Lettere aperte

Presa di posizione della Chiesa locale sulla grave crisi del paese e sui comportamenti dei ribelli di Seleka. Duro monito al presidente Michel Djotodia e all’ambasciatore di Francia Serge Mucetti.

Con due lettere – una rivolta all’ambasciatore di Francia in Centrafrica, Serge Mucetti, l’altra direttamente al presidente della Repubblica centrafricana, Michel Djotodia, entrambe inviate il 23 aprile – , mons. Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, mons. Désiré Nongo Aziagbia, vescovo di Bossangoa, e mons. Cyr Nestor Yapaupa, vescovo coadiutore di Alindao, hanno espresso preoccupazione e indignazione per quanto sta accadendo.

Nella lettera al presidente Djotodia, intitolata “Mai più. No all’impunità”, si sottolinea: «L’ora è grave. Le popolazioni delle città del Centrafrica sono sottoposte a stupri, saccheggi, estorsioni, rapine, vandalismi e altri misfatti orchestrati da elementi di Seleka (così si chiama, in lingua sango, la coalizione dei vari gruppi ribelli, ndr). Perché non condannate questi fatti? Fino a quando starete in silenzio?».

I vescovi, dopo aver fatto una lunga lista, delle sfide che la nazione deve affrontare (mettere in sicurezza il paese, far funzionare al meglio gli organi di transizione, disarmare i combattenti e accantonarli all’interno di strutture militari, rimpatrio dei mercenari ciadiani e sudanesi, recupero dei beni rubati e inviati in Sudan e Ciad…), si soffermano sulla «coabitazione tra centrafricani di religione cristiana e di religione musulmana. Un po’ ovunque nelle zone occupate si raccolgono testimonianze simili. Seleka è costituita in gran parte da musulmani stranieri e da alcuni musulmani centrafricani. La popolazione musulmana è stata in gran parte risparmiata dai saccheggi. Come spiegare l’accanimento di Seleka contro i beni della Chiesa?».

Ed ecco specificato l’accanimento: «Aggressione fisica di preti, religiosi e religiose. Impedita la libera circolazione a numerosi agenti pastorali. Colpi di arma da fuoco nella cattedrale Notre Dame de l’Immaculate Conception di Bangui, al termine della celebrazione della domenica della Palme. Saccheggio delle radio cattoliche a Bambari e Bossangoa. Furto sistematico di automobili e moto».

Concludono i vescovi: «Esigiamo da parte vostra una riparazione per tutti i beni della Chiesa rubati, saccheggiati, vandalizzati. A questo riguardo la Commissione episcopale giustizia e pace le farà pervenire un dossier completo».

Ancora più dura la protesta rivolta all’ambasciatore di Francia: «Eccellenza, le sofferenze del popolo centrafricano sono inammissibili. Come capire il vostro silenzio che potrebbe essere interpretato come complicità? Ci aspettiamo che lei metta in campo la sua autorità per una soluzione pacifica di questa crisi e perché ricordi alle nuove autorità di Bangui e alla comunità internazionale i loro impegni. Tra questi, promuovere il rispetto dei diritti umani e vegliare sul rispetto degli accordi di Libreville».

La chiesa in numeri

I cattolici centrafricani sono 1,3 milioni, su una popolazione stimata a 5 milioni (luglio 2012). Le diocesi sono 9, i vescovi 11, 192 i preti diocesani e 125 quelli religiosi; 23 i fratelli, 354 le religiose e 156 i seminaristi maggiori. Oltre 4mila i catechisti. La chiesa gestisce 106 scuole materne, 148 scuole elementari, 23 scuole medie e secondarie, 12 ospedali, 35 dispensari, 8 centri per anziani e portatori di handicap, 4 orfanotrofi e 23 centri di rieducazione.

Il territorio della Repubblica Centrafricana fu integrato nel 1846 nel Vicariato apostolico dell’Africa centrale, guidato, a partire dal 1872, da Daniele Comboni. I primi missionari giunti nel paese furono gli Spiritani nel 1894. Il primo sacerdote locale, don Barthélémy Boganda, fu ordinato nel 1938, ma lasciò il sacerdozio per diventare il maggior leader nazionalista: nel 1958 fu primo ministro della repubblica in seno all’Africa Occidentale Francese; nel 1959 morì in un misterioso incidente aereo.

 

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