Il Forum sociale entra nel vivo
L’ex presidente brasiliano e l’ex primo ministro italiano catalizzano l’attenzione di un Forum che si va costruendo caoticamente giorno dopo giorno. Tanti studenti universitari seguono i diversi seminari. Il presidente senegalese Wade ribadisce il proprio credo liberal-liberista.

Africa, tanta voglia di cambiare
L’arcivescovo di Dakar: giustizia, pace, sviluppo

Dal giorno di Lula a quello di D’Alema. Se ieri i fari del Forum sociale mondiale di Dakar erano tutti puntati sull’ex presidente brasiliano, un habitué degli appuntamenti “altermondisti”, oggi gli occhi, almeno delle delegazioni italiane, saranno incuriositi dall’osservare che ci fa il superbo antimovimentista per eccellenza della politica italiana nell’allegra confusione che si respira nella cittadella universitaria della capitale senegalese, che ospita il decimo social forum della storia.

Chissà se l’ex presidente del consiglio italiano, che inaugurerà la sessione “Migration: Key for Global Development”, proverà un brivido di fastidio nel constatare l’assoluto caos organizzativo in cui si dibatte l’appuntamento senegalese con l’utopia che un altro mondo è possibile. Quella di oggi non sarà l’unica “performance” dalemiana. Ritornerà al Forum anche il 10.

 

Caos organizzativo che ha un’origine. Che non sta solo nel tradizionale spirito un po’ erratico africano. Ma anche in oggettivi problemi logistici. Pochi giorni prima dell’inaugurazione del Forum, infatti, sembra che il nuovo consiglio che governa l’università di Dakar abbia deciso di non assegnare più le aule in esclusiva agli organizzatori dell’evento mondiale. Capita così che il programma del Forum si costruisca quotidianamente: appuntamenti in corso d’opera. Nessun cartello nella cittadella universitaria indica con certezza in quale aula o sala o auditorium si svolgerà una determinata sessione. Il primo che arriva, occupa: professore o manifestante che sia.

 

Caos amplificato ieri da una scaramuccia che ha creato il panico e un fuggi fuggi generale tra chi ha partecipato a un incontro dedicato al Sahara Occidentale. Un gruppo di marocchini residenti in Senegal sono venuti alle mani con degli algerini sostenitori della causa sahrawi.

Solo Lula non s’è accorto di nulla. Ovviamente. È stato accolto con gli onori che si riservano ai capi di stato, anche se ha dismesso da un mese quella carica. Sequestrato dal presidente senegalese Abdoulaye Wade, è stato portato nell’edificio di Place du sovenir, all’esterno della cittadella universitaria. Una soluzione singolare. Adottata, sembra, per problemi di sicurezza legati alla persona di Lula. Sta di fatto che lo spazio per la sua conferenza era assolutamente insufficiente per ospitare una personalità di tale livello.

L’ex presidente si è confermato un amante dell’Africa. Mai come nei suoi due mandati presidenziali le relazioni tra Brasile e continente africano si sono intensificati e rafforzati. Nella stessa Dakar, Brasilia ha scippato ai paesi europei, in particolare alla Francia, non solo posizioni di privilegio da un punto di vista economico. Ma anche leadership culturali. Non è un caso che l’evento clou d’inizio anno, il Festival delle arti nere, è stato sponsorizzato da Brasilia e non da Parigi.

 

Wade lo ha accolto con un sorriso largo. Lo ha coccolato. Ma il suo è stato un interesse politico totalmente slegato dal contesto del Forum. Ha fatto propaganda, paragonando i suoi “successi” a quelli di Lula. E negando completamente la realtà senegalese, ha ribadito che il suo paese è uscito dalla crisi: “Vendiamo perfino il riso alla Cina”, le sue parole.

Wade mai ha nascosto di non condividere le posizioni dei movimenti che chiedono un cambiamento radicale delle regole del gioco capitalistico. A un incontro col comitato organizzatore, prima del via della manifestazione, ha ribadito che con loro non vuole avere nulla a che fare. Lui è un liberale e il liberismo il suo verbo quotidiano.

Anche se il suo vocabolario conosce pure altre parole. Nepotismo, ad esempio. È un padre generoso. Il figlio Karim e la sua impresa di costruzioni ricevono in dono mille lavori. Soprattutto la realizzazione delle nuove strutture ricettive e alberghiere lungo la costa, conosciuta come Corniche.

 

Ma il Social non è Wade. E non è neppure solo i nomi di grido che lo affollano (ieri è intervenuto l’economista Samir Amin, domani sono attesi i contributi da Danielle Mitterand, Aminata Traoré, Susan George…). Ma nella polverizzazione dei mille incontri che si consumano quotidianamente, si incontrano realtà piccole ma incredibili, come l’esperienza di due senegalesi andati a proporre progetti agricoli in Brasile. Progetti che sembrano funzionare alla grande. Il mondo capovolto.

E il Social ha anche un’altra caratteristica: la totale commistione tra l’attività studentesca e l’attività seminariale del Forum. I vari incontri sono affollati di studenti. Che prendono diligentemente appunti. E le sale del Forum si affiancano a quelle dei vari dipartimenti dove si tengono regolari lezioni. Una confusione di ruoli contagiante. E prolifica di novità. Si spera.

Anche se poi gli studenti senegalesi devono affrontare quotidianamente problemi assai gravi. Un gruppo di loro ha bloccato alcuni giornalisti spiegando come sia tradita in Senegal la costituzione, che garantirebbe a tutti coloro che si diplomano l’accesso universitario. Invece, Wade e soci hanno adottato una riforma che seleziona gli accessi. Ma non in base al merito. Ma alle conoscenze. O alle affinità. Per poter frequentare i corsi universitari bisogna essere dotati della carta d’identità dello studente. La cui concessione è arbitraria. Per questi ragazzi, che protestano con toni decisi ma pacifici, un altro mondo è ancora lontano. (Giba da Dakar)