Io non sono razzista ma… – Ottobre 2019
Marco Aime

Il calciatore belga di origine congolese Romelu Lukaku, al suo esordio nel campionato italiano in Cagliari-Inter, il 1° settembre, mentre batte il rigore che darà la vittoria alla sua squadra, viene sommerso dai fischi della tifoseria cagliaritana. Fatto ormai consueto nei nostri stadi, ma Lukaku (che proviene dal campionato inglese) ha reagito stizzito. Sarebbe finita lì, se gli ultras interisti della curva Nord del Meazza non avessero preso le difese dei loro omologhi cagliaritani. Con questa lettera.

«Ciao Romelu, ti scriviamo a nome della Curva Nord, sì i ragazzi che ti han dato il benvenuto appena arrivato a Milano. Ci spiace molto che tu abbia pensato che quanto accaduto a Cagliari sia stato razzismo. Devi capire che l’Italia non è come molti altri paesi europei dove il razzismo è un VERO problema. (…) In Italia usiamo certi “modi” solo per “aiutare la squadra” e cercare di rendere nervosi gli avversari: non per razzismo ma per farli sbagliare.

Noi siamo una tifoseria multietnica e abbiamo sempre accolto i giocatori provenienti da ogni dove, sebbene anche noi abbiamo usato certi modi contro i giocatori avversari in passato e probabilmente lo faremo in futuro. Non siamo razzisti allo stesso modo in cui non lo sono i tifosi del Cagliari. (…) Ti preghiamo di vivere questo atteggiamento dei tifosi italiani come una forma di rispetto per il fatto che temono i gol che potresti fargli non perché ti odiano o son razzisti. (…)

Quando dichiari che il razzismo è un problema che va combattuto in Italia, non fai altro che incentivare la repressione di tutti i tifosi, inclusi i tuoi, e contribuisci a sollevare un problema che qui non c’è o quantomeno non viene percepito come in altri stati. (…) La lotta al VERO razzismo deve cominciare nelle scuole non negli stadi, i tifosi son solo tifosi e agiscono in modo differente allo stadio e nella vita reale».

Parole in linea con l’atteggiamento di molti italiani. C’è l’urgenza di negare di essere razzisti. A essere razzisti sono sempre gli altri, mai noi. Per noi è quasi un gioco. Questo razzismo è ancora più insidioso perché assume una dimensione strisciante, sottile, ambigua. Forse ha davvero ragione il regista Ascanio Celestini, quando dice che il razzismo è come il sedere, ciascuno di noi vede solo quello degli altri.

Curva Nord

I tifosi interisti che occupano la curva nord delle stadio Giuseppe Meazza si sono distinti anche lo scorso dicembre, in occasione della partita Inter-Napoli. In quell’occasione ha indirizzato buu razzisti al giocatore Kalidou Koulibay, giocatore senegalese con cittadinanza francese.