MURAGLIA VERDE PANAFRICANA – DOSSIER FEBBRAIO 2020

Circolano valutazioni diverse sui risultati ottenuti fino a oggi dalla Grande muraglia verde. Ed emergono problemi nella gestione degli interventi. Si segnala la leadership del Senegal, seguito da Niger, Ciad, Burkina Faso, Nigeria, Mali ed Etiopia.

L’ambizione della Grande muraglia verde (Gmv) è chiara: rigenerare 100 milioni di ettari di terra degradata entro il 2030, sequestrare 250 milioni di tonnellate di carbonio e creare 10 milioni di posti di lavoro in aree rurali, contribuendo direttamente agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Più complesso è capire quali siano i risultati effettivamente raggiunti. Se ci basiamo sui numeri ufficiali riportati sul sito www.greatgreenwall.org, gestito dalla Convenzione per la lotta alla desertificazione delle Nazioni Unite (Unccd), sono 28 milioni gli ettari di terra rigenerati a cui si aggiungono 12 milioni di alberi piantati, in 5 paesi sulla ventina che ha aderito al progetto. In 10 anni sarebbe stato raggiunto il 15% dell’obiettivo finale. Non si parla invece di posti di lavoro.

I numeri cambiano molto se utilizziamo come fonte ufficiale l’Agenzia panafricana: tre milioni di ettari rigenerati in 11 paesi e 11.000 posti di lavoro permanenti creati. Sono ancora diverse le cifre se teniamo conto dei numerosi programmi nati in appoggio alla Gmv.

Non tutti i paesi sono allo stesso punto. Il Senegal si potrebbe definire il paese leader della Gmv, essendo stato il primo a definire un piano d’azione. Il paese dell’Africa occidentale avviò il programma già nel 2008, prima che nascesse l’Agenzia panafricana per la Gmv.

E diventò presto promotore del progetto anche presso gli altri capi di stato e di governo africani. Il Senegal è stato l’unico ad adottare l’idea iniziale di grande muraglia, cominciando a piantare alberi su una fascia larga 15 km nelle regioni di Tambakounda, Matam e Louga.

Secondo i dati dell’Agenzia panafricana, il Senegal avrebbe coperto circa il 50% dei 15 km. «È il solo paese che sin da subito ha avuto la volontà politica e i mezzi per realizzare azioni sul terreno», a sostenerlo è Youssef Brahimi ex membro del Meccanismo mondiale dell’Unccd, coinvolto nella gestione del progetto. A seguire, i paesi più attivi in termini di installazioni sono…