Unione Africana / Riforme

All’11° vertice straordinario, svolto sabato e domenica ad Addis Abeba, in Etiopia, l’Unione Africana (UA) ha adottato diverse riforme, in particolare per rendere l’istituzione più efficiente ed autonoma. Le modifiche sono state approvate alla presenza di meno della metà dei capi di Stato e di governo (22 su 55), dopo quasi due anni di discussioni.

Tra le principali norme approvate la riforma dei finanziamenti con sanzioni nei confronti dei cattivi pagatori, per cercare una sempre maggior indipendenza dai donatori stranieri, che nel 2019 pagheranno il 54% di un budget totale di 681,5 milioni di dollari. Si tratta dell’imposizione di una tassa dello 0,2% su un elenco di prodotti importati, per “assicurare” il pagamento da parte dei 55 membri del loro contributo finanziario annuale. Una pratica, decisa nel luglio 2016, già messa in atto da 24 paesi.

Il vertice ha quindi convalidato un sistema di sanzioni progressive, a seconda del ritardo nel pagamento, che può portare dalla sospensione del diritto di parola durante le riunioni, fino all’esclusione di qualsiasi partecipazione alle attività dell’UA.

Importante anche la riforma della Commissione – il ramo esecutivo del corpo – che dalla prossima elezione, nel gennaio-febbraio 2021, sarà composta da otto membri invece che dieci: un presidente, un vicepresidente e sei commissari.

Il mandato del “capo” cambierà: sarà responsabile, con il suo vicepresidente, del budget e delle risorse umane dell’istituzione continentale. Lo scopo è quello di ripristinare una gerarchia chiara, in modo che l’esecutivo dell’Unione Africana abbia la forza e la legittimità per attuare le decisioni prese, solo il 10% delle quali, oggi, è effettivamente implementato. In cambio di questa maggiore indipendenza, dovrà fissare obiettivi chiari ogni anno e riferire sui loro progressi. In base a tali cambiamenti, gli Stati membri possono inoltre porre fine alle funzioni del presidente, del vicepresidente e dei commissari.

La riforma della Commissione mira anche a risparmiare denaro, con 500mila dollari accantonati ogni anno grazie al taglio di due commissari e la riduzione, da due a uno, dei vertici annuali.

La maggior parte dei membri del blocco ha invece respinto il piano del presidente di turno, Paul Kagame, di conferire al capo della Commissione il potere di nominare i propri deputati e commissari.

Da segnalare, infine, la creazione di un’agenzia per lo sviluppo. La nuova Partnership per lo sviluppo dell’Africa (Nepad) viene trasformata nell’Agenzia per lo sviluppo dell’Unione Africana (mantenendo lo stesso acronimo), il cui bilancio è stato integrato il bilancio in quello dell’UA. (News 24 / Radio France Internationale)