Lesotho
La mediazione del Sudafrica e della Comunità di sviluppo dell’Africa australe sta ammortizzando la crisi politica. Nella coalizione di governo rimangono forti rivalità politiche.

Sarà anche tornata la calma nella piccola monarchia parlamentare dell’Africa Meridionale, scossa sabato scorso da un tentato colpo di stato, quando reparti dell’esercito avevano occupato la sede centrale della polizia nella capitale Maseru. Di certo, però, in questo stato (30mila km²), una montuosa enclave del Sudafrica, permane una notevole incertezza politica e istituzionale.

A far scattare l’azione dell’esercito (che è poi rientrata nell’arco di poche ore) sarebbe stata la decisione, da parte del primo ministro Thomas Thabane (foto), di rimuovere dai vertici delle forze armate il generale Kamoli, sostituendolo con il generale Mahao, più vicino al governo.

Questo avvicendamento ha acuito le tensioni tra l’esercito che sostiene il vice primo ministro Mothetjoa Metsing e la polizia che appoggia Thabane. I due uomini politici hanno dato vita a una coalizione di governo così traballante che lo scorso giugno il primo ministro aveva sospeso le attività del parlamento per evitare un voto di sfiducia.

Oggi Thabane, che si era rifugiato a Johannesburg temendo per la sua vita, sta ritornando in patria a seguito di colloqui con il presidente sudafricano Jacob Zuma. Ai colloqui hanno preso parte anche Mothetjoa Metsing e altri esponenti della coalizione governativa. Alla fine è stato raggiunto un accordo di massima tra dirigenti politici del Lesotho per la riapertura del parlamento.

Il Sudafrica, che si rifornisce in Lesotho di acqua e di elettricità, ha tutto l’interesse a chiudere in fretta questa crisi. Non a caso Comunità per lo sviluppo dell’Africa Australe (Sadc) ha deciso di inviare nel paese un team di osservatori specializzati in politica, difesa e sicurezza.