La nona edizione del World Social Forum, in corso a Belém, capitale dello Stato di Parà, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, entra nel vivo. Ed è, quella del 2009, un’edizione che si sviluppa in un momento delicato per gli equilibri mondiali, costretti loro malgrado ad un ripensamento sull’impostazione dei modelli di sviluppo globale. Temi centrali, non a caso, sono quest’anno le risorse, la crisi del capitalismo e l’ambiente.

A Belém sono riuniti, dal 27 gennaio al 1 febbraio 100.000 delegati di oltre 4.000 movimenti, sindacati, realtà della società civile, Ong e chiese provenienti da 150 paesi. Ma i protagonisti, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, sono i popoli indigeni. Tra le novità che segnano una svolta rispetto alle passate edizioni, vi è la presenza di ben sei capi di Stato o di governo di paesi latinoamericani (oltre allo stesso Brasile, Cile, Venezuela, Bolivia, Equador e Paraguay) che hanno disertato il parallelo Forum economico di Davos.
Il rapporto di queste prime giornate ce lo traccia, da Belém, Vittorio Agnoletto, europarlamentare e portavoce della rappresentanza italiana al WSF.

(A cura di Michela Trevisan)