Il silenzio della Comunità internazionale
Decine di profughi eritrei rimangono ancora prigionieri dei propri trafficanti, nel deserto del Sinai. Viene chiesto loro di pagare un riscatto di 8000 dollari per ottenere la libertà. Un gruppo di organizzazioni non governative hanno lanciato un appello per la loro liberazione, organizzando una fiaccolata, l’1 febbraio, alle 18, in Campidoglio, a Roma.

Tre mesi dopo, prosegue il dramma dei profughi sequestrati dai propri trafficanti nella penisola del Sinai, in Egitto. Dopo gli appelli lanciati dall’Agenzia Habeshia e dal Gruppo Everyone, la Comunità internazionale stenta a porre pressioni concrete nei confronti del governo egiziano.

Detenuti da un gruppo di criminali nei pressi di Rafah, centinaia di profughi avrebbero dovuto pagare 8000 dollari ciascuno per ottenere la libertà, dopo averne già pagati 3000 per il viaggio. Il denaro era chiesto ai loro parenti in patria o all’estero, sotto minaccia. Almeno otto persone sono state assassinate dai trafficanti, mentre quattro si sarebbero viste espiantare un rene. Nonostante il Gruppo Everyone abbia diffuso la localizzazione esatta del campo di detenzione, il governo del Cairo ha continuato a negare l’esistenza stessa dei profughi, per, poi, annunciare un’imminente azione di forza, mai realizzata.

L’1 febbraio 2011, il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir), l’Agenzia Habeshia, l’organizzazione “A Buon Diritto” e il Centro Astalli hanno indetto una fiaccolata silenziosa, alle 18.00, di fronte al Campidoglio, a Roma, nel tentativo di rompere il silenzio calato nuovamente sul caso. Le Ong chiedono «un piano di “evacuazione umanitaria” e un progetto di accoglienza dei profughi nel territorio dell’Unione Europea». «Un impegno internazionale – spiegano le organizzazioni – che necessariamente si deve tradurre in una strategia di cooperazione con Egitto e Israele, affinché rispettino gli impegni assunti e i diritti dei rifugiati».

In seguito all’attuazione della politica dei respingimenti sul tratto di mare che separa l’Italia dalla Libia, il flusso di migranti si è trasferito sulla frontiera tra Egitto e Israele. Migliaia di profughi provenienti dal Corno d’Africa tentano di raggiungere l’Europa, via terra, dalla Turchia verso la Grecia, attraversando il fiume Evros.

Secondo l’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), nel 2010 si sono registrati su questa frontiera 38.992, contro i 7.574 del 2009. L’Unhcr ha, inoltre, espresso preoccupazione per il progetto di costruzione di un muro di 12 chilometri lungo la frontiera turco-ellenica, progetto confermato dal vertice bilaterale dello scorso 7 gennaio, a Erzurum, nella Turchia orientale, tra il primo ministro greco George Papandreou e il suo collega turco, Recep Tayyip Erdogan.

(In audio l’intervista di Ismail Ali Farah a Roberto Malini, co-presidente del Gruppo Everyone)