LE PRIME CREPE NELLE TERRE SOTTRATTE – DOSSIER DICEMBRE 2018

Negli ultimi 10 anni si è verificato un fallimento o un forte ridimensionamento di molti accordi fondiari. Specialmente in Africa. Ma nonostante i fallimenti la terra non ritorna alle comunità locali.

Lo scorso giugno l’ong spagnola Grain, che da anni monitora il fenomeno del land grabbing a livello globale, ha pubblicato un rapporto (Accordi terrieri falliti), in cui documenta la fine di 137 intese, tra il 2007 e il 2017. Si tratta di accordi che avrebbero occupato più di 17 milioni di ettari. L’analisi svolta da Grain si concentra sulle concessioni che prevedevano la realizzazione di progetti di agrobusiness. Il rapporto mostra come nei casi analizzati si sia verificato un fallimento o un forte ridimensionamento in corso d’opera. L’anno nero per gli investitori in terra è stato il 2010, quando più di 20 progetti, tra quelli monitorati dall’ong, sono falliti. Delle 137 intese mai realizzate, abbandonate o ridotte, ben 89 sono africane, più del 60%.

L’osservatorio indipendente Land Matrix da anni sistematizza le informazioni sugli investimenti terrieri, provenienti da diverse fonti. Dalle sue analisi emerge che, a livello globale, i progetti in cui si è giunti alla fase di produzione risultano più del 70% del totale, mentre i progetti abbandonati sono circa il 6%. Se, però, a questi ultimi si aggiungono anche gli investimenti mai partiti e quelli che si trovano solo nella prima fase di start-up, la percentuale diventa più rilevante, raggiungendo quasi il 30%.

Il database Land Matrix dal 2000 al 2017 conta più di 1.500 accordi conclusi e oggi in fase di produzione, su un totale di circa 2.800 intese monitorate. Secondo i dati in possesso del centro studi indipendente i progetti effettivamente operativi sarebbero circa il 50% di quelli avviati a livello globale.

Meglio estensioni limitate

Secondo Land Matrix, nel 23% dei casi gli accordi conclusi prevedono di occupare dai 5mila ai 10mila ettari, solo il 4% delle piantagioni supera i 200mila ettari. È più facile, dunque, che vedano la luce i progetti con estensioni “limitate”.

Nel continente africano dei circa mille accordi individuati, sono 433, poco più del 40%, quelli che hanno raggiunto la fase di operatività. Il continente africano rimane uno dei target privilegiati per chi vuole investire nelle terre, ma poco meno della metà delle intese arriva alla fase di implementazione sul campo. Le acquisizioni di terra si concentrano soprattutto…

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