PAROLE DEL SUD – GIUGNO 2019
Comboniani Brasile

Lo scorso aprile, il presidente del Brasile ha visitato Israele, consolidando un’alleanza tra i due paesi dai tratti politico-religiosi. Durante la visita, alcuni fatti hanno suscitato la nostra indignazione.

Rilanciando la proposta di aumentare vendita e distribuzione di armi in Brasile, così che i cittadini possano garantirsi privatamente la sicurezza, Bolsonaro si è fatto fotografare con una mitragliatrice in mano, mentre prende la mira. Intervistato poco dopo aver visitato il Museo dell’Olocausto, ha affermato che il nazismo fu senza dubbio un movimento di sinistra (pochi giorni dopo, lo stesso ministero degli esteri israeliano ha criticato questa presa di posizione). In parallelo, dal Brasile, suo figlio Flavio, senatore, in risposta alle critiche di Hamas rivolte al papà, consigliava su Twitter agli aderenti a questo partito di «farsi esplodere».

Vatican News, intanto, pubblicava due articoli, valorizzando l’accoglienza di Netanyahu e la dichiarazione di amore per Israele di Bolsonaro. Stranamente, non apparivano le altre prese di posizione del presidente. Dal Brasile, una lettera al Vaticano, scritta con umiltà e spirito collaborativo, ha sollecitato chiarimenti. La risposta, rapida, ha chiarito: «L’intenzione era solo di dare informazioni sul presidente del maggior paese cattolico del mondo in visita alla Terra Santa, nulla più».

Il problema è però che il paese con il maggior numero di cattolici sta aumentando sempre più la distanza tra le sue politiche e il messaggio che ci viene dal vangelo. Il governo approfitta di simboli e di ministri della religione (cattolici e non) per legittimarsi e consolidare un appoggio popolare acritico.

In questo contesto, ha destato preoccupazione la prospettiva delle elezioni nella Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb). Un passaggio estremamente delicato, in un tempo di grandi sfide, tra cui il Sinodo speciale per l’Amazzonia, previsto a ottobre prossimo, la necessaria riconfigurazione della pastorale in risposta alla crescente urbanizzazione e all’aumento delle manifestazioni di fede neo-pentecostali, la crisi etica della Chiesa, gli attacchi alla linea di papa Francesco e alla stessa Cnbb.

La nuova presidenza, uscita dal voto, sembra non aver ceduto alle pressioni dei gruppi più conservatori, che propongono un quadro più allineato al governo brasiliano, un’alleanza tra lo stato e la Chiesa e una sorta di “lobby del catechismo cattolico” nella disputa tra i partiti politici.

Gli occhi sono puntati soprattutto sul segretario generale della Cnbb, vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, finora molto allineato sulle posizioni dell’arcivescovo dom Orani Tempesta, che non ha nascosto il suo appoggio al presidente Bolsonaro. Saprà il segretario svincolarsi dall’influenza dell’arcivescovo? Oppure, obbedendo alla linea dei suoi elettori, rappresenterà un freno e un filtro al resto della presidenza, in forte sintonia con la linea di papa Francesco?

La prima nota ufficiale della Cnbb appena dopo le elezioni lascia ben sperare: con profezia, coraggio e fermezza, denuncia «l’opzione per un liberalismo esacerbato e perverso, che disidrata lo stato quasi al punto di eliminarlo». E ribadisce che il vangelo, fonte di vita, giustizia e amore, sprona a non conformarsi al mondo così com’è, ma a trasformarlo.

Nella foto Bosonaro e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyhau insieme al muro del pianto.

 

Elezioni nella Conferenza episcopale brasiliana
È la maggior Conferenza del mondo, con 480 vescovi, di cui 307 attivamente a servizio delle diocesi del paese. In maggio, si è realizzato un cambio al vertice, con nuovi incarichi per i prossimi quattro anni.

 

Nota ufficiale della Cnbb
Il criterio chiave che il documento offre è che «i poveri sono i giudici della vita democratica di una nazione».