I migranti si raccontano
Fuggiti da guerre, debiti e disperazione, i profughi ospiti dell’Ostello della gioventù di Verona, raccontati dai giovani che hanno partecipato al corso di “Formazione alla Comunicazione e Giornalismo” organizzato dalla Fondazione Nigrizia Onlus dal 3 all’8 ottobre.

“Hanno ucciso mia moglie incinta di sei mesi e mio padre…” dice Sunday (*). “Ho visto con i miei occhi come i ribelli di Gheddafi hanno ammazzato due miei amici” racconta, invece, Lanre. Queste sono solo alcune delle storie che si portano dentro il cuore i profughi provenienti dalla Libia e ospitati a Verona, presso l’Ostello della gioventù “Villa Francescatti”, che ospita da più di 3 mesi migranti dell’Africa sub-sahariana.

Sono centinaia le persone accolte a Verona. Costretti a scappare dal paese in cui vivevano, molti di loro, prima di prendere una decisione così difficile, avevano una casa, una famiglia, una vita. Per un motivo o per l’altro hanno dovuto lasciare tutto e fuggire dalle proprie case, come fossero criminali.

“In Libia stavo molto bene. Quando è iniziata la guerra sono dovuto scappare via, abbandonando tutto: la mia casa, costruita con le mie mani, la mia famiglia, il mio lavoro… Qui mi sento perso. I giorni passano tutti uguali. Ho voglia di lavorare, di rendermi utile, di imparare qualcosa. Ma non riesco a fare nulla…” spiega Jide, un giovane nigeriano.

Altri, invece, conservano un ricordo diverso della Libia: è il caso di Ibrahim, originario del Mali. “Sono partito dal mio paese in condizioni precarie – racconta – con tanti debiti che mi hanno portato a chiudere la mia attività”. Ibrahim è partito per l’Europa con i pochi risparmi che gli sono rimasti: “Non avevo più niente da perdere. Sono arrivato in Libia proprio quando è iniziata la ‘caccia al nero’. Alcuni dei miei amici sono stati uccisi dai ribelli del Consiglio Nazionale di Transizione. Se Dio vuole, confido nella sensibilità e nell’altruismo degli italiani, che spero possano aiutarmi a cominciare una nuova vita”.

Molti lamentano l’indifferenza delle istituzioni e delle organizzazioni che si occupano di immigrazione. A pesare, però, più di tutto, è la totale confusione burocratica in cui si trovano: i giovani non conoscono con precisione la loro condizione giuridica attuale, né ciò che li aspetta in futuro. Vivono in un limbo. “Non c’è nessuno che si interessa a noi, né alla nostra condizione. Le istituzioni ci hanno abbandonato. Non sappiamo di preciso neanche quale sia la nostra situazione dal punto di vista burocratico”, dice Sunday. Il bisogno di capire ed essere capiti, questo è quanto si legge negli occhi di questi ragazzi. La struttura di Verona ne ospita più di 40 dalla scorsa estate, dopo che il ministero dell’Interno ha deciso di ripartire tra tutte le regioni italiane le migliaia di persone che hanno raggiunto, dall’inizio dell’anno, l’isola di Lampedusa.

Alcuni migranti sono stati trasferiti a Verona insieme alle loro famiglia, come Lanre, nigeriano. È arrivato in Italia insieme alla moglie. Pur vivendo nella stessa città possono, però, vedersi solo poche ore al giorno. Lei è stata, infatti, assegnata ad un’abitazione diversa dalla sua, in un comune a 15 chilometri di distanza. “All’inizio – spiega Lanre – non sapevo dove si trovava mia moglie. Appena siamo arrivati a Verona ci hanno divisi. Il fatto che lei sia vicina mi fa stare meglio perché so che non è in pericolo. La vedo ogni giorno. Però, d’altra parte, è dura sapere che lei non è al mio fianco”.

Come gran parte dei profughi dalla Libia, anche loro dovrebbero essere in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo di 6 mesi, accordato dal governo ad aprile. Sono, tuttavia, molti i casi in cui questo permesso non è mai arrivato. Il 6 ottobre, un decreto della Presidenza del Consiglio, ha prorogato la permanenza dei migranti di altri 6 mesi: potranno rimanere in Italia anche senza chiedere il rinnovo del proprio permesso di soggiorno, necessario, tuttavia, per poter lavorare. La questione è rinviata ad aprile 2012.


(hanno collaborato: Akua Annokye Belvern, Maria Angella Capasso, Andressa Collet, Abdelfettah El Aidi, Ada Indries, Tolulope Olabode Kuti)

(*)
su richiesta degli interessati, a tutela della loro identità, sono stati utilizzati nomi di fantasia

Video

La videointervista è frutto del lavoro conclusivo dei giovani che hanno partecipato al corso di “Formazione alla comunicazione e giornalismo per giovani stranieri in Italia”, tenuto dal 3 al 8 ottobre 2011 presso la Fondazione Nigrizia onlus a Verona.

Le interviste, le immagini e il testo sono state registrate, montate e scritte nel pomeriggio del 7 ottobre da:
Akua Annokye Belvern
Maria Angella Capasso
Andressa Collet
Abdelfettah El Aidi
Ada Indries

Tolulope Olabode Kuti
Fabrice Kayugi
Maryia Lialiuk