Ambiente / R.D.Congo
Le dichiarazioni della settimana scorsa del primo ministro congolese sull'intenzione del governo di ridisegnare i confini del parco più antico d'Africa per lo sfruttamento petrolifero, fanno di nuovo temere il peggio per la riserva da sempre a rischio.

Triste notizia per tutti gli ambientalisti di buona volontà. Calpestando tutti i precedenti impegni e stracciando ogni assicurazione, il primo ministro della Repubblica democratica del Congo (Rdc), Matata Ponyo, ha dichiarato la settimana scorsa che il suo paese intende ridisegnare i confini del Parco dei Virunga, per fare spazio a progetti di sfruttamento petrolifero.

«Le autorità hanno preso contatti con l’Unesco per valutare le varie opportunità che ci consentano di sfruttare le ricchezze del sottosuolo» ha detto alla stampa il primo ministro congolese che ha poi precisato «il governo sta cercando di fare un uso responsabile del parco per sfruttarne le risorse e farne godere la popolazione locale». Affermazioni che hanno generato subito un dibattito e forte scontento a livello internazionale, specie fra le organizzazioni ambientaliste.

L’Unesco (il Parco nazionale dei Virunga dal 1979 figura nella lista dei siti del Patrimonio mondiale dell’Unesco) ha smentito ogni trattativa in proposito. Interrogato dall’agenzia Afp, il rappresentante Unesco nella Rdc, Abdourahamane Diallo, ha detto che non ci sono trattative tra il suo istituto e Kinshasa su questi temi, ma solo delle discussioni e scambi d’idee, e non si è parlato di eventuali declassamenti di parti del Parco.

La riserva dei Virunga
Il Parco nazionale dei Virunga copre una superficie di 7.800 km². Creato nel 1925, il Parco è il più vecchio fra tutti quelli nazionali del continente,.

La riserva dei Virunga si caratterizza per la sua catena di vulcani attivi e la grande ricchezza e diversità dei suoi abitanti che supera quella di ogni altro parco africano, andando dalle paludi e la steppa fino alle nevi eterne del Rwenzori, a più di 5mila metri di altitudine, passando dalle pianure di lava e le savane sulle pendici dei vulcani. Accoglie una grande diversità di specie vegetali e animali. Vi sono recensite più di 2mila specie di piante, 218 specie di mammiferi, 706 specie di uccelli, 109 specie di rettili e 78 specie di anfibi. Ed è famoso anche e soprattutto perché dimora della più numerosa comunità di gorilla di montagna, una specie ad alto rischio di estinzione.

Le minacce
Un paradiso. Che però da anni ormai soffre a causa della mancanza di leggi che lo proteggano e del conflitto tra i gruppi armati nell’est della Rdc, da sempre teatro di instabilità.

A queste minacce se n’è aggiunta un’altra: l’oro nero scoperto nel sottosuolo. Le insidie arrivano dalla brama di sfruttamento petrolifero per l’arricchimento del governo congolese e dai progetti di due compagnie, la francese Total e la britannica Soco che, già da alcuni anni (dal 2010) hanno ottenuto concessioni dalla Rdc per prospezioni petrolifere non solo nelle zone limitrofe ma anche all’interno del parco illegalmente. Dopo un intensa mobilitazione internazionale e locale, il governo congolese ha sospeso le licenze e la Total si è impegnata a non entrare nel perimetro del parco.
Più difficile risulta difendere il parco dai britannici della Soco. Human Rights Watch ha documentato numerosi casi di rangers del Parco Virunga, sostenitori dei diritti umani e attivisti ambientali, che sono stati minacciati. In più da alcune indagini risulta che la Soco avrebbe corrotto o minacciato guardiani del parco. Si ricordi poi che il caso di Emmanuel de Mérode, il direttore belga del parco, che il 15 aprile 2014 ha subì anche un attentato da parte di uomini armati in cui è rimase gravemente ferito.

Le guardie del Parco hanno pagato cara la difesa di questo sito: dal 1996, 130 di loro sono stati uccisi. Tante ombre e molto sangue versato.

Regione martoriata
Il Comitato del Patrimonio mondiale ricorda che l’esplorazione e lo sfruttamento minerario, petrolifero e del gas sono incompatibili con lo statuto del patrimonio mondiale, il cui valore universale eccezionale deve essere strettamente preservato.

Tutte le organizzazioni in difesa dell’ambiente si stanno mobilitando per evitare il peggio al parco dei Virunga. Anche perché da più di vent’anni è diventato un «sito in pericolo». Da due decenni infatti, gorilla, okapi, elefanti e ippopotami hanno dovuto spartire il loro territorio con ospiti indesiderati: i rifugiati hutu scappati qui dal Rwanda dopo il genocidio del 1994, i gruppi armati rwandesi, militari congolesi in rotta con il loro governo, senza dimenticare poi il bracconaggio e i contadini alla cerca di legna da ardere. Un paradiso naturale che deve lottare con una delle zone politiche più infernali del pianeta e ora anche con la sete di denaro di potenti politici e uomini d’affari.

Nella foto in alto una vista dall’alto del Parco nazionale dei Virunga, in R.D.Congo.