VITE INVISIBILI – DOSSIER APRILE 2019

Da tempo si dipinge Castel Volturno come il teatro dello scontro permanente tra camorra e gang nigeriane. Una visione distorta e di comodo, che rischia di fare solo il gioco della mafia che controlla davvero il territorio.

Una città senza stato, ostaggio di una immigrazione incontrollata, terreno fertile per la mafia nigeriana che qui sarebbe addirittura in grado di tenere testa alla camorra, avendo in pugno il traffico di droga, di esseri umani e di organi. È questa l’immagine dominante di Castel Volturno che da anni ormai circola in Italia.

Una narrazione che ha un preciso inizio: la sera del 18 settembre 2008. Nelle frazioni di Baia Verde e Ischitella si consuma nel giro di poche ore un raid punitivo condotto da un gruppo di uomini armati affiliati al boss camorrista del clan dei Casalesi Giuseppe Setola. Il commando uccide prima il pregiudicato Antonio Celiento, poi di fronte a una sartoria giustizia sei immigrati africani. Sono persone innocenti, originarie di Ghana, Togo e Liberia.

Una violenza barbara che giornali e tv codificano, erroneamente, come l’inizio di una guerra tra camorra e mafia nigeriana. Il giorno dopo esplode la rabbia delle comunità africane. Per Castel Volturno è la fine della normalità e l’inizio della fiction.

Da quel momento criminalità organizzata, immigrazione, prostituzione, abusivismo edilizio, inquinamento, mala politica e malaffare finiscono nel tritacarne mediatico. E la città si trasforma velocemente in un “ghetto” invalicabile per le autorità, il compendio di tutti gli errori commessi dal paese sul fronte della sicurezza e della gestione dei flussi migratori.

La versione della Caritas

La quotidianità di Castel Volturno è però un’altra, come racconta Gian Luca Castaldi, coordinatore dell’area immigrazione della Caritas di Caserta, realtà tra le più impegnate nel dare una mano a chi in questo territorio vive in uno stato di difficoltà, a prescindere dalla nazionalità e dal colore della pelle. «Dopo il 2008 di fatto a Castel Volturno non c’è un controllo vero e proprio da parte dei vertici della camorra. La pressione è minore e, per questo, la mafia nigeriana ha più…

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Un dossier nel dossier

La bella stagione, il racconto illustrato che corre in queste pagine, è di Simona Binni. Un dossier nel dossier. Non si riferisce, infatti, a Castel Volturno, ma all’area della Capitanata (Puglia) che ha problemi simili. Pubblichiamo queste tavole grazie alla disponibilità di Emergency che ha dedicato ai lavoratori agricoli un bel lavoro editoriale, un viaggio a fumetti attraverso le campagne d’Italia, per raccontare le vite invisibili di migliaia di braccianti, costretti per sopravvivere a lavorare in situazioni disumane per pochi euro l’ora. 

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