L’altolà del cardinale Robert Sarah

Secondo l’alto prelato guineano, le aperture pastorali su famiglia e matrimonio sono ossessioni ideologiche delle Chiese occidentali. Le urgenze sono altre.

Il cardinale Robert Sarah, guineano e tra i collaboratori di papa Francesco, in un libro-intervista pubblicato quest’anno – Dieu ou rien. Entretien sur la foi, Fayard, 2015 – incalzato dal vaticanista Nicolas Diat, manifesta una posizione netta su come la Chiesa deve rapportarsi ai problemi della famiglia cristiana.

Diat riprende una dichiarazione del dicembre 2014 del card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, secondo il quale «la ricerca di un accompagnamento teologicamente responsabile e pastoralmente appropriato dei credenti divorziati o divorziati e risposati civilmente figura dovunque nel mondo tra le sfide urgenti della pastorale famigliare e coniugale nel contesto dell’evangelizzazione». Di seguito il punto di vista del cardinale africano.

«Stimo molto il card. Marx. Ma questa affermazione così generica mi sembra essere l’espressione di pura ideologia che si vuole imporre a marce forzate a tutta la Chiesa. Secondo la mia esperienza, in particolare dopo 23 anni come arcivescovo di Conakry e 9 anni come segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, la questione dei “credenti divorziati o divorziati e risposati civilmente” non rappresenta una sfida urgente per le Chiese d’Africa o d’Asia. Si tratta piuttosto di una ossessione di alcune Chiese occidentali che vogliono imporre soluzioni dette “teologicamente responsabili e pastoralmente appropriate”, ma che contraddicono radicalmente l’insegnamento di Gesù e del magistero della Chiesa.

La prima urgenza dei paesi di missione consiste nello strutturare una pastorale che ha come unico obiettivo di rispondere alla domanda: che cosa significa essere un vero cristiano nella situazione storica e culturale attuale delle nostre società globalizzate? Come formare cristiani intrepidi e generosi, discepoli zelanti di Gesù? Per un cristiano adulto, la fede in Cristo non può essere una intuizione, una emozione o un sentimento. Per un cristiano, la fede deve diventare la forma, l’anima di tutta la sua vita privata e pubblica, personale e sociale.

Quali che siano le difficoltà attuali, i discepoli di Cristo devono far valere senza reticenze e senza compromessi, nella teoria come nella pratica, le esigenze della fede in Cristo, perché sono le esigenze e i precetti di Dio.

La seconda urgenza è di formare famiglie cristiane solide, perché la Chiesa, che è la famiglia di Dio, si costruisce sulla base di famiglie cristiane sacramentalmente unite e testimoni di questo Mistero di grande portata donato eternamente dal Cristo. (…)

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