Gli snodi

All’integrazione dei musulmani in Italia concorrono anche gli orientamenti degli imam e dei luoghi di culto, oltre che una riforma della religione islamica. Una doppia sfida: per le comunità musulmane, e per la società e le istituzioni italiane. Vanno colmati ritardi e superati luoghi comuni. Nell’orizzonte di una nazione multireligiosa.

Il “neonato” fenomeno dell’Isis, con il suo terrore e il suo folle progetto di edificare un vasto califfato islamico che includa anche una parte dell’Europa e l’adesione di cittadini europei – naturalizzati e autoctoni – alla sua ideologia sanguinaria, culminata con la strage del 7 gennaio a Parigi, ha riacceso fortemente il dibattito sulla tuttora irrisolta “questione islam” in Italia. Questa “nuova” situazione ha generato un clima di tensione e di paura che ha consentito agli «imprenditori sociali della xenofobia e dell’odio anti-islamico» (come li definisce in queste pagine Stefano Allievi) di rincarare la dose nella loro campagna ideologica contro i musulmani che, oltre a essere tali, sono anche in maggioranza immigrati.

Questi ultimi sviluppi riportano a galla gli irrisolti interrogativi trascinati da oltre vent’anni che riguardano: l’approccio dello stato alla questione dell’inserimento dei musulmani nel tessuto sociale; il diritto alla libertà di culto; il nodo delle moschee; le questioni teologiche riguardanti l’ermeneutica della Scrittura; le problematiche interne alla composita comunità islamica e l’ingerenza di paesi terzi nella loro vita sociale e religiosa. È una comunità che cresce ma che rischia seriamente di essere confinata al margine della società, con tutti i rischi che ciò comporta.

Secondo il rapporto Unar/Idos 2014, Dalla discriminazione ai diritti, i musulmani che vivono in Italia sono circa 1,6 milioni. Costituiscono la seconda comunità di fede dopo quella cattolica. Questa stima si riferisce a persone provenienti da paesi a maggioranza islamica e con un background culturale islamico. La percentuale dei musulmani che frequentano le moschee varia tra il 10 e il 20%. Tale percentuale cresce sensibilmente nel mese di Ramadan e in occasione delle feste religiose.

La maggioranza dei musulmani presenti in Italia è di origine immigrata. Questa situazione condiziona molto il rapporto dello stato con l’islam, che viene considerato, alla stregua dell’immigrazione, un fenomeno di carattere strettamente contingente e di ordine pubblico la cui gestione è affidata al ministero dell’interno. Non a caso le consulte islamiche nate (e defunte) in passato sono state istituite dai vari Pisanu, Amato e Maroni.

Rispetto alla situazione in altri paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna, l’islam (in tempi moderni) e l’immigrazione in Italia sono due fenomeni abbastanza recenti, che in gran parte coincidono. Nel 1990 l’incidenza degli immigrati sulla popolazione totale era poco più dell’1% e la presenza islamica era marginale. Nel 2013 questa incidenza si aggira intorno all’8,1%; più di 5,3 milioni stimati dall’ultimo rapporto Unar/Idos del 2014. Oggi il 33,1% circa della popolazione immigrata regolarmente residente proviene da paesi a maggioranza musulmana. I marocchini sono la prima realtà extracomunitaria in Italia (525mila circa). Immigrazione e islam vengono trattati come un unico fenomeno emergenziale e securitario. Questo approccio che accosta i due fenomeni sta molto stretto a una parte della plurale realtà islamica, specie quella composta da naturalizzati e autoctoni convertiti all’islam, che denuncia un’evidente violazione della Costituzione, la quale garantisce la libertà di culto a tutti i cittadini.

Da parte delle istituzioni vi è una palese non volontà politica di legiferare affinché la realtà musulmana venga inserita adeguatamente nel tessuto sociale italiano. E ciò deriva da una dichiarata avversione ideologica da parte di una frazione non irrilevante del mondo politico nei confronti dei musulmani/immigrati, che si oppone con forza a ogni forma di riconoscimento giuridico dell’islam in Italia. Ad oggi, l’unico ente di culto riconosciuto come soggetto giuridico ai termini della legge relativa ai culti ammessi (1929-30), è il Centro islamico culturale d’Italia (gestito e finanziato da paesi terzi).

Eurabia?
La progressiva avversione politica e istituzionale nei confronti dei musulmani ha consentito il dilagare dell’islamofobia presso l’opinione pubblica, non solo in Italia ma in tutta Europa. Il sentire comune è quello secondo il quale fra qualche decennio l’Europa sarà invasa dai musulmani perché fanno troppi figli. (…)

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