Tunisia / Premio inaspettato
Venerdì scorso la commissione del Premio Nobel per la pace ha deciso di assegnare quest'onorificenza al "Quartetto" per il dialogo nazionale tunisino, composto da quattro organizzazioni della società civile che nel 2013 aiutarono la Tunisia ad uscire dalla crisi. Premio che sorprende e incoraggia in un contesto anche oggi complicato.

L’attribuzione del Nobel per la pace 2015 al “Quartetto del Dialogo” nazionale tunisino “per il contributo decisivo a costruire una democrazia pluralista”, come recita la motivazione, premia in primo luogo la società civile e la sua capacità di porsi al di sopra di un sistema dei partiti – ancora fragile dopo gli anni della dittatura – nel momento più difficile della transizione tunisina.

La storia
La “rivoluzione dei gelsomini” era partita nel dicembre 2010, dando vita alla rivolta popolare che aveva costretto alla fuga il dittatore Ben Ali nel successivo gennaio. Le elezioni nell’ottobre 2011 avevano visto la vittoria del partito fondamentalista Ennahda, dimostratosi presto incapace di condurre il paese, attanagliato dalla crisi economica, sociale ed istituzionale, dopo una lunga dittatura che aveva fatto piazza pulita delle libertà più elementari.
Nel 2013, mentre la crisi dominava la scena politica, due personalità dell’opposizione venivano barbaramente uccise a distanza di 6 mesi, suscitando un’ondata di sdegno e di proteste. L’Ugtt, il sindacato storico del paese, da sempre avversato dal potere per il suo radicamento tra i lavoratori e unica vera forza organizzata di massa, lancia alla fine di luglio lo sciopero generale. Seguono una serie di manifestazioni molto partecipate che inducono Ennahda, il partito guida della troika al potere, a chiedere di incontrare il sindacato.

Dialogo nazionale
Prende così forma il “dialogo nazionale” tra la troika e le opposizioni con quello che diventerà il “Quartetto” in funzione di mediatore.  Un gruppo di pacificatori che vede unirsi all’Ugtt, l’organizzazione padronale dell’Utica, la Lega tunisina per i diritti umani (Ltdh), la storica associazione perseguitata durante la dittatura, e l’Ordine degli avvocati, l’organizzazione professionale più forte del paese (i suoi membri assicurarono la difesa degli oppositori anche durante la dittatura).
Il “Quartetto” presenta a metà settembre la raod map per uscire dalla crisi, e che prevede: formazione di un governo indipendente, ripresa dei lavori della Costituente, creazione di un’istanza superiore per la supervisione delle elezioni, varo della legge elettorale, approvazione della Costituzione, e infine nuove elezioni.
Il “dialogo nazionale” inizia a ottobre, e procede a rilento e con continue minacce di rottura. Il ruolo determinante lo giocano il segretario generale dell’Ugtt, Hocine Abassi, e la dinamica presidente della Confindustria tunisina (Utica), Wided Bouchamaoui. La transizione può dirsi completata solo un anno fa con l’elezione alla fine di dicembre del presidente della Repubblica Essebsi, leader del partito vincitore delle elezioni Nidaa Tounes e con la formazione del nuovo governo.

Premio che incoraggia
Il Premio ha colto di sorpresa i tunisini stessi, e ha diffuso un’ondata di orgoglio nazionale. Dopo i sanguinosi attentati terroristici della prima metà di quest’anno, al Museo Bardo e a Sousse, non si nasconde la speranza che il Nobel costituisca l’occasione per restaurare l’immagine del paese e ridare fiducia al turismo e agli investitori stranieri.
La Tunisia non è però uscita dalla crisi economica, con un quarto della popolazione sotto la soglia della povertà, e una conflittualità politica (alla vigilia del Nobel c’è stato un tentativo di assassinio di un deputato della maggioranza) e sociale. Non è un caso che il governo in questi stessi giorni abbia elaborato la proposta di un Consiglio nazionale del dialogo sociale per mettere insieme i due attori sociali principali Ugtt e Utica, divisi da settimane da un’aspra polemica a proposito dei salari nel settore privato. Sindacato e padronato avevano inventato la concertazione politica, assolutamente nuova nel paese. Dovranno ora inventarsi quella sociale.

Nella foto in alto i rappresentanti del “Quartetto” (non in ordine): Wilded Bouchamaoui; Fadhel Mahfoudh; Abdessattar ben Moussa and Houcine Abbassi.