L'ex presidente centrafricano François Bozizé, escluso dalla corsa alla presidenza (Credit: actucameroun.com)

Bisogna essere ottimisti per pensare che le elezioni politiche e presidenziali del prossimo 27 dicembre possano garantire un assetto istituzionale adeguato e dare stabilità e una linea di governo a un paese che, sin dall’indipendenza dalla Francia (1960), ha conosciuto quasi solo colpi di stato e governi autarchici e traballanti. E il cui territorio, anche oggi, è per metà in mano a gruppi armati.

Tuttavia un piccolo incoraggiamento c’è. I 2,5 milioni di elettori centrafricani non troveranno almeno tra i candidati alla presidenza quel François Bozizé che li ha già governati per dieci anni (2003-2013), dopo aver acquisto il potere usando la forza. La Corte costituzionale non ritenuto valida la sua candidatura e quella di altri quattro signori – Jean-Michel Mandaba, Bertrand Bali Kemba, Freddy Michael Guele-Gongassoua e Armel Sayo – con un curriculum accidentato e acclarati casi di corruzione e di appartenenza a gruppi armati.

Nigrizia ha avuto modo di sentire Crescent Beninga, dottore di ricerca in scienze politiche e portavoce del Gruppo di lavoro della società civile sulla crisi centrafricana (Gtsc). Società civile che da mesi chiede il rinvio del voto, l’avvio di una pacificazione nazionale e la revisione dello schedario elettorale. (Audio originale in francese)

«Non c’è alcun dubbio che la data del 3 dicembre 2020 entrerà nella storia della Repubblica Centrafricana, da un punto di vista politico e istituzionale. La Corte costituzionale ha preso una decisione molto coraggiosa escludendo la candidatura dell’ex presidente, il generale François Bozizé. Molti infatti temevano che una decisione del genere avrebbe provocato reazioni nelle province ma anche nella capitale Bangui. D’altra parte, non pochi hanno sempre ritenuto che dovesse essere messo da parte».

«La Corte costituzionale ha tenuto conto del fatto che contro Bozizé c’è dal 2014 un mandato di arresto internazionale per omicidi, sequestri di persona, detenzioni arbitrarie e torture. A questo va aggiunto che il generale è oggetto di sanzioni (rinnovate il 28 luglio 2020) da parte delle Nazioni Unite. Inoltre la legge prevede che, per potersi presentare, il candidato deve aver trascorso un anno all’interno del paese: anche la tempistica non ha convinto la Corte costituzionale».

«Come società civile, vogliamo sottolineare che in questo caso le nostre istituzioni hanno dato prova di maturità: i giudici della Corte ha fatto prevalere la legge dello stato, motivando le loro decisioni facendo riferimento a circostanza precise e a specifici articoli della legge. Le nostre istituzioni sono in fase di crescita e dal mio punto di vista questo aspetto è da valorizzare».

«Approfitto di questa occasione per richiamare tutti i leader politici alla moderazione. Soprattutto i candidati i cui dossier non sono stati considerati validi, devono tenere calmi i loro sostenitori. Questo è molto importante per garantire un clima sereno nel corso delle elezioni ormai alle porte. E voglio dire ai centrafricani che militano nei partiti una cosa chiara. Se i responsabili dei vostri partiti politici dovessero sollecitarvi a partecipare a manifestazioni che potrebbero creare disordini e sfociare in una nuova guerra civile, dite loro che abbiamo un solo paese, la Repubblica Centrafricana, come bene comune».