Speciale WSF 2009
Le comunità indigene sono al centro della 9° edizione del Forum Sociale Mondiale, che torna in Brasile, a Belem, cuore dell’Amazzonia.

Il World Social Forum torna in Brasile, sua terra natale. Dopo l’esperienza di Nairobi nel 2007 e gli eventi regionali nel 2008, quest’anno il più grande evento altermondialista si terrà a Belem, nel nord del Brasile.

Un grande evento mondiale che si propone come occasione di incontro e di confronto, uno spazio aperto e non governativo, nato su iniziativa di migliaia di associazioni e realtà della società civile che vogliono mettersi in rete. Una realtà nata nel 2001 a Porto Alegre, segno e frutto della globalizzazione e che proprio sfruttando le possibilità permesse dalla globalizzazione vuole costruire un mondo migliore, a partire dalla condivisione di esperienze concrete e sostenibili, e soprattutto, dal basso: il decentramento e l’autorganizzazione popolare stanno infatti alla base della struttura del WSF.

Alla 9° edizione del Forum, che si apre il 27 gennaio, partecipano più di 100mila persone, da 150 paesi di tutto il mondo. Fitto il calendario degli appuntamenti: fino al 1 febbraio incontri, seminari, workshop, dibattiti, tavole rotonde sui diritti umani, la tutela dell’ambiente e delle minoranze, l’economia alternativa, ma anche eventi culturali e sportivi, cerimonie religiose. Organizzati dai delegati di realtà della società civile, di oltre 4000 movimenti, dai rappresentanti delle popolazioni indigene, dai sindacati, ma anche da religiosi, amministratori di enti locali, artisti, giornalisti.

Tra i temi sul tavolo le possibili risposte globali alla crisi finanziaria globale, iniziative di solidarietà con Gaza, una marcia nelle favelas; in programma anche importanti appuntamenti come la Giornata Pan-Amazzonica, la Fiera del Commercio Equo, il Forum dei Teologi della liberazione, quello dei giudici, quello dei Parlamentari e delle Autonomie locali, quello degli scienziati.

La giornata Pan Amazzonica

Non è un caso che il WSF 2009 si svolga a Belem, (presso le sedi di due università, la Federal do Pará -UFPA- la e Federal Rural da Amazônia.-UFRA): quest’anno il Forum ha deciso di affrontare le sfide della crisi globale adottando la prospettiva dei movimenti indigeni, e la città di Belem si trova proprio nel cuore della foresta amazzonica, il più grande bacino verde del mondo che dal Brasile arriva in altri 8 paesi (Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela )

Il 28 gennaio, seconda giornata del Forum, sarà quindi dedicata ai movimenti di resistenza indigena: è prevista la partecipazione di oltre 3mila indios da tutto il mondo, che presenteranno le loro difficoltà e lanceranno, in linea con la loro cultura e tradizione, proposte per la salvaguardia del pianeta.

Il Forum Teologico

Gli aggiornamenti da Belem
La marcia indigena del 27/01
La giornata Pan-Amazzonica 28/01
Le proposte presentate al WSF 29/01
5 presidenti al Forum 30/01, di padre Dario Bossi

Le conclusioni del WSF
Ora la prova della concretezza di padre Giampaolo Pezzi

Oltre al WSF09

Presentare e confrontare progetti, esperienze e visioni del commercio equo e delle economie solidali: questo è il principale obiettivo della Fiera internazionale sul Comes e sulle economie solidali che si svolge in contemporanea con il WSF. Partecipano realtà di tutto il mondo, non solo latinoamericane, centinaia di piccoli produttori, le importanti reti internazionali che organizzeranno anche attività di formazione e confronto sulle possibili risposte alla crisi internazionale.

In contemporanea al WSF si aprono una serie di forum minori, come quello delle autorità locali, il 30 e 31 gennaio, il World Education Forum, il 26 e 27 gennaio, il V Forum mondiale dei giudici, che dal 23 al 25 gennaio si concentrerà sulla magistratura i diritti umani e dell’ambiente; quello dei parlamentari che si identificano nel processo del WSF, quello sulla scienza e la democrazia.

Dal 21 al 25 gennaio invece, prima dell’inizio del WSF, si tiene il III Forum della teologia della Liberazione, che dopo gli appuntamenti di Porto Alegre e Nairobi quest’anno a Belem religiosi, studiosi e laici si confronteranno su vari argomenti, dal rapporto con l’ambiente ai diritti umani, dalla teologia all’economia solidale.

Le piattaforme web e i media alternativi che seguono il Forum:
CIRANDA
WSFTV

IL FORUM DELLE RADIO
OPEN FSM
Fairwatch
(italiano)

Chi c’è al WSF dall’Italia:
Legambiente
Terra Futura
Caritas Italiana
Arci

Molti i missionari e le missionarie comboniane presenti al WSF di Belem, sia perché coinvolti direttamente nell’organizzazione degli eventi, in particolare per i progetti con le popolazioni amazzoniche, sia per la partecipazione al III Forum Mondiale della Teologia della Liberazione.
Il diario da Belem di p. Daniele Moschetti



Le precedenti edizioni: un giro intorno al mondo

A Porto Alegre, città natale del Forum, si sono tenute le prime tre edizioni del Foro, dal 2001 al 2003, e la quinta nel 2005.

Ma l’evento ha toccato anche altri continenti: nel 2004 si è trasferito in Asia, nello specifico Mumbai, in India, mentre nel 2006 si sono svolti contemporaneamente 3 eventi continentali: Mali (Africa), Pakistan (Asia) e Venezuela (Americhe). Nel 2007 è approdato in Africa, a Nairobi, in Kenya. Nel 2008 si è cercato di sottolineare come i processi che fanno capo al WSF siano radicati nelle realtà locali: in tutto il mondo si sono organizzate iniziative e attività autogestite per una Giornata mondiale di Azione e mobilitazione.

Gli approfondimenti di Nigrizia:


Gli aggiornamenti da Belem

27/01 La marcia indigena

Si apre oggi apre con una grande celebrazione indigena e una marcia per le strade della città di Belem, la IX edizione del World Social Forum. É prevista la partecipazione di almeno 100mila persone,
WSF09
condurranno la manifestazione i rappresentanti dei popoli indigeni di tutto il mondo.

I gruppi africani che hanno ospitato l’ultima edizione del Forum Sociale Mondiale a Nairobi (Kenya nel 2007) verranno accolti dalle comunità amazzoniche, che renderanno loro omaggio come propri ancestrali.

La marcia apre il Forum, la cui prima giornata, il 28 gennaio, sarà nuovamente dedicata alle popolazioni indigene ed afrodiscendenti, e ai 500 anni di resistenza ai regimi coloniali e, oggi ad una società che li emargina. La Giornata Pan-Amazzonica si focalizzerà su alcuni particolari problemi, molti dei quali legati all’ambiente, come i cambiamenti climatici e la giustizia ambientale, la tutela dei diritti umani, la criminalizzazione dei movimenti sociali.


28/01 La giornata Pan-Amazzonica

Il 9° Foro Sociale Mondiale entra nel pieno dei lavori con la giornata delle Tende Tematiche sulla Pan-Amazzonia che ha organizzato eventi in ambedue delle sedi del Foro : UFPA (Università Federale del Parà) e UFRA (Università Federale Rurale).

Le attività cominciano con diversi momenti di preghiera ecumenica arricchiti di gesti simbolici, riti ecologici, colori e spunti di danza indigena o orientale.

A lanciare i temi della giornata Pan-Amazzonica sono una serie d’iniziative: discorsi rivendicativi, proposte di soluzioni, presenza di gruppi indigeni dei diversi paesi rappresentati, Ecuador e Colombia, Argentina e Venezuela, Perù e Brasile. Poi iniziano i veri lavori di riflessioni nelle diverse tende tematiche, tra le varie proposte: una “valutazione sul Forum Teologico per la sua componente ecologica”; “Acque di Vita e Acque di morte”; “Per la Costruzione di un Mondo di pace, giustizia ed etica nel rispetto delle diverse spiritualità”; “Giustizia sui binari”.

Le attività sono innumerevoli e ci si perde in un fiume di gente che sale e scende le grandi arterie delle due università: spazi di verde e ponti su affluenti del Grande fiume Guarà che bagna i limiti dell’UFPA che vi si specchia come in un immenso lago.

Vicine l’una all’altra ci sono tre tende tematiche affollatissime. In una, Leonardo Boff fa la sua riflessione sul Forum Teologico e i diritti umani, nell’altra il dibattito sui diritti umani gira attorno alla figura di suor Dorothy con tre vescovi, dom Pietro Conti e dom Carlo Verzeletti -bresciani fidei donum- insieme a dom José Luiz Azcona, e poi quella dei missionari comboniani con il loro progetto di Giustizia sui binari (di cui Nigrizia.it ha pubblicato uno speciale nel settembre 2008).

Giustizia sui binari: la campagna dei missionari comboniani

L’esperienza della lotta in difesa dei popoli contro i soprusi della compagnia mineraria “Vale do Rio doce” ha suscitato molti appoggi, dal Mozambico al Canada. Nata come compagnia di Stato durante la seconda guerra mondiale per l’estrazione del ferro, trasformata in impresa di capitale privato le 1977, ha costruito una linea ferroviaria che è come il canale di scolo in cui si dissangua l’Amazzonia.

Sono stati costruiti 14 forni che bruciano ciascuno 17 grossi camion di eucalipti al giorno; la terra viene perciò sfruttata al monocultura degli eucalipti con la morte delle piccole aziende agricole per prodotti basici; la ferrovia non ha protezioni e si parla di centinaia di morti annuali per incidenti causati dal treno che trascina fuori della foresta centinaia e centinaia di vagoni di materiale ferreo. Il ricavato della compagnia nel 2007 fu di 19,25 miliardi di reali -la moneta locale-, qualcosa come 7 miliardi di euro. E cosa ha ottenuto la gente fino ad ora? La compagnia ha deciso di indennizzare i morti pagando loro la cassa per il funerale.

Ma la battaglia della campagna Giustizia sui binari va avanti, e il WSF è un’importante occasione per creare rete attorno a questo tema, nella ricerca di uno sviluppo ecosostenibile, che rispetti l’ambiente e favorisca un miglior livello di vita per la popolazione.

p. Giampaolo Pezzi


29/01 Da movimenti e politici le prime proposte

Mentre dal Forum economico mondiale in corso a Davos, in Svizzera, ancora non arrivano segnali di svolte epocali, alla nona edizione del World Social Forum in corso a Belém, la capitale dello stato amazzonico brasiliano del Parà, gli incontri e i dibattiti entrano nel vivo.
Il crollo del sistema finanziario globale, la crisi economica e il dilagare degli sconvolgimenti climatici hanno fornito ai movimenti alcune consapevolezze. Prima di tutto l’amara presa di coscienza del fatto che le previsioni compiute fin qui si stanno avverando. Questo modello di sviluppo, incentrato sulla finanziarizzazione delle economie, dicevano, porterà gravi problemi all’intero pianeta. Oggi gli effetti sotto gli occhi di tutti. Ma c’è anche un’altra consapevolezza, quella che solo da Belém possono arrivare proposte davvero alternative.

Il Forum Sociale Mondiale è al giro di boa e già dagli incontri emergono le prime proposte concrete. Sui temi ambientali lo stato del Parà annuncia di voler avviare nei prossimi anni un programma per piantare un miliardo di alberi per recuperare i 400milioni di tonnellate di CO2 bruciate con la deforestazione. L’Ecuador lancia invece una provocazione interessante: rinunciare ad estrarre il petrolio dal sottosuolo – operazione che comporterebbe la distruzione di gran parte delle foreste – in cambio del pagamento, da parte della comunità nazionale, di almeno una parte del mancato introito.

Acqua, energia e fonti rinnovabili sono stati ieri al centro della giornata dedicata ai popoli amazzonici, e per la prima volta, grazie anche al lavoro di vescovi, missionari e religiosi che lavorano al fianco degli indios del continente, si è avuta la partecipazione di popoli arrivati anche dalle regioni andine e dal sud del Messico. Tutti uniti nel denunciare l’esproprio, da parte delle multinazionali, delle loro terre per l’estrazione di risorse minerarie. E i conseguenti danni ambientali.

Ma c’è un altro aspetto che è sintomatico di una svolta vicina. Se fino allo scorso anni, infatti, il WSF era percepito più che altro come una vetrina, un centro di aggregazione della cosiddetta “società altromondista” impegnata nella lotta la capitalismo e al neoliberismo, oggi la presenza di sei capi di stato e di governo di altrettanti paesi dell’America Latina, indica quantomeno una volontà precisa di dialogo e di confronto tra politica e movimenti sociali. “La presenza del presidente brasiliano Lula da Silva – spiega da Belém l’europarlamentare e portavoce della rappresentanza italiana al WSF Vittorio Agnoletto – è per i movimenti un riconoscimento dei contenuti fin qui espressi, ma c’è anche attenzione al mantenimento dell’autonomia, base fondamentale per il corretto rapporto dialettico con la politica”.

In questo senso, prosegue Agnoletto, su alcuni temi c’è sintonia: “Lula ha annunciato la costruzione di un milione di case popolari e ha detto d’aver azzerato quasi del tutto l’analfabetismo, ma la discussione si accende invece su temi come quello della terra e dell’agricoltura, con i movimenti contadini che difendono l’economia familiare accusando il governo di aver firmato accordi con paesi occidentali per lo sfruttamento di enormi aree agricole per la produzione di biocombustibili”.

Oggi a Belém, la giornata è incentrata su questioni che hanno altrettanto fondamentale rilievo: finanza e commercio internazionale, tassazione e spesa pubblica, e ambiente e sistemi produttivi. E non è un caso che oggi sia anche la giornata dei presidenti. Questa mattina (alle 13 ora locale) è in programma un ‘faccia a faccia’ tra i movimenti dei “Sem Terra”, Evo Morales (Bolivia), Hugo Chavez (Venezuela) e Rafael Correa (Ecuador), mentre stasera allo stadio si terrà un meeting con tutti i sei presidenti (oltre ai già citati, anche la cilena Michelle Bachelet e l’ex vescovo paraguayano Fernando Lugo).

Tra le proposte già avanzate in materia economica, racconta ancora Angioletto, vi è il rilancio della Campagna contro i paradisi fiscali (70 nel mondo di cui 20 concentrati in Europa), il divieto di scambio di titoli derivati, il blocco della privatizzazione dei servizi pubblici, la socializzazione (e non la nazionalizzazione) delle banche in odore di fallimento.

Michela Trevisan


30/01 : I presidenti di Brasile, Ecuador, Paraguay, Venezuela, Bolivia al WFS

Maria das Graças, indigena ecuadoriana, li ha salutati con parole chiare, mostrando tutte le aspettative che i popoli originari ripongono in loro, dopo anni di sofferenza e esclusione: “non perseguitateteci piú! Rispettateteci, vi chiedo solo questo, nulla in piú”.

Graça, una delle coordinatrici del FSM, ha continuato con la stessa decisione, denunciando il pericolo di cedere definitivamente al modello di sviluppo divoratore della gente e della natura: “Assistiamo a un forte disimpegno delle istituzioni rispetto alle risorse naturali e al futuro delle nostre popolazioni. La deforestazione sta distruggendo anche le nostre popolazioni, specialmente i popoli originari”.

Ma lo spazio alla critica é stato molto controllato ( per evitare i fischi e le contestazioni del’ultimo FSM di Porto Alegre contro Lula), anche perchè l’appoggio attuale al presidente brasiliano é molto ampio, e innegabilmente ci troviamo di fronte a una nuova tappa della storia politica dell’America Latina.Un tornitore meccanico, un vescovo della liberazione, un indio, un giovane economista e un soldato giá imprigionato per un precedente tentativo di colpo di stato e poi scelto e apoggiato dalla gente: Lula, Fernando Lugo, Evo Morales, Rafael Correa e Hugo Chavez riuniti allo stesso tavolo per parlare ai delegati del FSM.

La congiuntura é nuova e puó aprire alla speranza; tutti gli interventi sottolineano che questa tappa della storia latinoamericana é stata costruita da tempo, viene da lontano e si fonda sulla lotta popolare per la democrazia. “Sono frutto della vostra lotta contro il neoliberismo”, dice Morales; “Siamo riflesso di ció per cui il popolo ha lottato. Una America indigena, meticcia, negra: dopo secoli, sta diventando realtá”, aggiunge Correa.

I popoli boliviano e ecuadoriano celebrano in questo passaggio storico le loro nuove costituzioni (quella boliviana é stata approvata dal 60% del paese proprio domenica scorsa): una Carta dei Diritti dei popoli indigeni nella prospettiva di ricostruire la Pachamama, la Grande Madre latinoamericana.

Tutti i presidenti richiamano all’urgenza e alla possibilitá storica di integrare i popoli dell’America Latina. Correa sottolinea che si tratta di “una necessitá di sopravvivenza” e chiede che si acceleri il processo per la creazione del Banco del Sur. Inoltre critica la Organizaciòn dos Estados Americanos (OEA), ancora molto dipendendente da Washington, e rilancia l’idea di una autogestione latinoamericana, che includa anche “nuestra hermana Cuba”, la nostra sorella Cuba.

É forte la ribellione contro il neoliberismo e l’imperialismo statunitense, e Lula ripone molte attese anche sul “negro Obama, figlio di uma terra che solo 40 anni fa ha assassinato Martin Luther King”.
Piú di un presidente fa cenno al “socialismo del secolo XXI”: Chavez specifica che non ha piú senso il cliché capitalismo=efficienza, socialismo=giustizia. “Dobbiamo essere capaci di costruire un socialismo giusto e efficiente, com un ruolo equilibrato dello stato, un’attenzione specifica all’ambiente e la scelta di un modello di sviluppo responsabile e sostenibile”, rafforza Correa, che fa molti richiami alla Dottrina Sociale della Chiesa ma grida il suo dolore nel considerare che é proprio il continente piú cattolico ad essere il piú disuguale del mondo. “Il gesto piú comune di Gesú, in molti momenti della sua vita, é stato spezzare il pane. Possibile che noi qui non riusciamo a spezzare e ripartire le nostre risorse per tutti?”
Morales dá le prospettive e la sfida per il futuro e propone quattro campagne, quattro aree di lavoro:

– una campagna mondiale per la pace e la giustizia (richiama specialmente la Palestina, l’Afganistan e l’Iraq, trascurando anche lui le guerre dimenticate di molti paesi africani). Esige uma riforma radicale dell’ONU.
– una campagna per un nuovo ordine economico internazionale; esige una riforma radicale di BM e FMI e chiede che l’indicatore di sviluppo non sia piú il PIL, ma l’indice di suddivisione della ricchezza.
– una campagna per salvare il Pianeta, mutando i modelli di consumo
– una campagna per la dignitá umana contro il consumismo: valorizzare l’umanitá, seppellire il capitalismo. Un simbolo per questo lavoro di riscatto delle culture popolari e contro il consumo della gente potrebbe essere, per Morales, la foglia di coca: per i popoli indigeni é alimento, fonte di vita; non possiamo lasciare che diventi, come tutto il resto del mondo di consumo, sostanza stupefacente e distruttrice delle persone.

p. Dario Bossi


Il Forum alla prova della concretezza: capitalismo e consumismo non si vincono solo con le idee

Il Forum Sociale Mondiale: uno spazio aperto di confronto, scambio di idee, dialogo. Una vera dinamica di democrazia intellettuale o un grande supermercato di idee?

L’uno e l’altra cosa, con quel pizzico di fantasia e disordine, il caldo torrido, gli scrosci improvvisi di pioggia, il sole che riappare cocente alla 4 del pomeriggio: è anche questo il Forum, la simpatica fantasia della natura di Belém e dei brasiliani che a volte degenera in confusione.

Seminari e atelier che cambiano di posto e di orario all’ultimo momento; auditori insufficienti per personaggi come Frei Betto, il teologo Comblin e la senatrice Marina Silva, che obbligano a spostare i partecipanti all’aperto sotto il sole; eventi soppressi, alternanza fra sale troppo piccole e sovraffollate e sale di lusso quasi vuoti. A volte gli espositori non arrivano e i presenti improvvisano un dialogo autogestito in tre, quattro lingue che fa emergere una vera democrazia di idee: accettazione reciproca, libertà di condividere posizioni opposte ma anche impossibilità di arrivare ad una conclusione.

Alla fine dei tre giorni centrali del Forum due sentimenti si fanno strada. Il primo è la coscienza che il mondo come esiste oggi non è più sostenibile. E il Forum, pur nei suoi aspetti negativi, apporta esperienze, permette condivisione, fa scaturire dall’oscurità e dal silenzio una miniera nascosta e un potenziale quasi inesauribile: la cultura indigena del rispetto alla terra, la condivisione senza pregiudizi, l’accettazione del differente senza il peso dello sforzo, l’accontentarsi, l’indifferenza al successo. Grandi espositori del Foro teologico come Sergio Torres, vescovi come Azcona, personaggi come Gesualdi, esponenti di movimenti brasiliani si siedono sui banchi di scuola delle aule o sui bordi dei marciapiedi mangiando un panino con accanto il loro zainetto come tutti.

Il secondo sentimento è che il Forum diventa sempre più un evento festivo, una celebrazione delle differenze, un’allegria di vivere. Ma Giustizia, Pace, Rispetto del Creato sono temi seri e valori che vanno vissuti, assimilati, e non propagandati come merce sui palcoscenici del mercato globale. Ci sono istanze di Chiesa che storcono il naso al sentirne parlare, ma i politici, gli ideologi, parte della popolazione stessa in realtà non ne vogliono sapere. L’ecologia è come lo slogan “essere dalla parte dei poveri”: ricco o povero che uno sia, vuole di tutto meno che essere e vivere da povero. Essere ecologisti è diventato un mestiere come un altro.

La crisi economica, finanziaria e del mercato obbliga oggi a prendere questi temi sul serio. Ma un mondo migliore che superi il capitalismo e il consumismo non è un affare di teorie, è prima di tutto una scelta di vita che porta a mettere altri valori al centro. La natura è la prima Bibbia che Dio ha dato all’uomo; si deve impara a leggerla come parola scritta da Dio, al contrario mai sarà rispettata veramente.

p. Giampaolo Pezzi


Il Forum Teologico

Ogni forum mondiale é uno spazio di contraddizioni, ed anche il Forum Mondiale di Teologia e Liberazione ha messo in luce contrasti e paradossi; ne consideriamo due.

Un conflitto evidente, nella mente e nella pratica di alcuni, é tra la teologia e prassi della liberazione e l’analisi ecologica, la difesa della vita e dell’ambiente.
Ad alcuni pare che la teologia della liberazione debba occuparsi semplicemente dei poveri, del conflitto di classe, dell’opzione per gli ultimi. Pensare all’ambiente sarebbe sviarsi, distrarsi dalla lotta, tradire la gente. Invece non esiste nessun contrasto, al contrario, uma profonda connessione tra due vittime: uomini e donne messi ai margini, che gridano la loro rivolta, e l’ambiente messo in ginocchio, soffocato in silenzio. Li troviamo insieme, vittime dello stesso sistema.
Chi soffre per le irresponsabili scelte imprenditoriali nel sud del mondo é l’ambiente e la gente povera delle periferie, su cui ricade inquinamento e tutte le conseguenze degli equilibri ambientali stravolti. L’alleanza tra il grido dei poveri e il silenzio soffocato della natura in agonia é il nuovo orizzonte per la liberazione integrale della vita.

Un altro grande constrasto emerge dalla critica alla teologia della liberazione, troppo orizzontale, tanto da far dimenticare il mistero, Dio stesso, la trascendenza. Cirticate anche le comunitá di base latinoamericane, che si occuperebbro troppo del ‘sociale’ (come se fosse possibile distinguere la convivenza sociale da ogni altra sfera esistenziale, emotiva, spirituale…).

Peró la violenza ambientale e il grido soffocato della vita che ci scappa dalle mani sono per ogni credente un profondo richiamo ad allargare e approfondire i suoi orizzonti. Noi che assumiamo la sfida dei poveri e della difesa del creato facciamo la scelta di una sorta di ‘ecologia della mente’.
Entriamo in una logica molto piú ampia di noi stessi; sentiamo che ci muoviamo e siamo dentro un universo ben piú grande. Relativizziamo le nostre dimensioni e ci includiamo nel ciclo vitale universale: oltre a me e a noi, c’é l’umanitá, ci sono altre creature vive, c’é il nostro pianeta, c’é l’universo intero.

Al contrario, chi si chiude in sfere di spiritualitá isolate si rintuzzisce e spegne. Chi sente il pulsare della vita e si batte per rianimarla amplifica i suoi sensi e percepisce che anche Dio palpita nella storia.

Avanti, dunque, articolando resistenza e alternative coraggiose a chi si fa beffe del creato, riduce la vita al profitto, allo sfruttamento intensivo della terra, allo spasimo di succhiare tempo e risorse, competere per crescere e crescere, piú in alto di tutti!

La parola ‘religione’ viene dal latino re-ligare. Tocca a te scegliere: ti imprigioni se ti leghi all’illusione che il culto e la dottrina sono il senso della vita. Si spalanca il mondo davanti a te se scegli la religione per seguire i legami universali che uniscono le persone tra loro, l’essere umano al creato, una nostra piccola storia al ciclo dell’universo. Lungo questo intreccio di legami si muove e ci parla lo Spirito di Dio creatore.

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