Tra progettualità e caos
Tra oggi e domani, il Forum sociale deciderà quali sfide lanciare e dove si terrà il prossimo appuntamento. Non mancano polemiche per la forte disorganizzazione, imputata al governo. Intanto i movimenti italiani hanno deciso che dal 25 giugno al 25 luglio si terranno a Genova iniziative per ritornare su quel che accadde nel 2001.

È dovuto intervenire d’imperio il Comitato organizzatore del Forum sociale mondiale per mettere a tacere le polemiche crescenti per il caos che sta avvolgendo l’appuntamento senegalese. Disorganizzazione. Dibattiti saltati per mancanze di sale. Gente che vaga in cerca di informazioni. Ormai i partecipanti si sono assuefatti al clima. E nessuno impreca più. Ma il Comitato punta il dito contro l’Università e implicitamente contro il governo senegalese.

Sembra, infatti, che all’origine della mancata collaborazione tra la dirigenza del Forum e quella universitaria ci sia una questione prettamente politica. Il precedente rettore, saltato a pochi giorni dall’evento “altermondialista”, avrebbe sostenuto le manifestazioni dei mesi scorsi degli studenti contro le scelte deficitarie dell’esecutivo senegalese in tema di diritto allo studio. Il timore del potere era che gli universitari, con il via libera del rettore, avessero potuto trasformare la loro rabbia in manifestazioni pubbliche e politiche in stile Maghreb, sfruttando la vetrina internazionale del Forum. Il governo avrebbe così agevolato il ricambio perentorio del rettore, mandando all’aria gli accordi in precedenza sottoscritti con gli organizzatori del Forum. Ai quali sarebbe stato lasciato solo un terzo delle sale previste inizialmente.

Del resto, il presidente senegalese Abdoulaye Wade non ha fatto mistero, neppure in questi giorni, di non credere affatto a questo tipo di iniziative. «Cosa cambiano questi Social forum?», si è chiesto retoricamente e pubblicamente il presidente.

Ma le tonnellate di polvere e il caos, vitale per la verità, che si respirano nella cittadella universitaria di Dakar hanno tuttavia spinto alcune grandi organizzazioni e figure di spicco del mondo “alternativo” a organizzare eventi fuori dagli stand del Social. Ad esempio, utilizzando le sale accoglienti di Place de Souvenir, di fronte all’oceano, o le prestigiose stanze dell’Istituto Goethe, nel cuore della città. Scelte che stanno creando malumore all’interno dello stesso comitato organizzatore. Ieri, infatti, girava un volantino tra le tende e gli stand del Social in cui si pubblicizzava un incontro al “Goethe” voluto dal gruppo dirigente brasiliano del Forum. Tra i nomi anche alcuni degli stessi fondatori del Forum. La nota stonata è che quel dibattito ha tra gli sponsor pure il colosso petrolifero brasiliano Petrobras. E vedere affiancati il logo del Forum con quello della multinazionale carioca è apparsa una contraddizione molto stridente.

Oggi e domani, comunque, si tireranno le fila dell’evento. Dopo gli oltre 200 appuntamenti quotidiani dei giorni scorsi, ci saranno “|solo” 38 assemblee “di convergenza” che si snoderanno tra i viali universitari. Si tenterà una sintesi per capire dove si andrà. Come rilanciare i grandi temi. Quali le campagne da organizzare. Si dovrà decidere anche dove si svolgerà il prossimo Forum. I brasiliani spingono per riportarlo a casa. Ma è emersa l’ipotesi di realizzarlo, per la prima volta, in Europa. Vedremo quali saranno le decisioni assunte.

Dakar è, però, anche l’occasione per i gruppi, i movimenti e i sindacati italiani per lanciare il progetto di Genova 2011. Un mese di iniziative, dal 25 giugno al 25 luglio, per ricordare il decennale del Social forum in terra ligure. Si sono ritrovati ieri sera, in un’affollata assemblea, presso la biblioteca universitaria di Dakar decine di partecipanti ed esponenti della società civile organizzata italiana. La novità più evidente è che tra le realtà che hanno aderito all’iniziativa c’è anche la Cgil, grande assente 10 anni fa.

I due giorni centrali saranno il 20 e il 21 luglio con iniziative e marce per ricordare i fatti di piazza Alimonda e di Bolzaneto. Ma ci saranno, tuttavia, molte altre manifestazioni e ampi spazi autogestiti. Anche se con sobrietà visto che le casse dei movimenti sono vuote.

Al momento sono stati individuati sei grandi temi da proporre: l’economia finanziaria e l’economia criminale; il lavoro; la tutela dei diritti, in particolare quelli dei migranti; i beni comuni; la guerra e la pace; e l’analisi di ciò che successe a Genova nel 2001.

Il 19 febbraio è previsto a Genova un incontro tra i promotori per definire nel dettaglio il programma. (Giba da Dakar)