Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di febbraio 2026.
In un mondo non dico ideale, ma solo normale, dopo l’attacco statunitense al Venezuela ci si aspetterebbe che l’UE stanziasse qualche miliardo per inviare armi a un paese i cui confini sono stati violati, come nel caso dell’Ucraìna, e il cui presidente è stato rapito e incarcerato. Ci si attenderebbero dichiarazioni di sdegno, richiami al diritto internazionale, critiche feroci al presidente Trump. Nulla.
Qualche timido belato della sinistra, la scontata approvazione di Meloni, che è sovranista solo a casa sua, i soliti distinguo per cui siccome Maduro è un dittatore (eletto), non è così grave l’intervento militare. Ragionamento che non vale per i dittatori amici degli USA.
Qualche sussulto, invece, si registra davanti alla minaccia sulla Groenlandia, come a dire: se si prende la roba d’altri va bene, ma non tocchi la nostra. Aveva dunque ragione il ministro Tajani a dire che il diritto internazionale «vale solo fino a un certo punto». Forse sarebbe stato più onesto dire: «vale fino a che ci fa comodo».
In Italia, come in molti altri paesi, viene da pensare al crescente allontanamento dei cittadini dalla politica. Da anni il numero dei votanti è in calo, segno di evidente sfiducia nella gestione del governo, qualunque esso sia. Si dice spesso che si vota “di pancia”, senza analisi razionale: solo così si spiegherebbe perché molti appartenenti alle classi meno abbienti votino per una destra che le penalizza.
In mancanza di programmi chiari, ci si allontana dalla partecipazione perché non si intravedono sbocchi: il futuro è scomparso dalla politica. Per motivi anagrafici sta scomparendo la generazione che il voto l’ha conquistato e ne apprezzava l’importanza.
Data troppo per scontata, l’azione democratica perde valore, e con essa l’intero sistema. Le minori differenze tra gli schieramenti, l’appiattimento sui modelli liberisti, la mancanza di proposte spingono la gente, soprattutto i giovani, a rinchiudersi.
Oggi il non voto è il voto più razionale, quello che si basa su un ragionamento e non su un’appartenenza ideologica. Ecco la colpa della politica: non saper più fare sognare. Non bastano le idee. La democrazia per sopravvivere ha bisogno di emozioni, di passioni, persino di utopie: solo così la gente tornerà a sentirsi parte di una società.
Non voto
Alle elezioni europee del giugno 2024, per la prima volta nella storia della Repubblica, l’astensionismo ha superato il voto attivo in un’elezione nazionale: l’affluenza è crollata al 48,31%, scendendo per la prima volta sotto la soglia del 50%. Un dato che certifica il “non voto” come prima forza del paese.