Eritrei prigionieri in Libia
È ancora grande la preoccupazione per la sorte degli eritrei detenuti in Libia. Dopo il richiamo del Consiglio d’Europa il governo italiano deve intervenire e mediare. Intanto la società civile si mobilita a sostegno dei profughi.

Dal web Fortresseurope, l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione, lancia un appello a tutta la società civile affinché si dia vita a una mobilitazione compatta per chiedere l’immediata liberazione dei profughi eritrei prigionieri in Libia. Dal 30 giugno scorso 245 cittadini eritrei sono rinchiusi nel carcere di Sebha. I profughi sono stati trasferiti nella prigione, in mezzo al deserto libico, dopo essere stati costretti ad affrontare un viaggio in condizioni disumane.

 

All’appello di Fortresseurope hanno aderito anche Amnesty International, Welcome, Melting pot e altre associazioni per la difesa dei diritti umani. Domani si protesterà a Roma davanti all’ambasciata libica e in piazza Bellini a Napoli. Venerdì 9 luglio invece sarà la volta della mobilitazione in tutta Italia. Si tratterà di una manifestazione pacifica. I manifestanti si ritroveranno davanti alle prefetture e ognuno porterà una candela per chiedere libertà e diritto d’asilo per i profughi. La manifestazione sarà anche l’occasione per chiedere ancora una volta al governo di rivedere gli accordi con Tripoli, sospendere la politica dei respingimenti e di intervenire per fermare le violenze della polizia libica.

 

Lo scorso 2 luglio il Consiglio d’Europa ha espresso preoccupazione per la sorte degli eritrei. Thomas Hammarberg, presidente del Consiglio per i diritti umani, inviando una lettera ai ministri degli Esteri e degli Interni Frattini e Maroni, aveva chiesto al governo italiano di intervenire per verificare le condizioni dei prigionieri.

 

Ieri è giunta la risposta di Frattini il quale ha dichiarato che è in corso una delicata mediazione con il governo libico. Il ministro riferisce che almeno una parte dei 245 eritrei, una volta identificati, potrebbero acquisire la residenza libica e firmare un contratto di lavoro, così da evitare i rischi del rimpatrio. Davanti a questa possibilità i profughi, invece, esprimono paure e resistenze, temendo le ritorsioni del governo eritreo sui familiari rimasti in patria. La risposta del governo non può più farsi attendere.

 

Oggi pomeriggio si svolgerà l’interrogazione parlamentare a risposta immediata presentata dall’onorevole del Pd, Jean-Leonard Touadi, che chiede chiarimenti al ministro Frattini in merito a tutta la vicenda. Il parlamentare ricorda che l’interrogazione sarà anche l’occasione per chiedere spiegazioni riguardo alle misteriose cause che hanno determinato la chiusura dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati in Libia lo scorso giugno.

 

(Ascolta l’intervista all’onorevole Jean-Léonard Touadi al microfono di Michela Trevisan)