Migrazioni / Med Dialogues Forum
Si è concluso con molte domande e poche risposte questa mattina a Roma il panel sulle migrazioni nell'ambito del forum 'Med Dialogues' organizzato dall'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e dal ministero degli Affari Esteri.

Sul palco, a parlare di strategie a lungo termine per far fronte ad una sfida “ormai globale” c’erano Ibrahim Ghandour, ministro degli Affari Esteri del Sudan, Ahmed Yildiz, viceministro degi Esteri turco e Filippo Grandi, Alto commissario Onu per i rifugiati (Unhcr). 

“Costruire la pace è diventato sempre più difficile” ha detto nel suo intervento Grandi, precisando che “entro la fine dell’anno, le morti in mare raggiungeranno quota 5000”. Davanti a queste tragedie, “l’Unione Europea non può girarsi dall’altra parte e dare, come fatto finora, risposte frammentarie, deboli e inefficaci”. In riferimento al controverso accordo sui migranti raggiunto da Bruxelles con la Turchia nei mesi scorsi, l’Alto commissario Onu ha aggiunto che “di certo non è un accordo risolutivo” e che l’Europa deve riformare il proprio sistema di accoglienza”.
Sull’intesa, che prevede che la Turchia si riprenda tutti i migranti irregolari che arrivano nell’Unione europea attraverso il suo territorio in cambio di profughi siriani su una base uno-a-uno, il viceministro turco ha tenuto a precisare che “l’accordo è conveniente per tutti e funziona bene”. Semmai, ha aggiunto Yildiz: “il problema non riguarda i rifugiati, ma l’impegno pluridecennale preso con i cittadini turchi”. Il riferimento, neanche troppo velato, è alla liberalizzazione dei visti per l’Europa ai cittadini turchi, considerato un primo passo verso l’offerta di adesione della Turchia all’Unione. 

Pur smentendo che la Turchia stia utilizzando la questione dei flussi migratori “come arma di pressione nei confonti dell’Europa”, il rappresentante di Ankara ha precisato che “se la liberalizzazione dei visti non sarà approvata, “lasceremo i migranti liberi di andare dove vogliono”. 

Su argomenti delicati come gestione dei flussi migratori, rispetto dei diritti umani e protezione dei civili in fuga dai conflitti è intervenuto poi il ministro sudanese Ibrahim Ghandour. “I rapidi cambiamenti politici che vediamo realizzarsi in Europa stanno creando grande allarme in Africa – ha detto – l’impressione è quella di avere di fronte a noi un interlocutore frammentato, con cui è difficile avere un dialogo costruttivo per la risoluzione di problemi comuni”. 

Il paese africano è stato di recente protagonista di una vicenda che ha coinvolto l’Italia: lo scorso agosto, 48 cittadini sudanesi sono stati forzosamente rimpatriati dal governo di Roma sulla base di un accordo bilaterale che ha sollevato lo scandalo delle associazioni umanitarie che lamentano come in Sudan, la tutela dei diritti umani non sia in alcun modo garantita. 

Il Sudan “ospita due milioni di rifugiati dall’Africa orientale e occidentale, un numero molto alto rispetto ad altri paesi in Europa”, ha detto Ghandour, sottolineando come il paese “non può da solo riuscire a sigillare il vasto confine con la Libia”. “Abbiamo bisogno di assistenza diretta se volete che salvaguardiamo il corridoio sud dell’Europa e dell’Italia”.

Un approccio in linea con il Migration Compact, di cui il nostro paese si è fatto promotore con l’Unione Europea e – sulla base dell’esperienza dell’accordo con la Turchia – prevede finanziamenti e sostegno ai paesi africani di origine e transito dei migranti. 

Una soluzione che, come apparso evidente all’incontro di questa mattina, più che guardare all’incolumità e alla salvaguardia della dignità degli immigrati guarda, ancora una volta, alla sicurezza dei paesi di approdo e al blocco dei flussi migratori.