Sudafrica / Rinoceronti
In Sudafrica il governo sembra intenzionato a voler abolire il divieto internazionale sul traffico di corni di rinoceronte, posizione che appare dettata dai forti interessi economici con l'Oriente. Dalla decisione che verrà presa dipende il futuro di una specie sempre più a rischio d'estinzione.

Il governo sudafricano deciderà questo mese se mettere termine al divieto globale di compravendita dei corni di rinoceronte, ufficialmente in vigore dal 1977. Una mossa simile potrebbe sbloccare un mercato di oltre 2 miliardi di dollari e determinare allo stesso tempo le sorti di una specie, quella dei rinoceronti, a forte rischio di estinzione. Il corno di rinoceronte è molto pregiato nel continente asiatico, dove viene impiegato in pratiche curative tradizionali, e la crescente domanda registratasi negli ultimi anni ha portato a un repentino aumento nelle attività di bracconaggio. Una cifra record di 1,305 esemplari sono stati uccisi in Africa lo scorso anno.

Rinoceronti, una risorsa proficua
Oppositori del divieto in questione, partendo dalla considerazione che il corno tagliato da un animale in vita ricresce, sono arrivati a sostenere che un commercio legale e strettamente monitorato contribuirebbe a promuovere la salvaguardia degli animali, anziché la loro estinzione. Il denaro ricavato dalla vendita dei corni, a detta loro, potrebbe infatti essere impiegato dal governo di Pretoria per rafforzare la tutela della specie protetta. «Non è la domanda di corni che sta uccidendo i nostri rinoceronti, ma il modo in cui noi soddisfiamo questa domanda» dichiara John Hume, un rancher privato che possiede attualmente 1,293 rinoceronti, il 4.5% della popolazione globale stimata intorno ai 28.000 esemplari. Hume, che taglia regolarmente i corni dei suoi animali, dispone di una riserva di 5 tonnellate, una vera e propria fortuna pari a circa 325 milioni di dollari, se consideriamo che il corno di rinoceronte viene venduto in Asia a 65,000 dollari al kg. Il taglio del corno, ci tiene a precisare il rancher, è condotto sul rinoceronte sedato, che in tal modo non prova dolore, dal momento che i corni sono di un tessuto organico simile a quello delle unghie delle mani.

Gli animalisti non ci stanno
In Sudafrica il ranching privato di animali selvatici è ammesso dalla legge. Secondo alcune stime, circa un terzo dei rinoceronti presenti sul suolo sudafricano (intorno ai 6,200 esemplari) sono nelle mani di privati, i quali esercitano da tempo attività di lobbying per la legalizzazione del traffico di corni. Il governo tuttavia andrà incontro a forti resistenze nel caso in cui decida di mettere termine al divieto in vigore. Diverse organizzazioni impegnate nella salvaguardia della fauna selvatica sostengono infatti che la legalizzazione del traffico incoraggerebbe i bracconieri ad incrementare le proprie attività, nel tentativo di immettere sul mercato legale corni tagliati illegalmente. “La legalizzazione del commercio di corni minerebbe lo stigma che si è creato intorno allo sfruttamento di specie in via d’estinzione, stimolando di conseguenza una domanda già in rapida crescita” si legge in un comunicato rilasciato sul proprio sito web dall’Ifaw (International fund for animal welfare). Uno studio condotto nel 2013 sempre dall’Ifaw aveva evidenziato che la legalizzazione del traffico spingerebbe i commercianti illegali ad abbassare i prezzi per conservare la propria quota di mercato.

Decisione dibattuta
Il futuro del commercio di corni, in definitiva, si preannuncia un tema molto dibattuto per via dei notevoli interessi in gioco. Va comunque precisato che l’abolizione del divieto richiederebbe, per divenire effettiva, l’appoggio di due terzi dei paesi partecipanti alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), la cui prossima riunione è prevista a Johannesburg in settembre-ottobre di quest’anno. Il Sudafrica, che riveste un peso notevole in questione per via dell’elevato numero di esemplari sul suolo nazionale, deciderà entro fine mese che posizione assumere in merito.