Egitto / Italia
Non si dà per vinta Irene Regeni, la sorella di Giulio, il ricercatore 28enne sequestrato, torturato e ucciso al Cairo a fine gennaio 2016. E ieri è tornata a Cambridge, l’Università che mandò Giulio a svolgere una ricerca nella capitale egiziana, e ha esposto lo striscione ormai conosciuto nel mondo “Verità per Giulio Regeni”. E ha rilanciato su Twitter, #Veritapergiulioregeni: «Da Cambridge, dove le voci tentennano

Non si dà per vinta Irene Regeni, la sorella di Giulio, il ricercatore 28enne sequestrato, torturato e ucciso al Cairo a fine gennaio 2016. E ieri è tornata a Cambridge, l’Università che mandò Giulio a svolgere una ricerca nella capitale egiziana, e ha esposto lo striscione ormai conosciuto nel mondo “Verità per Giulio Regeni”. E ha rilanciato su Twitter, #Veritapergiulioregeni: «Da Cambridge, dove le voci tentennano a farsi sentire, alzo più forte la mia». Finora Cambridge non ha espresso nessuna posizione ufficiale sulla vicenda.

Sul piano delle indagini, c’è una flebile collaborazione tra la Procura del Cairo e quella di Roma. Gli inquirenti italiani hanno trasmesso di recente degli atti relativi alla versione fornita dai sette poliziotti che fecero accertamenti sull’attività di Giulio al Cairo. Ma la legge egiziana non prevede che gli inquirenti italiani possano assistere all’atto istruttorio e né che possano porre domande ai poliziotti. (Corriere.it)