La nuova Autorità deve “coordinare”la politica, non parla autonomamente a nome dell’Unione.
Definite le competenze dell’Autorità dell’Unione africana, che sostituisce la Commissione. Dialogo difficile e compromesso al ribasso: in politica estera e difesa il nuovo organismo ha pochi poteri. Gli stati africani concordano però sul non collaborare con la Corte penale internazionale.

Si chiama “Autorità dell’Unione africana”, è il nuovo organismo dell’Unione africana che prende il posto della Commissione, ed avrà competenze in politica estera e difesa. È il risultato di una lunga e complicata mediazione, durata oltre 4 ore. Un risultato che inevitabilmente è un compromesso, tra la visione libica che voleva attribuire pieni poteri all’Autorità , e il blocco dei paesi dell’Africa orientale e australe (in particolare Sudafrica e Angola) decisamente più cauti nel privarsi di parte della propria sovranità. Il nuovo organismo avrà quindi solo il compito “di coordinare” la politica estera e la politica di difesa del continente. Sotto la guida di un presidente, un vice presidente e divisa in segretariati, l’ Autorità dovrà quindi coordinare le posizioni degli stati membri dell’Unione Africana nei negoziati internazionali”; e potrà parlare a nome dell’Unione, ma su mandato specifico degli stati membri. Un’autonomia decisamente ridotta, per un organo il cui obiettivo sarebbe quello di semplificare la struttura organizzativa, dando maggior spazio alle azioni diplomatiche e più forza all’Africa, che potrebbe parlare con una voce sola.

Il cammino verso la conformazione degli “Stati Uniti d’Africa”, tanto caro a Gheddafi, presidente di turno dell’Ua, si fa più lento del previsto, nonostante le tante iniziative diplomatiche intraprese dal Colonello negli ultimi mesi, che hanno avuto tra gli obiettivi principali quello di creare consenso attorno alla sua visione di Unione. Resta il fatto che il processo verso una gestione condivisa della politica è ormai innescato. Come ha affermato il Ministro degli esteri del Benin, Jean-Marie Ehouzou, che ha partecipato al negoziato: “Gli stati membri sono disposti a rinunciare a una parte della loro sovranità a benefici o della nuova autorità”. I tempi non sono ancora maturi per una scelta più corraggiosa.

Dal vertice dell’Ua è arrivata anche una doccia fredda per la giustizia internazionale: i capi di stato hanno infatti detto no a una collaborazione con la Corte penale internazionale dell’Aja. In un documento diffuso nel corso del summit dell’Unione africana a Sirte, in Libia, si afferma che i paesi dell’Ua “non coopereranno” con la Cpi per “l’arresto e la consegna di personalità africane inquisite”. Un chiaro segno di solidarietà al presidente sudanese, crimini di guerra e contro l’umanità in Darfur, la regione sudanese dove dal 2003 è in corso un conflitto civile. La scelta di difendere Bashir diventa un precedente per le eventuale iniziative della Cpi in Africa, prospettiva che preoccupa molti capi di stato africani con la coscienza non proprio pulita. Sulla presa di posizione dell’Ua ha spinto molto la Libia di Gheddafi, che detiene la presidenza dell’unione per quest’anno. La Libia è stato uno dei primi Paesi a non tenere conto della decisione del Cpi e ad accogliere Omar el-Beshir malgrado un mandato di arresto internazionale spiccato nel mese di marzo.

Le organizzazioni per i diritti umani, con Human Rights Watch in testa, definiscono il documento dei capi di stato africani “un insulto”, perchè in questo modo “si dà l’ordine” ai trenta paesi membri dell’Ua che hanno firmato la Carta di Roma di “non seguire gli obblighi legali” che il sostegno alla Cpi comporta. Su questo aspetto i 53 delegati degli stati africani hanno trovato facilmente l’accordo.

I precedenti vertici dell’Unione africana:

Vertice Ua: il sogno degli Stati uniti d’Africa, 2 febbraio 2007