Elezioni locali in Congo – Brazzaville
Dopo un rinvio lungo un anno, il 28 settembre si terranno le elezioni locali in Repubblica del Congo. Un test per la maggioranza, ma non per il grande “capo” Nguesso, saldo al potere. Molti dubbi e ombre sulla legittimità del voto nelle precedenti occasioni. Ora la storia rischia di ripetersi.

La Repubblica del Congo si appresta ad andare al voto, il 28 settembre, per le elezioni locali. Un appuntamento elettorale rinviato di un anno per un dibattito interno sulla “loro organizzazione”. La matassa da sbrogliare, il registro elettorale. A ogni tornata elettorale si pone il problema. Lo è stato per le presidenziali del 2009 e per quelle legislative del 2012 (nella foto a destra Nguesso alle elezioni del 2012).

Un registro elettorale spesso contestato dalle opposizioni, spesso non a torto. Nel 2009, in occasione delle elezioni presidenziali, gli aventi diritto, gli elettori, secondo il registro di allora erano 2,2 milioni. Un dato un po’ sproporzionato rispetto alla popolazione, 3,6 milioni di abitanti, e contestato dalle opposizioni, secondo le quali i registri elettorali sono stati gonfiati ad arte, in particolare nei distretti e nei comuni dove la presenza di militanti del Partito congolese del lavoro, per intenderci quello del presidente Denis Sassou Nguesso, erano massicciamente presenti. Con il risultato che in molti distretti gli aventi diritto superavano abbondantemente gli abitanti stessi. Miracoli della democrazia congolese. Elezioni, tuttavia, che non hanno avuto un gran seguito, la vittoria scontata del presidente uscente, ma con i seggi elettorali vuoti.

E’ stato stimato da osservatori indipendenti, soprattutto dalla stampa estera, che al voto ha partecipato poco meno del 10 per cento degli aventi diritto, fatto che si è ripetuto nelle elezioni legislative del 2012. Dati alla mano, dunque, al voto hanno partecipato circa 200mila aventi diritto e la vittoria di Sassou Nguesso è stata bulgara. Ne è risultata una prova di democrazia senza legittimità nazionale e internazionale, in un clima di paura. Le tessere elettorali sono rimaste impilate nei seggi in attesa che i legittimi proprietari venissero a ritirarle, ma non è successo.

Ora, la storia rischia di ripetersi. Il registro elettorale è stato rivisto e gli aventi diritto sono diventati 1,8 milioni. Registro elettorale contestato dall’opposizione che teme, inoltre, una prossima riforma costituzionale per consentire al capo dello Stato di rimanere al potere, utilizzando proprio il nuovo registro. Queste elezioni locali rappresentano un test elettorale per la maggioranza e in particolare per il partito al potere che si trova in una situazione di fragilità e divisione interna, nonostante il suo “capo”, sia saldamente al potere. La Repubblica del Congo nella classifica di Transparency International sulla corruzione rimane intorno al 154esimo posto su 178 paesi, insomma nell’area indicata come “alta corruzione”. Infatti il meccanismo che funziona meglio nel paese è proprio quello corruttivo, a tutti i livelli. Tutto ruota intorno alla famiglia del presidente che usa denaro pubblico per fini privati. Nonostante le entrate petrolifere miliardarie, infatti, il 70 per cento della popolazione sopravvive sotto la soglia di povertà. Un dato che spiega, più di ogni altra cosa, che i cittadini congolesi sono poco interessanti a una democrazia, che si traduce solo in multipartitismo, che non da di che vivere.