Ghana
Si sono rivelati un boomerang i titoli di stato decennali emessi nel 2007 da Accra. Il crollo dei prezzi delle materie prime e alcune mancate riforme hanno impedito il rientro dal debito e aggravato la situazione debitoria complessiva.

Per finanziare la spesa pubblica e reperire fonti alternative di finanziamento per le infrastrutture sociali, alcuni paesi africani hanno maturato una forte esposizione sui mercati finanziari in prestiti obbligazionari in dollari, determinando il rischio concreto di non riuscire a onorare gli interessi pluriennali.

Trevor Hambavi, ricercatore afro-americano dell’Università di Boston, in un paper intitolato Africa Eurobond Financing A Ticking 35 Billion Debt Bust, ha esaminato nelle varie forme i pericoli derivanti dal sovraccarico di debito prodotto dalle emissioni sovrane in valuta estera. Il giovane studioso nella sua disamina evidenzia in particolare il caso di uno dei primi paesi dell’Africa subsahariana ad emettere un prestito obbligazionario sovrano: il Ghana, che per rifinanziare il debito statale nell’ottobre 2007 si affacciò sui mercati internazionali collocando obbligazioni per 750 milioni di dollari.

I bond offrivano un rendimento dell’8,50% per dieci anni e ricevettero richieste quattro volte superiori all’offerta, mentre il ministero delle finanze ghaneano celebrava il successo del primo collocamento di titoli sovrani. Trascorsi sette anni, l’esultanza del dicastero di Accra si è trasformata in emergenza con la richiesta di un piano di salvataggio al Fondo monetario internazionale, reso necessario dal crescente deficit economico causato dal crollo dei prezzi delle materie prime (petrolio, cacao, oro) e dalla mancata attuazione di riforme fiscali.

L’accordo con l’istituto di Washington è stato raggiunto nell’aprile 2015 con l’approvazione di una linea creditizia ampliata triennale di 918 milioni di dollari. La ristrutturazione impone ovviamente le classiche misure di austerità, che includono l’aumento delle tariffe elettriche, nonché le accise sui prodotti petroliferi, la revisione delle esenzioni fiscali per le aziende e le imprese statali, una nuovo regime di tassazione per le piccole imprese e un aumento dell’imposta sul valore aggiunto.

Purtroppo, i problemi finanziari del Ghana sono stati causati anche dalla crisi del debito sovrano, sempre più difficile da sostenere a causa dell’aumento degli interessi prodotto dal deprezzamento della valuta locale, il cedi, nei confronti del dollaro.

Il paese è gravato da un debito totale in titoli sovrani pari a 3,53 miliardi di dollari, che incide pesantemente sugli oltre 11 miliardi di dollari di debito estero. Nel contempo la sua posizione debitoria complessiva di 23,38 miliardi di dollari, che rappresenta oltre il 55% del Pil, sta diventando ingestibile, tenendo presente che i criteri di convergenza dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (alla quale il Ghana non appartiene) prevedono che il debito pubblico non possa superare il 50% relativo al valore attuale netto del Pil nazionale.

Appare evidente che in questa situazione il rimborso dei bond con scadenza ottobre 2017 e tutti quelli che seguiranno, incideranno significativamente sullo sviluppo delle dinamiche economiche ghaneane dei prossimi anni.

Il working paper integrale di Trevor Hambavi è disponibile sul portale di share research Academia.edu