Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di giugno 2026.
Sabato 9 maggio Diala Kante, un orafo italiano originario del Senegal, è appena uscito dal lavoro e si sta recando con i suoi figli al ristorante di cucina senegalese Baobab, a Milano, zona Lima. Davanti al ristorante ci sono degli agenti di polizia che gli chiedono i documenti. Diala glieli mostra, ma i poliziotti gli chiedono il permesso di soggiorno. Diala è cittadino italiano. Chiede perché venissero sempre in quel ristorante a fare i controlli e non in altri locali. «Ce l’avete con i neri!», dice a un poliziotto.
A questo punto è stato spinto a terra, ammanettato e tenuto giù per alcuni minuti, davanti ai figli che piangono. Viene poi portato in questura, dove rimane 12 ore. «Mi hanno detto che ho fatto resistenza. Ma non è vero, ho solo parlato. Non ho il diritto di esprimermi? Mi hanno trattenuto dalle 20 alle 8 di mattina. Mi hanno chiesto, poi, di firmare un verbale. Ma non l’ho fatto perché c’erano scritte cose non vere».
Lo stesso sabato, a Taranto, Bakari Sako, trentacinquenne maliano, stava pedalando verso la stazione per prendere un treno diretto a Massafra, dove lavorava come bracciante. Non ci è mai arrivato: una baby gang di cinque ragazzi, quattro dei quali minorenni, lo ha aggredito a pugni e coltellate. Il movente era la sua pelle nera. Bakari ha cercato rifugio in un bar vicino, ma il titolare lo avrebbe invitato a uscire senza chiamare la polizia, anche mentre gli assalitori lo trascinavano fuori in una pozza di sangue. È morto poco dopo.
Sembra impossibile che nel 2026 accadano ancora episodi del genere. Eppure siamo costretti a raccontarli. Un tale odio può nascere solo in una società malata, che cerca un nemico, per sfuggire alla paura di guardarsi allo specchio. La paura di non vedervi nulla. E il nemico più facile è quello che si vede, la pelle non tradisce. È il nero. Perché non ci chiediamo il motivo di tanto odio da parte di adolescenti contro un uomo che va a lavorare, che non conoscono? Di lui vedono solo la sua pelle. È solo un corpo, non un essere umano.
E perché si chiedono i documenti a un altro uomo, solo perché è evidentemente straniero? Perché lo si ammanetta e lo si arresta? Si sarebbero comportati allo stesso modo quei poliziotti, se ad avvicinarsi a quel ristorante fosse stato un cittadino italiano come Diala, ma con la pelle chiara?
Episodi
In Italia i reati d’odio registrati oscillano negli ultimi anni tra circa 900 e 1.400 casi l’anno secondo l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Le aggressioni a sfondo razziale e xenofobo rappresentano una delle componenti principali, ma i dati ufficiali includono solo gli episodi riconosciuti dalle forze dell’ordine. Gli esperti sottolineano una forte sottostima del fenomeno.