Mozambico / Gli interessi stranieri per i giacimenti di carbone e per le terre coltivabili
Maputo, in questi anni, ha ricevuto decine di miliardi di euro in finanziamenti e aiuti. Ma non si sa dove siano finiti, se si guarda lo stato della sanità, della scuola, delle infrastrutture. O meglio, sono finiti nelle tasche dei potenti del Frelimo, partito onnivoro al potere. Non è un caso che l’uomo più ricco del paese sia proprio il presidente Guebuza.

Sono seduti sui binari, decisi a non far passare i convogli che trasportano il carbone al porto di Beira, 500 km più a sud. Dicono: «Il treno può passare, non però il nostro carbone». Gli abitanti di Kateme, nella provincia di Tete, si sono proprio arrabbiati e sono scesi in strada per rivendicare ciò che era stato loro promesso: case decenti, terreni da coltivare, servizi comunitari, trasporti… La scoperta del carbone – si parla di giacimenti tra i più ricchi del mondo – li ha costretti a lasciare i loro villaggi e a spostarsi a Cateme, 40 km da Moatize, lungo la ferrovia. La compagnia brasiliana Vale, concessionaria della miniera, ha ricostruito qui il loro nuovo villaggio. Ma già lo scorso anno, alle prime piogge, le casette avevano cominciato a mostrare crepe e diventare inabitabili.

Anche a Maputo e a Matola, ai primi di settembre 2010, in seguito all’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, la gente era scesa in strada e il governo aveva usato la mano forte per reprimere la protesta. Poi, però, aveva dovuto fare marcia indietro e calmierare i prezzi. Già due anni prima, la rivolta per l’aumento del prezzo del combustibile e dei trasporti aveva causato a Maputo e in altre città del paese violente proteste represse con la forza, causando anche vittime. Il governo, che ha assistito con molta apprensione all’esperienza della primavera araba del 2011, ha paura che la gente scenda in piazza per rivendicare diritti e promesse non mantenute e non plauda più come in passato.

È da poco terminata una campagna per porre il paese «in marcia per la pace minacciata». Se ne è fatto promotore il partito al potere, il Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), nella speranza di mettere a tacere la società civile che si sta formando e organizzando, al di fuori (e al posto) delle organizzazioni ufficiali di massa promosse dal partito, dalle quali non si sente più rappresentata.

Il Frelimo non è più granitico e monolitico come un tempo. In più occasioni, è dovuto ricorrere a tutto il suo apparato di propaganda per ricompattare i ranghi, richiamando lo spauracchio della guerra e parlando di pace in pericolo.

In settembre sarà celebrato il 10° Congresso del partito, con la proposta di modifiche alla costituzione, per rafforzare ancora di più la sua leadership. Il partito di opposizione, la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo), in declino da anni, sembra essersi adattato al suo ruolo di eterno perdente, anche se ben installato. La terza forza, il Movimento democratico mozambicano (Mdm), nata attorno alla figura carismatica di Davis Simango, sindaco di Beira, la seconda città del paese, per ora non impensierisce più di tanto, sia per i numeri, sia per la scarsa presenza al di là del territorio in cui è nato, anche se riscuote una certa simpatia tra gli intellettuali.

Già, gli intellettuali. Salvo rare eccezioni, sembrano tenersi fuori dalla contesa politica, per non rischiare libertà e pane quotidiano, lasciando il paese in mano a politici e amministratori di carriera, più interessati ai propri affari che al bene della gente. Ma è proprio tra gli intellettuali che si intravedono fermenti nuovi e sorgono associazioni, gruppi di riflessione e di azione in svariati campi: integrità pubblica, giustizia, buon governo, ambiente, acqua, terra, risorse naturali, deforestazione, energie rinnovabili…

 

Paese a due velocità

Non c’è alcun dubbio che 20 anni di pace e di governo stabile abbiano portato i mozambicani fuori dalla tragedia della guerra civile, in uno sforzo di ricostruzione del quale si vedono oggi i frutti e che ha infuso fiducia nella gente: strade, ponti, ferrovie riattivate, comunicazioni migliorate, servizi di base sempre più estesi. Il settore educazione è in continua espansione, anche se sempre costretto a inseguire la domanda. La sanità segna il passo, alle prese con una cronica insufficienza di personale, soprattutto medico, e ultimamente anche di medicine, poiché le tradizionali fonti di rifornimento in Europa si stanno esaurendo.
In due decenni sono stati iniettati nel sistema Mozambico decine di miliardi di euro tra donazioni, investimenti a fondo perduto, prestiti e altro, da parte di paesi donatori, Fondo monetario internazionale, banche e imprese. Ci si chiede dove siano andati questi soldi, oltre che a finanziare l’apparato dello stato.

Piazzato al 184° posto (su 187 paesi) per Indice di sviluppo umano, il paese gode di una crescita annua del pil del 7-8%. È evidente che si sta procedendo a doppia velocità. Il 38% della popolazione che risiede nelle città ha maggiori possibilità economiche e di lavoro, entrate sicure e regolari (anche se i salari sono molto bassi), migliori servizi scolastici e sanitari. Nelle zone rurali, invece, la vita sembra essersi fermata, a parte i cellulari oggi onnipresenti, quasi sempre senza credito e segnale. Il settore agricolo familiare non gode di alcuna assistenza, anche se costituisce la base dell’economia del paese. Lontano dai centri urbani le comunicazioni sono difficili, le strade giacciono in uno stato di abbandono, mancano i servizi, le strutture scolastiche e sanitarie sono insufficienti e localizzate in edifici precari e disertate da insegnanti e infermieri. La gente si sente dimenticata dal governo, impegnato in altre faccende ben più redditizie e presente solo al momento delle campagne elettorali.

La doppia velocità si vede anche nei consumi. Per i pochi benestanti ci sono centri commerciali, boutique, negozi esclusivi con merce importata, trasporti. I mercati rionali e il commercio informale servono il resto della popolazione con prodotti mozambicani, spesso di qualità scadente.

Il governo è impegnato in una campagna di lotta alla povertà, che dovrebbe culminare con il 2015, l’anno degli Obiettivi del Millennio. Sono discorsi che non convincono nessuno. Lo scrittore Mia Couto dice: «La maggior povertà di cui soffre il Mozambico è l’incapacità di produrre un discorso innovatore. Quello contro la povertà è un discorso povero, ripetitivo, fondato su stereotipi e slogan populisti. Non tocca la realtà, non va al fondo della questione».

 

C’è un partito… più partito


Lo strapotere del Frelimo ha impedito ogni tentativo di un pensiero diverso. Ha continuato a confermare al potere i soliti dinosauri che, da politici, si sono trasformati in padroni dell’economia e della finanza. Non c’è conflitto di interessi che li fermi. Li trovi a capo di banche, di imprese telefoniche e di trasporto. Mediano megaconcessioni di terre agricole e di miniere. Siedono nei consigli di amministrazione dei mezzi d’informazione, di agenzie e fondazioni varie.

Maestro in tutto questo è il presidente Armando Guebuza, l’uomo più ricco del paese. I ministri e i parlamentari non sono da meno: l’importante è che siano del partito al potere. I vescovi cattolici hanno definito questo stato di cose partidarização: tutto deve girare sotto l’insegna del partito. Serve la tessera del Frelimo per avere un lavoro pubblico, un posto di insegnante o la pensione, e per aprire un’attività commerciale e ottenere un appalto.

È vero che la costituzione nata dagli accordi di pace del 1992 ha introdotto un sistema democratico multipartitico. Ma da tempo è in corso un colpo di stato strisciante, che ha riportato il paese al monopartitismo (il Frelimo ha oltre il 70% dei seggi in parlamento e governa tutte le province e municipi, con l’eccezione di Beira e Quelimane, in mano all’Mdm), rende nulla l’opposizione e allontana gli elettori dal voto. Il parlamento ha il solo compito di ratificare le leggi presentate dall’esecutivo. La magistratura è succube del potere politico.

Ci sono due città in Mozambico che stanno letteralmente esplodendo. Una è Tete, importante nodo stradale tra Zimbabwe, Zambia e Malawi, centro carbonifero già dal tempo coloniale, con riserve stimate tra le più grandi del mondo. Qui si sono concentrati le maggiori compagnie minerarie (Rio Tinto, Vale, Jindal-India) e gli interessi di paesi emergenti affamati di fonti energetiche (Brasile, Cina, India, Giappone, Vietnam, Malaysia, Sudafrica…). L’altra è Nacala, sull’Oceano Indiano, con un porto naturale tra i più profondi dell’Africa Orientale. Le due città stanno vivendo uno sviluppo industriale e un incremento di popolazione unici in Africa. Il fatto che le miniere e il porto distano 1.000 km non scoraggia le compagnie, che stanno ricostruendo la ferrovia (che passa per il Malawi).

 

“Eldorado” Mozambico


Gli enormi giacimenti di carbone nella provincia di Tete hanno attratto investimenti, imprese di appoggio, di servizi, di costruzioni. Tra il 2009 e il 2011 sono state date 112 concessioni minerarie a compagnie straniere; gli investimenti tra il 2005 e il 2011 sono stati di circa 20 miliardi di euro. Ora il governo ha messo uno stop a nuove concessioni, aprendo la possibilità anche a compagnie mozambicane.

E non c’è solo il carbone. Abbondano anche oro, uranio, grafite, tantalite, pietre preziose. Da sempre i garimpeiros sono al lavoro: basta ricordare le miniere dell’impero di Monomotapa, che tanto alimentarono la leggenda e la brama dei primi coloni portoghesi, fino a identificarlo con il mitico regno di Ofir. In tutto questo carosello di concessioni, la corruzione regna sovrana, sotto le mentite spoglie di partnership e imprese miste. Tutto è concordato a Maputo, sotto l’occhio vigile del Frelimo.

Anche le concessioni agricole obbediscono alla stessa logica di partito. Dal 2004 al 2009 sono stati dati in concessione 2,5 milioni di ettari di terre fertili. Lo scorso anno 60.000 km2 di terre agricole sono stati ceduti, a prezzi irrisori e per 50 anni, a “coloni” brasiliani nelle province di Nampula, Niassa e Zambezia, per coltivare soia da mettere sul mercato cinese; 40.000 ettari a imprese vietnamite e 60.000 alla brasiliana Vale nella provincia di Nampula. Le foreste, invece, sono appannaggio di imprese cinesi: l’esportazione massiccia di legname serve a pagare le grandi opere che la Cina sta facendo per il governo (stadio nazionale, aeroporto di Maputo, strade, edifici pubblici e altro).

Il paese è sotto attacco con la pratica del land grabbing, che mette a rischio gran parte della popolazione rurale, obbligata a lasciare le terre o a reimpiegarsi in monocolture per biocombustibili. Al confine con la Tanzania, nel bacino del fiume Rovuma e al largo delle coste, si sono installate imprese petrolifere con le loro piattaforme: la Galp portoghese, l’americana Anadarko, l’italiana Eni. È di pochi mesi fa l’annuncio da parte dell’Eni dell’esistenza di enormi giacimenti di metano: il gas dai campi di Temane e Pande, nella provincia di Inhambane, è già convogliato verso il Sudafrica, in un metanodotto che lambisce Maputo, ma che non ne lascia nel paese nemmeno un metro cubo.

Da questo “Eldorado” cosa ricava lo stato? Notizia del 9 gennaio scorso: secondo il Supremo tribunale amministrativo, nel 2011 i megaprogetti hanno contribuito per meno dell’1% alle entrate dell’erario. Ogni anno, il governo di questo “Eldorado”, diventato ormai un vero paradiso fiscale per le imprese multinazionali, prepara la lista della spesa per i paesi donatori. Questi, però, cominciano a stufarsi e a storcere il naso, davanti a tutto questo ben di Dio che lascia il Mozambico esentasse.

Interessa sapere com’è finita la protesta degli abitanti di Cateme? Sono stati presi a manganellate dalle Forze di intervento rapido (Fir), che li hanno dispersi e rincorso fin dentro le loro fatiscenti case.

 

I TRE “TEMPI” DELLA CHIESA LOCALE

 

Nei 20 anni succeduti all’Accordo di pace (1992), che vide protagonisti i vescovi e le comunità cristiane mozambicane, la chiesa cattolica ha conosciuto momenti diversi.

C’è stato un primo periodo di euforia per la pace ritrovata e per la libertà di movimento, di culto, di insegnamento, contrassegnato dal ritorno in massa alla pratica cristiana, dal moltiplicarsi di comunità cristiane, dalla necessità di ricostruire i luoghi di culto, gli edifici ecclesiastici e scolastici restituiti dallo stato. Peccato che si sia ricaduti nella tentazione dell’avere e del potere, perdendo la forza profetica che veniva da un annuncio libero da privilegi.

In un secondo momento c’è stato l’arrivo di nuove forze missionarie, soprattutto dall’America Latina. Inesperti, con scarsa inculturazione e poca conoscenza del cammino storico della chiesa mozambicana, sono parsi tesi a riprodurre modelli di chiesa e di pastorale buoni altrove, ma poco accetti qui.
È seguito un terzo momento incentrato sulla formazione dei sacerdoti diocesani (in aumento numerico costante) e sulla fondazione dell’Università Cattolica. Da parte degli istituti religiosi c’è stata una “corsa alle vocazioni”, con il pericolo di una scarsa qualità formativa, disincarnata e lontana dalla missione, rivolta soprattutto alla promozione dei candidati e dell’istituto stesso.

Oggi si invoca da più parti maggior profetismo sia nella chiesa locale che negli istituti religiosi. La missione rischia di ridursi alla gestione delle parrocchie, ignorando i nuovi “areopaghi” in cui il messaggio evangelico va annunciato.

Il nuovo Piano pastorale della Conferenza episcopale del Mozambico (Cem), vorrebbe colmare questi vuoti e ridare rilevanza alla presenza della chiesa in una società in grande fermento. Nelle parole del suo presidente, mons. Lucio Andrice Muandula, vescovo di Xai-Xai, il Piano intende «aiutarci a garantire la nostra partecipazione nelle grandi sfide della chiesa in Africa, incarnata nella realtà sociale concreta della nostra gente».

 

Il Piano ha tre ambiti fondamentali: i nuovi “areopaghi” che il paese oggi presenta, con i suoi scenari politici, economici, sociali, del lavoro, dell’ambiente; la famiglia, in difficoltà e non tutelata per la latitanza delle istituzioni; la formazione degli agenti di pastorale, meglio qualificati e più aperti alle sfide che l’evangelizzazione presenta.

 


 



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