sono tornati ai loro villaggi, ma la gente ha continuato a considerarli “persone cattive”, quasi “demoni”, e a ostracizzarli. Psicologicamente sono rimasti profondamente turbati: spesso hanno incubi nel sonno; altre volte danno in escandescenze per un nonnulla; un semplice rumore li rende furiosi…