NON SONO RAZZISTA MA – MAGGIO 2017
Marco Aime

Siamo stati educati fin da piccoli a temere il nero: “l’uomo nero ti porta via”, il nero è il colore della morte, delle tenebre. Poi da grandi abbiamo imparato che quando si associa l’aggettivo “nero”, il sostantivo ne esce peggiorato: mercato nero, lavoro nero, cambio nero, borsa nera… tutte cose illegali.

Il significato che viene attribuito ai colori, si sa, è un prodotto culturale, per esempio, il nero è colore del lutto in Occidente, mentre in Asia è il bianco. Poco a poco nero ha assunto una connotazione negativa. In realtà, i latini usavano il termine niger per indicare il nero brillante (positivo e bello) e ater che indicava il nero opaco – negativo. Ci è rimasto il derivato del primo con l’accezione del secondo.

Nel celebre film Grido di libertà il giudice chiede a Steven Biko: «Perché vi dite neri, quando siete in realtà marroni?». Il fondatore di Black consciouness risponde: «E allora voi? Vi dite bianchi, ma siete rosa?». Persino i colori che usiamo per discriminare gli altri, sono una costruzione. Pensiamo al termine “pellerossa” affibbiato ai nativi americani, che rossi non sono di certo o al “giallo” attribuito agli asiatici, che verrebbero così assimilati ai Simpson.

John Middleton, antropologo britannico che negli anni Cinquanta studiò i lugbara dell’Uganda, narra che una anziana signora del villaggio dove lui conduceva la sua ricerca, un giorno gli disse: «Sei una brava persona, ci aiuti, ci fai regali, ci porti medicine, se solo il colore della tua pelle non fosse così brutto…».

Negro, nero, afroamericano, tutti sinonimi inventati per addolcire la pillola. Oggi però si è più corretti e si usa l’espressione “di colore”, un altro eufemismo per dire nero, non bianco, perché la percezione che abbiamo di noi stessi è di persone che non hanno colore. Come se fossimo trasparenti, come se a essere colorati fossero solo gli altri.

«Io sogno che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per il contenuto della loro personalità» diceva accoratamente Martin Luther King e la pelle della maggior parte degli abitanti di questo pianeta ha la pelle scura.

Steven Biko

Si è battuto contro l’apartheid in Sudafrica fino a che ha potuto. Biko (1946-1977) è morto in carcere e nel 1980, Peter Gabriel gli dedicò una canzone, Biko, vietata in Sudafrica. Ha fondato il Movimento per la coscienza nera che era un gruppo politico, un’organizzazione sindacale e una lega studentesca.