Una mappa geografica può diventare uno strumento di politica internazionale? L’Unione Africana (UA) ritiene di sì. Ha infatti deciso di sostenere con forza la campagna Correct the Map, nata per sostituire la secolare proiezione cartografica del geografo fiammingo Gerardo Mercatore. Questione annosa e apparentemente semplice.
Creata nel 1569 per facilitare la navigazione, la mappa distorce sistematicamente le dimensioni dei continenti: ingrandisce le terre vicine ai poli e rimpicciolisce le regioni lungo l’Equatore. Questa distorsione fa sì che l’Africa, pur essendo il secondo continente più grande del mondo, appaia nelle mappe simile alla Groenlandia: in realtà la sua superficie è quasi 15 volte più vasta. Una rappresentazione, secondo l’Unione Africana, che rafforza un falso senso di marginalità del continente.
Per la vicepresidente della Commissione UA, Selma Malika Haddadi, questa proiezione è «non solo geografia, ma ideologia». Se l’Africa appare marginale sulle carte, è più facile considerarla periferica negli equilibri globali. Per la commissaria non si tratta di controversie accademiche. O di un esercizio di politically correct geografico. La reale proiezione sulla mappa mondiale ha, infatti, conseguenze concrete: si rafforzano gli stereotipi che influenzano i media, l’istruzione e la politica.
La campagna Correct the Map s’inserisce nel movimento di decolonizzazione culturale che attraversa l’Africa contemporanea e coincide con le pressioni per una sua maggior rappresentanza nelle istituzioni internazionali. Forse non è un caso che l’iniziativa arrivi mentre il continente preme per ottenere maggiore rappresentanza nelle istituzioni internazionali, dalla riforma del Consiglio di sicurezza ONU a una più equa distribuzione dei fondi per il clima. In questi negoziati, le dimensioni contano.
Tuttavia, sarebbe ingenuo pensare che sia sufficiente cambiare le mappe per modificare gli equilibri di potere globali. L’Africa continua a confrontarsi con sfide strutturali profonde: conflitti interni, debolezza istituzionale, dipendenza economica dall’estero.
Proprio quest’ultimo aspetto rivela un paradosso: l’UA che affida alla geografia il compito di rivendicare il peso politico a livello internazionale, è la stessa organizzazione che finanzia le principali attività grazie a donatori esterni. Il suo bilancio 2025 di 608,2 milioni di dollari, vede gli stati africani contribuire solo per il 32,9%, mentre il 58,1% proviene da realtà internazionali, principalmente UE e agenzie ONU. Ci sono 13 stati che non versano neppure un dollaro di contributi obbligatori nelle casse dell’istituzione.
L’organizzazione che rivendica un peso maggiore sugli scenari globali rimane nella realtà largamente dipendente dalle potenze che dovrebbe bilanciare.
La questione delle mappe illumina così un problema reale: come può l’UA chiedere di essere riconosciuta nelle sue reali dimensioni quando non riesce a esprimere il potenziale che quelle dimensioni dovrebbero garantire? Nei negoziati internazionali l’Africa presenta posizioni spesso frammentate, concentrandosi sulla richiesta di aiuti invece che sulla rimozione di barriere strutturali allo sviluppo.
La geografia può aiutare la politica. Ma alla fine sono i fatti concreti a determinare il peso di un continente. La vera sfida resta quella di trasformare le potenzialità geografiche, demografiche ed economiche in capacità politica effettiva. Solo allora la mappa corretta coinciderà con il peso reale.
Correct the Map
È una campagna promossa dalle organizzazioni Africa No Filter e Speak Up Africa, con l’obiettivo di sostituire la storica proiezione di Mercatore con mappe geografiche più accurate. Propone l’adozione della proiezione Equal Earth, introdotta nel 2018, che rappresenta i continenti in modo proporzionato alle loro reali dimensioni.
L’efficacia dell’iniziativa dipende, comunque, da tre fattori: l’adozione nei sistemi educativi africani, l’adesione degli organismi internazionali e l’aggiornamento delle mappe digitali, settore in cui le proiezioni di Mercatore restano standard dominanti, specialmente sulle app mobili come Google Maps.