Affari digitali
Scambiarsi messaggi, ma anche pagare una bolletta o prelevare e depositare denaro, fare acquisti. Gratuitamente… Così il servizio di messaggistica WeChat va all’assalto del mercato africano delle app. A partire dal Sudafrica, in collaborazione con Standard Bank. Lo scontro con WhatsApp.

C’è un modello strategico di penetrazione economica che la Cina applica nella sua lunga, apparentemente inarrestabile, marcia alla conquista dell’Africa. Pechino arriva sempre con le mani piene di doni. E non stiamo parlando di corruzione, quella sarebbe tutta un’altra storia.
Si tratta invece di quello che oggi viene definito un “modello di business”, applicato in tutti i settori, per quanto diversi siano: dall’ottenimento di preziose concessioni minerarie a contratti statali per la costruzione di infrastrutture. La regola è sempre la stessa: offrire qualcosa subito e non chiedere, all’inizio, niente in cambio. I proventi arrivano poi inevitabilmente dal controllo che viene esercitato sullo specifico mercato o settore di attività.
Ultimo arrivato ad usare questa tecnica è WeChat, la piattaforma per messaggi che in Cina controlla il mercato lucroso dei servizi via app e della messaggistica.
WeChat in Cina è molto potente: 650 milioni di utenti e 10 milioni di app contenute sulla piattaforma, un “amico” digitale onnipresente col quale i cinesi, soprattutto di città, si scambiano messaggi, ma anche pagano le bollette e prenotano un taxi e possono ottenere un mutuo o investire in borsa oltre ad un’altra svariata serie di servizi on line. In pratica gli utenti cinesi non entrano nemmeno più nei meandri di Internet: tutto può essere fatto via WeChat.
Da un paio d’anni WeChat ha deciso di entrare nel mercato africano. È partita in Sudafrica e, da qualche tempo, è approdata in Nigeria e in altri paesi africani. Però, nonostante l’Africa sia una frontiera nuova e in rapida crescita dei servizi digitali, la penetrazione della piattaforma cinese ha incontrato qualche problema. Un sondaggio informale tra i giovani tecnologici nelle township ha rivelato che WeChat è troppo complicato e difficile da usare. Soprattutto se comparato con WhatsApp che è diventato ormai la piazza digitale per i giovani sudafricani. Nel 2014, giusto per dare un dato, WhatsApp ha registrato in Sudafrica il più alto tasso di penetrazione dell’intero pianeta.
Ma la pazienza, e le grandi disponibilità finanziarie che consentono di investire senza dover avere un ritorno immediato, sono la cifra costante della penetrazione cinese. Brett Loubser, capo di WeChat Africa, afferma che la sua missione è rendere la piattaforma il «punto centrale di controllo della vita quotidiana di una persona, offrendo transazioni e commercio digitale, ma anche diventando un secondo schermo per interagire con gli show televisivi più popolari».

Semplificare
Lo scambio di messaggi rimane un obiettivo importante per ogni attore digitale: la quantità di utenti e di messaggi scambiati alimenta il business come benzina sul fuoco, oltre ai preziosissimi dati personali che gli ignari messaggiatori continuano a regalare ai giganti del digitale.
Per arrivare al cuore dei messaggiatori, i cinesi – oltre a un rimaneggiamento tecnico per rendere la piattaforma più facile da usare – hanno deciso di provare a fare quel che finora non è riuscito a nessuno: diventare il portafoglio digitale dei sudafricani e per quella via legarli a sé anche nel prezioso settore della messaggistica e dei servizi in genere.
La diffusione delle applicazioni digitali che consentono di trasferire denaro – una vera innovazione di marca tutta africana – è stata velocissima in molti paesi del continente, data la scadente qualità dei servizi bancari in genere. Non così in Sudafrica dove, relativamente al resto dell’Africa, anche i poveri hanno un decente accesso ai servizi bancari ed è abbastanza facile e veloce trasferire fondi per via bancaria all’interno del paese.
Per questo le applicazioni bancarie in Sudafrica sono ancora molto simili a un semplice sistema di pagamento digitale legato alla propria banca. WeChat, in collaborazione con la Standard Bank, ha lanciato invece un sistema che consente di usare l’applicazione come sistema aperto: è possibile depositare denaro, gestire carte di credito e anche prelevare denaro cartaceo dai bancomat della Standard anche se l’utente non ha un conto corrente nella banca o perfino se non ne ha nessuno del tutto.
Nel grande videogioco del denaro digitale, i cinesi hanno certamente fatto il salto di livello in Sudafrica. E per ora non guadagnano. Ma il premio in palio è succoso: non solo il mercato sudafricano del denaro via app, ma anche la possibilità di entrare in competizione con gli attuali padroni del campo in tutto il continente, come M-Pesa ed Airtel. Poi la potenza di fuoco economica di Pechino potrebbe fare la differenza.