NESSI E CONNESSI – DOSSIER LUGLIO e AGOSTO 2019

Giganti americani e cinesi stanno investendo massicciamente nel continente con l’obiettivo di un controllo, totale o parziale, del cyberspazio africano. Assistiamo, così, a una nuova corsa all'accaparramento dell'Africa, della sua rete in questo caso.

Da Tangeri a Città del Capo: in tutto il continente africano, stanno nascendo centri di ricerca e incubatrici di start-up creati dai giganti americani e cinesi della rete. A Lagos, in quella comunemente conosciuta come la Yabacon Valley, nel maggio 2018 Facebook, ha avviato Ng Hub Facebook che ha l’obiettivo di dar vita a una comunità tecnologica formando 50mila tecnici tra informatici e sviluppatori di software. Google ha dato vita a un centro di ricerca in intelligenza artificiale ad Accra in Ghana e vanta già circa 100mila sviluppatori in tutto il continente.

Microsoft fornisce le sue tecnologie a quasi tutti i governi africani e, dopo questi esempi, la domanda che nasce spontanea è: perché negli ultimi anni si è registrato un così grande interesse da parte dei colossi del web occidentali, i GAFAM (Google, Apple, Amazon, Facebook e Microsoft), e i loro omologhi orientali i BATX (Baidu, Alibaba, Tencent e Xiaomi) verso l’Africa? E come mai così tanti investimenti nel continente?

Le riposte sono molteplici ma hanno tutte un comune denominatore che si chiama cybercolonialismo. Georges Danzeis, dell’University College di Londra, ha spiegato così di che si tratta: «Una politica o una pratica che permette di prendere il controllo totale o parziale del cyberspazio di un altro paese con delle tecnologie che servono in primis a fare gli interessi di chi è il proprietario delle tecnologie stesse e che quindi guadagna sfruttando economicamente lo spazio di un altro stato». Partendo da questo concetto è ora facile capire che quella che sta verificandosi è una nuova corsa all’accaparramento dell’Africa: non più le sue terre e le sue acque, ma la sua rete.

Come frenarli?

In Europa, come negli Stati Uniti, negli ultimi anni, una serie di regolamentazioni, multe e restrizioni nei confronti di Google e Facebook hanno messo un freno allo strapotere degli autocrati della Silicon Valley. Lo scandalo Cambridge Analytica e il Regolamento generale per la protezione dei dati varato a maggio del 2018 dal Parlamento europeo sono solo due esempi che dimostrano come l’Occidente abbia cessato di essere il far west in cui i colossi del web potevano lanciarsi, con avveniristiche mire di successo, alla conquista di tutto ciò che gli si parava davanti. Ma così non è per l’Africa.

Innanzitutto, nel continente africano una vera e propria regolamentazione dei…

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