Africa / Usa

La Corte Suprema degli Stati Uniti lunedì ha parzialmente permesso l’entrata in vigore dell’ordinanza restrittiva che il presidente Donald Trump aveva emesso il 6 marzo di quest’anno. L’ingiunzione vieta l’ingresso negli Usa ai cittadini dei sei maggiori paesi musulmani, tre dei quali africani: Libia, Sudan e Somalia (gli altri sono Iran, Siria e Yemen).

Tuttavia la Corte si è riservata di emettere una sentenza definitiva il prossimo ottobre.

Trump aveva firmato due separati ordinamenti che erano stati sospesi da tribunali federali, spingendo il caso al tribunale supremo. La prima ordinanza – risalente al 27 gennaio, sette giorni dopo il suo insediamento – richiedeva 90 giorni di divieto di entrata in territorio americano per tutti i cittadini provenienti dai paesi a cui il bando era stato esteso.

La seconda versione, del 6 marzo, era stata rivisitata escludendo l’Iraq dalla lista originale e introducendo il divieto di entrata di tutti i rifugiati per 120 giorni, per affinare le procedure di controllo.

L’ Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) – la seconda più grande organizzazione intergovernativa dopo le Nazioni Unite – nel marzo di quest’anno aveva attaccato la prima ordinanza di Trump, descrivendola “selettiva e discriminatoria” e aggiungendo che il bando avrebbe complicato maggiormente la grave situazione che i rifugiati dovevano già affrontare.

“Oggi l’unanime decisone della corte suprema è una chiara vittoria per la nostra sicurezza nazionale” ha invece affermato oggi Trump, in una dichiarazione rilasciata dalla Casa Bianca. (Africanews / Reuters

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