Sviluppo e politiche energetiche
La Campagna per la riforma della Banca mondiale ha protestato oggi davanti alla sede romana della Banca mondiale: chiede che l’istituzione smetta di finanziarie progetti per l’estrazione di combustibili fossili (petrolio, carbone e gas). Megafinanziamento alla centrale a carbone di Medupi (Sudafrica).

La Banca mondiale (Bm), la più grande banca multilaterale di sviluppo, si muove in maniera contraddittoria e non può certo pretendere che nessuno se ne accorga. Infatti la Campagna per la riforma della Banca mondiale (Crbm) rileva che «mentre la Bm è costantemente presente ai vertici sui cambiamenti climatici, gestendo i miliardi di dollari messi a disposizione a livello globale per la cosiddetta finanza per il clima, nello stesso tempo non si tira mai indietro quando c’è da concedere un prestito per il settore estrattivo, tra i maggiori responsabili dell’aumento delle emissioni in atmosfera che causano il surriscaldamento del Pianeta».

Per questo oggi davanti agli uffici della Banca a Roma, Washington, Londra, Parigi, Berlino e Madrid si sono tenute azioni dimostrative per chiedere uno stop ai finanziamenti per petrolio, carbone e gas. La protesta si è poi trasferita anche in rete, sulle pagine Facebook e Twitter della Bm.

Nel 2010 a progetti per i combustibili fossili sono andati circa 6,6 miliardi di dollari, il 116% in più rispetto al 2009. Finanziamenti in buona parte destinati alla mega centrale a carbone di Medupi, in Sudafrica, la terza più grande al mondo in uno dei paesi con il più alto potenziale per gli investimenti nelle energie rinnovabili. Sottolinea la Crbm: «Alla faccia della retorica sulla lotta alla povertà (suo obiettivo primario), per anni la Bm ha garantito soldi pubblici a governi autoritari per progetti che causano danni all’ambiente, violazioni dei diritti umani e contribuiscono ai cambiamenti climatici».

 

Pur di fronte ad una crescente opposizione locale e internazionale, nell’aprile del 2010 la Bm ha deciso di staccare un assegno di ben 3,75 miliardi di dollari intestato alla compagnia sudafricana Eskom. La multinazionale del settore estrattivo realizzerà la centrale a carbone di Medupi, nel Nord del paese. «Una volta attivo – spiega la Crbm – l’impianto provocherà impatti negativi molto pesanti sui terreni e sulle risorse idriche dell’area interessata, contribuendo inoltre ai cambiamenti climatici tramite l’emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Inoltre per alimentare il nuovo mega impianto si apriranno fino a 40 nuove miniere di carbone, condannando così per i prossimi decenni il Sudafrica alla dipendenza dal combustibile fossile più inquinante che si conosca».

La Crbm rileva anche che «nonostante le critiche arrivare da più parti la Bm, nel decennio 2011-2021, mantiene tra le sue priorità negli investimenti energetici il sostegno a combustibili fossili, senza fissare tra i suoi obiettivi quello di favorire l’accesso dei poveri all’energia». Inoltre «la Bm continua ad avere un approccio basato sul sostegno di grandi progetti infrastrutturali, destinati alla produzione di energia che viene poi rivenduta sui mercati internazionali invece che rispondere ai bisogni energetici delle popolazioni povere dei paesi dove vengono costruiti gasdotti o oleodotti».

 

Secondo la Crbm «questo modo di operare deve cambiare, se l’obiettivo è la transizione verso un sistema a basse emissioni che permetta la sostenibilità del pianeta nel lungo termine».