Entro i mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica prevista l’attivazione di altri cavi sottomarini
Connessione più veloce, alta definizione, costi più bassi, migliore accesso: sono i vantaggi di cui gode da pochi giorni il web in Africa australe ed orientale, grazie al cavo a fibra ottica attivato lungo la costa orientale del continente. Un bel passo in avanti per cercare di colmare il divario digitale.

Johannesburg, Kampala, Nairobi, Maputo, Addis Abeba, Kigali: tutte nella rete. L’Africa orientale e quella australe sono finalmente connesse al network globale a banda larga: dal 23 luglio è attivo il cavo sottomarino che collega la fascia costiera africana con l’Europa e l’Asia.

17mila metri di cavo che permetteranno di incrementare l’accesso, fino a 1,28 Terabytes al secondo e che, secondo la società Seacom, realizzatrice del progetto, garantiranno la riduzione dei prezzi per la connessione. Questa prima parte del progetto è costata oltre 650 milioni di dollari ed è stata finanziata soprattutto da privati africani.

Il posizionamento del cavo ha richiesto un lavoro di oltre due anni, ed ha subito notevoli ritardi a causa della mondiali di calcio sudafricani, l’estate 2010, sarà inoltre attivo un terzo cavo, l’Eastern Africa Submarine Cable System che completerà la connessione per tutta l’Africa orientale e parte di quella centrale, coinvolgendo 21 paesi, tra i quali anche Congo, Sudan, Gibuti.

Proprio l’evento dei mondiali di calcio sembra sia stata la molla per sbloccare un’esigenza che gli africani ribadiscono ormai da anni: per garantire una migliore connessione e aggiornamenti rapidi in vista del campionato 2010, governi e investitori africani hanno destinato al progetto circa 6 miliardi di dollari.

Numerosi i benefici per i cittadini africani: connessione più veloce (dagli attuali 80 GB al secondo a 11.000 GB al secondo), alta definizione, nuovi strumenti per istruzione e servizi pubblici, migliori possibilità di informazione, accesso e telefonate meno costose anche nelle aree non coperte dalla rete satellitare. Su questo ultimo aspetto, nonostante Seacom assicuri riduzioni di prezzo fino al 90% in meno, c’è  però ancora scetticismo da parte degli utenti, che preferiscono prima verificare l’effettiva riduzione dei costi.

Si tratta indubbiamente di una buona notizia per tutta l’Africa, che, come ricorda il progetto Ubuntu Africa Open Connection, solidifica le basi perché nel continente vengano sfruttati i sistemi operativi Open Source, che alla velocità di connessione abbineranno il contenimento dei costi e la possibilità di sviluppare nuovi software in linea con la creatività africana.

 

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