Le parole di condanna di Mons. Marchetto
Torna sull’accordo italo-libico, mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio dei Migranti. Lo fa ribadendo la sua condanna della politica dei respingimenti. Una pratica che mette in discussione, secondo l’arcivescovo, principi fondamentali di rispetto del diritto internazionale umanitario.

Torna a condannare la politica dei ‘respingimenti’, mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio dei migranti, che denuncia come la pratica abbia di fatto negato il principio di non refoulement per i richiedenti asilo provenienti dalle coste africane.

Nel suo intervento, previsto per domani, a Roma, in occasione della II Conferenza Europea del Consiglio Nazionale Francese-Scuola Superiore dell’Avvocatura, mons. Marchetto parla di condizioni di vita disumane e degradanti nei centri di detenzione libici, dove i migranti vengono rinchiusi, grazie all’accordo sottoscritto a questo proposito, tra Italia e Libia.

Ricordando che un simile accordo è stato stipulato anche tra Spagna e Marocco, l’alto prelato condanna la «tendenza, tra i paesi europei, di delocalizzare i controlli delle frontiere, incoraggiando i loro partner delle coste meridionale del Mediterraneo, ad effettuare controlli più rigidi sui migranti».

«Confermo – continua l’arcivescovo – la mia posizione di condanna a chi non osserva il principio di non respingimento». «E mi domando – conclude – se in tempo di pace non si riesce a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, come si farà a richiederne l’osservanza in tempo di guerra. E la domanda si puo’ estendere alla questione della protezione dei civili durante i conflitti, che viene così indebolita nella sua radice, comune, umanitaria».