Il film di apertura della 30esima edizione del Festival, sabato 20 marzo, è La nuit des rois del franco-ivoriano Philippe Lacôte

La zebra prismatica, simbolo del Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina, quest’anno si presenta in una elegante versione dorata per festeggiare i 30 anni della rassegna che dal 1991 ha avvicinato decine di migliaia di spettatori alla rappresentazione cinematografica del continente africano e, in seguito, ha allargato lo sguardo anche a quello asiatico e sudamericano.

L’appuntamento milanese ritorna dopo due anni, causa pandemia, completamente diverso nella modalità (dal 20 al 28 marzo i 50 film selezionati sui 600 pervenuti saranno trasmessi in digitale sulla piattaforma MYmovies) ma fedele a sé stesso per la varietà e la qualità dei contenuti.

Denuncia e fantasia

Con qualche importante novità: la sezione Donne sull’orlo di cambiare il mondo – che partecipa al palinsesto “I talenti delle donne” promosso dall’assessorato alla cultura del comune di Milano – dedicata a cinque filmmaker esordienti che si caratterizzano per lo sguardo attento sull’attuale condizione femminile nei rispettivi paesi, affrontata con un linguaggio nuovo e un approccio ricco di elementi di rottura e denuncia.

Come in Le rêve de Noura della tunisina Hinde Boujemaa, dove una donna musulmana si batte per il diritto all’amore anche fuori dal matrimonio, rischiando la prigione. O in Adam, incontro fra due donne emarginate in una società che le giudica e condanna, narrato da Maryam Touzani, marocchina di Tangeri.

Le registe saranno presenti alla tavola rotonda (sabato 27 marzo) per dialogare su “Come le cineaste dei tre continenti stanno cambiando la visione del mondo”.

Anche tutta al femminile la giuria internazionale che valuterà i dieci lungometraggi, in prima nazionale, della sezione Finestre sul mondo. Quattro pellicole sono africane: oltre a Adam, dall’Angola il regista Fradique propone Air Conditioner, una storia surreale in cui immagina che i condizionatori inizino a cadere misteriosamente dagli edifici di una fatiscente Luanda; dal Kenya arriva Softie, docufilm sulla vita di Boniface Mwangi, coraggioso attivista fotoreporter che nel 2017 si è candidato alle elezioni regionali sfidando apertamente le potenti e corrotte lobby politiche. Un racconto dai toni ironici del Marocco contemporaneo lo offre Le miracle du saint inconnu, diretto e sceneggiato da Alaa Eddine Aljem.

Ricchi di spunti e visioni originali i dieci cortometraggi africani in concorso. In True story Amine Lakhnech fonde passione per i fumetti, magia nera e horror gotico per raccontare l’emarginazione e la rabbia di una ragazza reclusa perché nata con un cuore troppo grande.

Il film d’animazione Machini parla del terribile impatto, sulle persone e sull’ambiente, dell’industria mineraria nella Repubblica democratica del Congo. Il giovanissimo ghaneano Anthony Nti, autore di video divenuti virali, descrive con ritmo incalzante gli incontri pericolosi con la malavita di due bambini di periferia in Da Yie

Nella sezione Extr’A concorrono i registi italiani con ben 15 film girati nei tre continenti del Festival o dedicati ai temi dell’immigrazione. In Talking dreams di Bruno Rocchi i sogni degli abitanti di un villaggio dell’Africa occidentale, raccontati a una radio locale, sono i protagonisti di una storia sospesa tra realtà e immaginazione.

Della comunità ivoriana di Napoli parla L’armée rouge di Luca Ciriello mentre Jacopo de Bertoldi in This is not cricket ritrae due ragazzini di un quartiere multietnico di Roma che sognano di diventare star del cricket.

La nuit des rois

Il film di apertura della 30esima edizione del Festival, sabato 20 marzo, è La nuit des rois del franco-ivoriano Philippe Lacôte. Fa parte della sezione Flash che presenta, fuori concorso, anteprime di registi affermati. La nuit des rois è stato presentato l’anno scorso in prima mondiale alla 77° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e selezionato come miglior film straniero agli Oscar 2021. Ambientato nel carcere d’Abidjan, rende omaggio alla grande tradizione orale dei griot africani: un detenuto, pena la morte, deve intrattenere per tutta la notte con i suoi racconti gli altri prigionieri.

Di grande interesse, sempre nella sezione Flash, MLK/FBI di Sam Pollard basato su documenti recentemente declassificati, svela intercettazioni e vessazioni di J. Edgar Hoover e dell’Fbi nei confronti di Martin Luther King Jr per screditarne il carisma.

Parte integrante del Fescaaal sono stati, negli anni, gli appuntamenti con i registi al casello di porta Venezia per “l’ora del thé”. Ci saranno anche in questa edizione, naturalmente in versione Zoom (per partecipare bisogna iscriversi alla newsletter del Festival e scaricare il modulo da www.fescaaal.org) Completamente rifatto a nuovo, il sito ospita anche MiWY, il Festival dedicato alle scuole medie e superiori per cui sono stati selezionati 13 film: dal Bhutan al Libano, dall’Egitto al Bangladesh hanno come comune denominatore la giovane età dei protagonisti.

Alla sua quarta edizione, Africa Talks, in collaborazione con la fondazione Edu, ha come argomento le trasformazioni dell’Africa urbana. Yvonne Aki-Sawyerr Obe, sindaca di Freetown (Sierra Leone) che la BBC ha inserito nella lista delle 100 donne più influenti nel 2020, partecipa alla tavola rotonda di domenica 21 marzo. A seguire la proiezione di The great green wall, viaggio lungo il percorso del progetto della Grande Muraglia Verde, barriera di alberi contro la desertificazione.

Programma completo di tutti gli appuntamenti, schede e trailer dei film, modalità d’iscrizione su www.fescaaal.org

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