Editoria / Fumetto d’inchiesta
Una graphic novel, nata dalla collaborazione tra Re:Common e la casa editrice Round Robin, racconta un’inquietante e opaca vicenda di corruzione e riciclaggio sull’asse Nigeria-Europa. E di come sia possibile inceppare il meccanismo. A giugno ne uscirà una versione in inglese.

La definizione che più si addice a Dotun Oloko è quella di eroe borghese africano. È il protagonista della graphic novel Soldi sporchi, la prima realizzata da Re:Common (con i disegni di Claudia Giuliani, ed edita da Round Robin), che ricostruisce un’articolata vicenda transnazionale di corruzione e riciclaggio orchestrata dall’ormai ex potente politico nigeriano James Ibori, che durante il suo mandato ha sottratto somme incalcolabili alle casse dello stato.

Una storia vera, che comincia a Lagos e avrebbe dovuto inabissarsi in Europa, e invece è venuta fuori, grazie a Oloko. Una storia che evidenzia anche le grandi responsabilità occidentali nel malaffare made in Africa. Perché, come ricorda Antonio Tricarico nella prefazione, per ballare il tango della corruzione bisogna essere in due.

È il 2008. L’eroe borghese, ancora inconsapevole di questo suo destino, lavora nel campo della comunicazione e ha in mente di realizzare un documentario sulla corruzione nel suo paese. Viene a sapere che la Commissione sui crimini finanziari, da poco istituita, sta indagando su Ibori, all’epoca potentissimo governatore dello stato del Delta, la cassaforte del petrolio nigeriano. Prova a capirne di più e scopre che il private equity africano, Emerging Capital Partners (Ecp), che riceveva fondi da vari governi occidentali e dalla Banca europea per gli investimenti, finanziava pure alcune società collegate a Ibori, che servivano a ripulire il denaro di cui via via questi si impossessava.

A questo punto Oloko decide di allertare i (secondo lui) ignari partner europei, in particolare il britannico Department for International Development (Dfd). Va a sbattere, però, contro un gigantesco muro di gomma. Il Dfd, invece di garantirgli l’anonimato e fare gli accertamenti del caso, passa tutto l’incartamento a Ecp e Oloko (che nel frattempo si era trasferito a Londra con la famiglia, proprio per ragioni di sicurezza) diventa un obiettivo sensibile. I suoi figli vengono avvicinati all’uscita della scuola da emissari dell’Ecp e minacciati. Oloko prova allora a contattare la Banca europea degli investimenti (Bei), ma anche in questo caso non ottiene nulla.

La svolta arriva quando entra in contatto con la ong inglese The Cornerhouse, che con Re:Common fa parte del network europeo Counter Balance impegnato a monitorare l’azione della Bei e di altri organismi finanziari. Le peripezie non finiscono immediatamente, ma il muro di gomma comincia a sgretolarsi. Finalmente la denuncia arriva alla Camera dei comuni e Ibori è costretto a fuggire dalla Nigeria. Nel 2012, dopo aver ammesso di aver “ripulito” nella City oltre 250 milioni di dollari, viene condannato a 13 anni di prigione (a breve inizierà il processo d’appello). La cooperazione inglese, attraverso il segretario di stato Andrew Mitchell, si scuserà ufficialmente con Oloko.

Campo offshore Opl245
Si tratta di una storia complicata, con degli aspetti tecnici di non immediata accessibilità. Trasformarla in un fumetto di inchiesta è stata una vera sfida. «Ma valeva la pena di coglierla ? dice Luca Manes, uno degli autori dei testi ?. Round Robin, la casa editrice, ci ha proposto la graphic novel lasciandoci liberi nella scelta del soggetto e noi abbiamo subito pensato a Oloko. La sua vicenda è paradigmatica. Permette di toccare molti punti importanti e, a tratti, assai dolenti: il filo della corruzione che tiene insieme Africa e Occidente, lo sfruttamento del territorio nigeriano da parte delle multinazionali del petrolio, le ombre della cooperazione internazionale, il paradosso per cui in soccorso dei paesi più fragili troppo spesso corrono proprio i soggetti che hanno contribuito e contribuiscono a determinare tale fragilità… Ma anche le responsabilità individuali. Inoltre conoscevamo l’ambiente, avendo già fatto dei lavori nel Delta del Niger».

E, infatti, in appendice al testo, viene riproposto un rapporto sulla regione firmato Re:Common e risalente al 2011: Il delta dei veleni (che può anche essere scaricata in pdf, http://www.recommon.org/il-delta-dei-veleni/). «È ancora attuale: purtroppo, nonostante le denunce, la situazione non è cambiata molto da allora. Mi riferisco alla corruzione e allo sfruttamento ambientale e sociale che ha trasformato il Delta in uno degli angoli più inquinati e deprivati della terra. Ci sono interessi enormi in campo e c’è anche l’inadeguatezza della politica nigeriana».

La scelta della graphic novel non è una concessione alle mode editoriali. «Attraverso questo tipo di testo possiamo uscire dai “soliti” giri e raggiungere un pubblico più vasto, prosegue Manes. Soldi sporchi si presta a vari livelli di lettura. Il primo è quello del fumetto, ma allegate ci sono tutte le informazioni necessarie per approfondire la vicenda e ricostruirla nei diversi passaggi. Si tratta di un’inchiesta, a tutti gli effetti». A giugno uscirà anche una versione inglese, sotto forma di e-book, che potrà essere scaricata e letta facilmente anche in Nigeria: «Perché è anche lì che bisogna tenere viva l’attenzione».

E Oloko? Ha mantenuto la residenza nel Regno Unito, dove la famiglia gode finalmente di una certa protezione, ma lui continua a fare su e giù con la Nigeria e a vigilare. Le sue ricerche (condotte ancora con Re:Common e l’organizzazione Global Witness), hanno fatto partire l’esposto, presentato nel Regno Unito, Stati Uniti e Italia, sulla mega-tangente da più di un miliardo di dollari che l’Eni e la Shell avrebbero pagato al governo e a vari trafficanti nigeriani e italiani per la licenza del campo petrolifero offshore Opl245. È lo scandalo per cui da settembre sono indagati Claudio Descalzi, attuale amministratore delegato Eni, e il suo predecessore, Paolo Scaroni.

Articolo estratto dall’ultimo numero di Nigrizia di aprile 2015.

Sopra la copertina di “Soldi sporchi – Corruzione, riciclaggio e abuso di potere tra Europa e Delta del Niger”. Disegni di Claudia Giuliani. Casa editrice Round Robin. Acquistabile anche su. roundrobineditrice.it