Il Vangelo non è neutralità: riconoscere il genocidio in Palestina
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Lettera aperta alla CEI dalla Rete internazionale “Preti contro il genocidio”
Il Vangelo non è neutralità: riconoscere il genocidio in Palestina
21 Novembre 2025
Articolo di Redazione
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L’imparzialità evangelica non è neutralità, ma scegliere di stare dalla parte di coloro ai quali viene negata la dignità, la casa, il futuro. Per questo occorre abbandonare il linguaggio prudente, per non tradire la carità politica del Vangelo e riconoscere, senza tentennamenti, che si sta compiendo un vero genocidio in Palestina.

Parole dirette, schiette, in una lettera aperta al presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Zuppi, e a tutti i vescovi della CEI. A scriverla, la Rete internazionale “Preti contro il genocidio”, composta da circa 2.100 sacerdoti, provenienti da 56 paesi differenti, tra loro cardinali e vescovi.

Approfittando dell’Assemblea generale della conferenza riunitasi ad Assisi per concludere il cammino sinodale delle Chiese italiane, la Rete invia una richiesta urgente, con cui vuole esprimere non solo preoccupazione per quel che sta vivendo il popolo palestinese, ma un sollecito alla Chiesa, alla luce del Vangelo, affinché riconosca il “vero genocidio in atto”.

Affinché lo faccia abbandonando il “linguaggio eccessivamente prudente dinanzi ai crimini contro la popolazione inerme”, perché non farlo significherebbe “tradire quella carità politica del Vangelo che chiede di prendere posizione a favore degli ultimi”.

Un grido, quello dei duemila “Preti contro il genocidio”, che non nasce nel vuoto ma si inserisce in un cammino tracciato nel novembre dello scorso anno da papa Francesco. Il richiamo è al libro, “La speranza non delude mai” (Piemme), in cui invitava a studiare con serietà la categoria “genocidio” per applicarla a quel che stava avvenendo in Palestina.

E a papa Leone XIV, al suo passaggio sulle “religioni troppo tiepide”. Non è tempo di tentennamenti, di ambiguità, scrivono i religiosi. È tempo di chiamare le cose per nome, di riconoscerle e denunciarle, di condannare in maniera netta le violenze contro i civili.

Da qui una supplica unitaria affinché il fuoco cessi per davvero, vi sia un accesso agli aiuti umanitari senza più restrizione, il rispetto reale del diritto internazionale, un processo politico che riconosca i diritti del popolo palestinese.

E poi una giornata di preghiera e digiuno in tutte le diocesi, il 29 novembre, in solidarietà al popolo palestinese, per una pace vera e giusta” che non sia solo assenza di guerra, ma riconoscimento di diritti, giustizia e possibilità̀ di futuro”.

E infine un “pronunciamento esplicito e pubblico contro ogni corsa agli armamenti secondo il dettato del Vangelo e della nostra Costituzione repubblicana e a favore del diritto del popolo palestinese a un proprio stato, libero, sicuro e riconosciuto, accanto a ogni altro popolo che abita la regione, in un quadro di giustizia e sicurezza reciproca, quanto dei cittadini israeliani quanto dei cittadini palestinesi”.

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