Africa / Ambiente

Secondo un recente rapporto del Wwf, intitolato “Proteggere gli uomini preservando la natura”, su un totale di 229 siti naturali iscritti nel patrimonio mondiale, 114 sono minacciati da attività industriali nocive.

Nell’elenco risultano anche alcuni patrimoni africani come le Foreste umide del Madagascar, il Parco nazionale del banco di Arguin, in Mauritania, e la riserva nazionale di Ngorongoro in Tanzania.

“Questi siti rappresentano il concetto di aree protette per eccellenza”, ricorda il Wwf, che basa il suo rapporto su un censimento stilato dall’Unione internazionale per la conservazione della natura. Ma l’elenco dell’Unesco non è automaticamente sinonimo di protezione esemplare, come mostra il rapporto.

Il Wwf invita governi e aziende ad agire in favore di un futuro sostenibile per tutti questi siti: “Tra le varie attività nefaste, spesso opera di multinazionali e delle loro filiali, si possono citare le prospezioni ed estrazioni petrolifere, lo sfruttamento illegale delle foreste, la creazione di grandi infrastrutture, la pesca indiscriminata e il depauperamento delle risorse idriche”, riassume l’ong.

L’Unesco, che certifica questi siti dietro richiesta degli Stati, non ha poi il potere di costringere i governi a proteggerli. All’istituzione Onu resta solo la facoltà, in ultima istanza, di cancellare il sito dalla lista, come accaduto una sola volta con l’Oman.

Il rapporto sottolinea come oltre a nuocere a un patrimonio “che ha un valore universale eccezionale”, il degrado di questi luoghi potrebbe “mettere a rischio la loro capacità di apportare benefici economici, sociali e ambientali” alle circa 11 milioni di persone che hanno in qualche modo a che fare con questi siti. (Askanews)