Si è tenuta a Bamako, in Mali, il 26 e 27 marzo, l’Assemblea del Sahel Peace Initiative (SPI), appuntamento che vede coinvolti i vescovi cattolici operanti in vari paesi del Sahel e dell’Africa occidentale.
Tema dell’incontro è stato “Pace nel Sahel e nell’Africa occidentale: un appello dei leader religiosi e tradizionali alla coesione sociale attraverso l’azione collettiva”. Il Sahel è una delle aree geografiche più instabili, colpita da un’incessante crisi umanitaria, colpi di stato e attività di gruppi jihadisti.
Dopo il benvenuto ai partecipanti di Jonas Dembélé, vescovo di Kayes e presidente della Conferenza episcopale cattolica del Mali (CEM), che ha auspicato una migliore collaborazione tra le autorità religiose e civili per promuovere la pace nella regione del Sahel, monsignor Alexandre Yikyi Bazié, presidente della SPI e vescovo ausiliare della diocesi di Koudougou (Burkina Faso), ha ricordato le origini e la crescita dell’iniziativa: «Nel novembre 2019, i vescovi della nostra area non hanno distolto lo sguardo dai villaggi bruciati, dalle donne in fuga con i figli sulle spalle e dalla violenza dell’estremismo», ha detto il prelato, «… Da questo dolorosa visione è nata la SPI».
Fu nel novembre 2019, infatti, che i delegati, tra cui vescovi e membri del clero cattolico di Burkina Faso, Niger, Mali, Costa d’Avorio e Ghana, convocarono il primo seminario per discutere le sfide della sicurezza nella regione africana del Sahel, un’area di 5.400 km che comprende Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan ed Eritrea.
La regione era già allora afflitta da una violenza dilagante, con crisi politiche nei vari paesi che offrivano terreno fertile per la proliferazione di gruppi estremisti.
L’iniziativa dello SPI ha dunque lo scopo di promuove la pace, la coesione sociale e lo sviluppo soprattutto nel Sahel centrale (Burkina Faso, Mali e Niger) rispondendo al vuoto statale provocato dai vari colpi di stato, così da ripristinare la fiducia nelle istituzioni locali.
Secondo mons. Yikyi sono oltre 240mila i beneficiari diretti dell’iniziativa SPI nei paesi saheliani: giovani formati nell’azione per la pace, donne emancipate economicamente, sfollati assistiti e leader comunitari trasformati in agenti di riconciliazione.
Alla fine del 2024, la SPI ha ottenuto il riconoscimento formale come organizzazione regionale, consolidando il suo status di istituzione credibile che promuove la pace in tutta l’Africa occidentale.
Le priorità che la SPI si è data per il periodo 2025-2029 sono: prevenzione dei conflitti attraverso il dialogo e la coesione sociale; risposta umanitaria e sviluppo socio-economico; rafforzamento della governance locale e della cittadinanza; mobilitazione delle risorse e sviluppo istituzionale della rete Sahel Peace Initiative.
Da parte sua, il dottor Jude Marie Banatte, direttore regionale di Catholic Relief Services (CRS) per l’Africa centrale e occidentale, ha ribadito il suo sostegno all’SPI. E ha elogiato soprattutto l’iniziativa per aver superato i confini territoriali e confessionali, producendo risultati concreti nel tessuto sociale ed ecclesiale in Ghana, Costa d’Avorio, Mali, Burkina Faso e Nigeria.