Parole del sud / ottobre 2016
Comboniani Brasile

A fine agosto, Vidalina ha lasciato per alcuni giorni il suo impegno nelle comunità ecclesiali di base in El Salvador per recarsi in Colombia. Nella regione del Cesar, miniere di carbone, spesso presidiate da formazioni paramilitari, devastano il territorio e minacciano il futuro degli abitanti.

Negli stessi giorni, Patricia si è mossa dallo stato di Minas Gerais, in Brasile, con il triste carico della memoria del disastro di Mariana. Nel novembre 2015, la rottura di una diga che raccoglieva gli scarti tossici dell’industria mineraria (ferro) ha ucciso 19 persone, distrutto diversi villaggi e contaminato l’intero bacino del Rio Doce, 600 chilometri di fango finiti nell’oceano Atlantico. Patricia è andata al dipartimento di Tolima, sempre in Colombia, un’area fertile minacciata da un’enorme miniera d’oro. I contadini non capiscono. A loro sembra folle questo sistema che scava l’oro da un buco (la miniera) per metterlo in un altro buco (i caveau delle banche straniere).

Vidalina, Patricia e circa altre 50 persone di diversi paesi latinoamericani sono state invitate al 3° incontro continentale della rete Iglesias y Minería. Si tratta di una rete nata dal basso, per difendere i coordinatori delle piccole comunità cristiane, i sindacalisti o i leader dei movimenti sociali che nei diversi territori cercano di arginare l’aggressione delle multinazionali minerarie.

Iglesias y Minería ha ormai una sua identità e riesce a dialogare con i gruppi di base, così come con le Conferenze episcopali e il Pontificio consiglio di giustizia e pace, in Vaticano. Sta sviluppando una sua spiritualità ecoteologica, riflettendo sulla sua missione di incidenza politica e sull’importanza di una comunicazione popolare capace di trasformare la realtà.

Si oppone alla strategia di molte multinazionali e di diversi paesi, che cercano di sedurre la gente (ed anche le Chiese!) riguardo a un unico modello di sviluppo, inevitabilmente basato sull’estrazione e il saccheggio dei beni naturali.

In parallelo, un’altra rete ecclesiale sta crescendo molto in America Latina. Si tratta della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), che nasce da una provocazione “dall’alto”, da un’intuizione e da un desiderio di papa Francesco, subito raccolti dal card. Hummes, francescano brasiliano e amico del pontefice. Ma sta aggregando molti gruppi pastorali, comunità “alla base”, profondamente impegnati nella difesa dell’Amazzonia e della sua gente.

In questi mesi sta lavorando intensamente nella formazione, a partire dagli spunti profetici dell’enciclica Laudato si’, ascoltati dalla gente e ritradotti nei loro contesti locali. Si pone a servizio delle comunità indigene della Panamazzonia, in Bolivia, Perù, Equador, Colombia, Venezuela, Guyana, Guyana Francese, Suriname, Brasile. Vuole lasciarsi ispirare dalla sapienza dei popoli indigeni, che insegnano a vivere in pienezza e profonda integrazione con l’ambiente. Dialoga con loro nel rispetto della diversità religiosa. Cerca percorsi di sostenibilità per il complesso mondo urbano amazzonico. Forma leader locali nella difesa e promozione dei diritti umani e si articola, a livello internazionale, con la Commissione interamericana dei diritti umani, organismo dell’Organizzazione degli stati americani con l’autorità di interpellare formalmente i paesi che violino diritti e convenzioni.

Insomma, appare pian piano il volto di una “Chiesa in rete” (non solo virtuale) che può sorprendere le strutture ordinarie di organizzazione e forse anche aprire alcune brecce nella rigida verticalità gerarchica e nei confini geografici dell’amministrazione parrocchiale e diocesana. La Chiesa è provocata a muoversi con maggiore flessibilità e articolazione in funzione delle esigenze e del grido dei territori, sfidata a inculturarsi nelle realtà locali, ma allo stesso tempo a relativizzare gli orizzonti ristretti di una visione diocesana.

Nel contesto ecumenico di Iglesias y Minería e della Repam, la dimensione permanente di dialogo è trasversale: riunisce formalmente negli stessi gruppi di lavoro donne e uomini delle piccole comunità di base, religiose e sacerdoti, vescovi e pastori. Si tratta di spazi fecondi in cui l’esperienza “di base” interagisce costantemente con il servizio di coordinamento, come in un sinodo popolare di lavoro tematico, in difesa della vita, dei poveri e della Madre Terra.

Vidalina e Patricia forse non lo sanno, ma stanno costruendo nuovi spazi di Chiesa. Papa Francesco, che sentiamo tanto vicino, benedice sorridente.