Le realtà in Congo, Gabon e Ciad

Non hanno ancora il successo dei movimenti senegalesi e burkinabè. Colpa anche della repressione di regimi decennali. Persecuzioni taciute dalla comunità internazionale che considera quei paesi importanti per la stabilità della regione.

Al di là dell’esperienza in Rd Congo, altri movimenti proliferano come voci di dissenso in Africa centrale, a partire da Congo, Gabon e Ciad. Paesi dove, purtroppo, questi movimenti devono fare i conti con una repressione violenta ed esplicita. È forse anche per questo che non riescono ancora ad avere il successo dei compagni senegalesi e burkinabè. 

I congolesi Ras–le-bol e Sassoufit
«Il potere al popolo, due mandati e basta!» è lo slogan sulla pagina Facebook del movimento congolese Ras-le-bol, (dal francese, “arcistufo”). «Sono liberi! I militanti del movimento, incarcerati dal 9 ottobre 2015 per aver manifestato pacificamente contro il cambiamento della Costituzione, sono stati appena liberati dopo molti abusi di potere», si legge in un post del 19 gennaio scorso. «Siamo contenti, ma la situazione non cambia. Riceviamo sempre intimidazioni e minacce, i nostri spettacoli vengono boicottati. Io sono stato aggredito più di una volta…ma noi continuiamo», commenta, da Brazaville, il giorno dopo, Martial Panucci, portavoce del movimento e artista rapper. Ras-le-bol, movimento che lui stesso definisce «cittadino e non violento», è nato nel 2013 quando lui e altri amici artisti hanno iniziato a discutere. Ma è del dicembre 2014 la decisione di strutturarsi veramente. «All’inizio eravamo cinque rapper impegnati, poi il gruppo è cresciuto fino ad avere oggi un centinaio di membri attivi, con basi a Brazaville, Pointe Noire e a Owando, soprattutto studenti e diplomati disoccupati, tra i 20 e 30 anni. Organizziamo manifestazioni e sit-in, ma anche proiezioni di film e incontri con i giovani per sensibilizzarli sul senso civico, sul fatto che hanno dei doveri, ma anche dei diritti», continua Panucci. Gli obbiettivi sono il risveglio della coscienza dei cittadini e la promozione della democrazia, in un paese dove, secondo l’artista, è tutta da costruire.

Gli stessi obiettivi e metodologie di lotta sono condivise da Sassoufit (dal francese, “abbastanza”, ma con un gioco di parole che riprende il nome del capo di stato Sassou-Nguesso): un altro movimento che si è opposto al referendum di fine ottobre, attraverso la partecipazione alle manifestazioni con gli attivisti sul terreno e la campagna online “Non toccare l’articolo 57”.

I gabonesi Ça suffit comme ça!
Ça suffit comme ça
(“Basta così!”) nasce, nel luglio del 2011, poco dopo il lancio di Y’en a marre, in Senegal. (…)

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*Luciana de Michele è giornalista freelance. Il suo blog: http://africalive.info/

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