Rd Congo
Nella regione del Nord Kivu in Repubblica Democratica del Congo sono sempre più frequenti le violenze e carneficine da parte di gruppi ribelli ai danni della popolazione inerme. I membri congolesi di diverse congregazioni religiose e la Rete pace per il Congo attraverso una petizione chiedono che venga aperta un'indagine internazionale.

Nell’Est della Repubblica Democratica del Congo continuano senza sosta le violenze contro i la popolazione indifesa. Anche negli ultimi giorni ci sono stati degli attacchi da parte di ribelli di origine ugandese dell’Adf (Forze Democratiche Alleate) nella zona di Eringeti nel territorio di Beni, in cui sono morte decine di persone e altre sono state rapite.

Per denunciare questa strage che sta avvenendo nel silenzio generale dei media e per sollecitare un’inchiesta internazionale indipendente che faccia luce e persegua i responsabili, i membri congolesi dei Consigli Generali di diverse congregazioni religiose hanno lanciato da Roma, dove erano riuniti in questi giorni, una petizione per la quale sono necessarie 10mila firme.

La Rete Pace per il Congo ha aderito all’iniziativa e ha chiesto di diffondere l’appello a favore della popolazione martoriata da anni del Nord Kivu. “Facciamo nostro il grido di dolore di queste popolazioni massacrate. Pensiamo che sia opportuna e benvenuta ogni iniziativa particolare per far conoscere gli avvenimenti del Kivu e partecipare alle sofferenze della popolazione con momenti di riflessione, di preghiera secondo la propria fede, di giornate di digiuno o altre iniziative come la raccolta di firme in luoghi pubblici” afferma in un comunicato la rete missionaria.

Da ottobre 2014 ad oggi più di 850 persone sono state uccise violentemente, alcune decapitate, altre sventrate e molte di loro hanno “subito torture di ogni tipo”. L’inchiesta, coinvolgendo la comunità internazionale, dovrebbe servire a comprendere meglio chi compie questi attacchi su civili indifesi come se si trattasse di un genocidio e perché. Ultimamente, come si legge nel comunicato, sono state scoperte tre fosse comuni con più di 185 corpi.

“Se i gruppi ribelli (ormai radicati e senza controllo in tutta la regione) che eseguono tali macabre azioni sono spesso indicati (come ad esempio il sopracitato Adf o le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda, le Fdlr), è stupefacente che nessuno di loro rivendichi o motivi le proprie azioni. – osservano i religiosi nella petizione – Perché prendono di mira dei contadini poveri? Che messaggio comunicano agendo così? Tante domande senza risposta… Solo un’inchiesta internazionale, seria e neutrale, può rispondere a queste domande, spiegare l’accanimento sulle popolazioni indifese e imporre soluzioni efficaci per porre fine a questo dramma”.

Fino ad oggi oltre alle persone uccise, si contano più di un migliaio di persone sequestrate, delle quali non rimane alcuna traccia, tra di loro ci sono anche tre sacerdoti Assunzionisti rapiti il 19 ottobre 2012.

A Natale, gli abitanti del territorio di Beni, nella provincia del Nord Kivu, hanno vissuto giorni terribili. Più di 10 persone sono state uccise nel villaggio di Malolu, a 15 Km da Beni. Alcune sono state decapitate, due bruciate vive. La notte del 26 dicembre altre tre persone sono state uccise nella parrocchia di Paida, a 4 km dal centro della città. E le uccisioni continuano. Occore una mobilitazione per dar voce a chi non ne ha e fare giustizia.

Qui il testo completo della petizione, a cura dei sacerdoti congolesi di Roma. (Attenzione! Immagini crude)

Clicca qui per firmare la petizione.

Nella foto alcune delle vittime di uno dei tanti massacri contro civili inermi avvenuti nel territorio di Beni, nella regione del Nord Kivu in Rdc.