Alla fine, come previsto, l’ha spuntata lui. In Zambia il presidente Hakainde Hichilema ha ottenuto un secondo mandato quinquennale con il 60,49% dei consensi espressi da 5 milioni di elettori, su una popolazione di 22 milioni di abitanti, 8,7 dei quali iscritti nelle liste elettorali.
Hichilema diventa così per la settima volta presidente del paese dell’Africa meridionale, secondo produttore di rame al mondo, considerato fino ad oggi come una delle più stabili democrazie del continente.
Il suo principale sfidante, Brian Mundubile, si è fermato di poco sotto il 38%.
I risultati provvisori del voto per la nuova Assemblea Nazionale ampliata a 226 seggi, consegnano la maggioranza, 138 seggi, al partito di governo, United Party for National Development (UPND), 59 allo schieramento di Mundubile, il Partito Nazionale per la Riconciliazione, l’Unità e la Prosperità (NRPUP) e 19 a formazioni indipendenti.
Ma sulle elezioni generali del 13 agosto pesano diverse e pesanti ombre.
Gli allarmi degli osservatori e dei vescovi
Prima di tutto quelle di brogli e irregolarità, denunciati dalle opposizioni e confermati anche dai primi report degli osservatori internazionali, tra cui quelli dell’Unione Europea e della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC).
Pur parlando di una generale “atmosfera calma e pacifica” durante le votazioni, gli osservatori del blocco regionale hanno espresso preoccupazione per segnalazioni di intimidazioni e arresti arbitrari, richiamando i partiti ad abbassare i toni infiammatori utilizzati pubblicamente e sui social media.
Proprio sui social, in un video largamente diffuso, Mundubile ha accusato il governo di utilizzare “tattiche tanzaniane” per influenzare l’esito del voto, lasciando intendere il coinvolgimento nel paese di cittadini provenienti da oltreconfine.
Accuse cui ha prontamente replicato il portavoce del governo di Dodoma, Gerson Msigwa, che ha negato qualsiasi tipo di interferenza, annunciando chiarimenti per vie diplomatiche attraverso il proprio ambasciatore a Lusaka. Gli unici tanzaniani inviati nel paese, ha precisato Msigwa, sono gli osservatori membri della SADC.
Allarme è stato sollevato anche dalla Conferenza episcopale dello Zambia (ZCCB) che in un lucido comunicato in 13 punti ha affermato di seguire con “profonda preoccupazione” lo svolgimento delle elezioni e gli eventi che ne sono seguiti.
Noi vescovi, si legge, “non possiamo rimanere in silenzio mentre l’integrità di un processo così fondamentale per il benessere e il futuro del popolo zambiano rischia di essere messa in discussione”.
Spoglio sospeso
Ad alzare la tensione è stata la decisione della Commissione elettorale di sospendere per alcune ore il conteggio dei voti, il 14 agosto, in seguito a denunce di violenze contro il personale ai seggi e di sottrazione di schede elettorali, episodi che avrebbero “portato al furto di schede contrassegnate all’interno delle urne”.
La sospensione era stata denunciata anche da Mundubile che aveva sollevato timori parlando di “un’opportunità per la manipolazione dei risultati”.
L’oppositore, già ministro nel precedente governo del Fronte Patriottico (PF) sotto la presidenza di Edgar Lungu (2015-2021), si era proclamato vincitore in base ai conteggi effettuati dal suo schieramento politico (NRPUP), “sia a livello presidenziale che con la maggioranza dei seggi in Parlamento”.
Al momento Mundubile non ha ancora riconosciuto pubblicamente la sconfitta, chiedendo invece un’inchiesta indipendente sul conteggio dei voti.
Blitz armato a casa di Mundubile
Ma su queste elezioni pesa anche un’altra e più oscura vicenda di cui l’esecutivo ha dato notizia la sera del 16 agosto, ovvero l’arresto di 11 persone “strettamente sorvegliate da mesi” e legate alla coalizione di opposizione Tonse Alliance, trovate “in possesso di armi militari di alta qualità, munizioni e altro materiale per un’insurrezione armata”.
Secondo il governo, Mundubile si sarebbe trovato sul luogo – non specificato nel comunicato dell’esecutivo – in cui è avvenuto il blitz delle forze di sicurezza la notte del 13 agosto, durante il quale si sarebbe innescato uno scontro a fuoco.
Sempre secondo fonti governative, tra gli arrestati ci sarebbero “membri di spicco di alcuni partiti politici dello Zambia”, tra cui il portavoce del candidato alla presidenza George Chisanga e alcuni cittadini stranieri, parte di una milizia, secondo l’esecutivo, legata al NRPUP e a campi di addestramento militare illegali.
Tra le persone fermate nel blitz anche il vescovo anglicano Trevor Mwamba, riconosciuto dall’Alta Corte di Lusaka come legittimo presidente del Partito Unito per l’Indipendenza Nazionale (UNIP) – fondato dal primo presidente dello Zambia Kenneth Kaunda e parte della Tonse Alliance – nel 2025, dopo anni di tensioni con la fazione interna guidata da Henry Muyoba, ex ufficiale dell’esercito.
La denuncia di Mundubile
La versione del leader del NRPUP è che le forze di sicurezza quella notte abbiano fatto irruzione nella sua abitazione a Lusaka e abbiano iniziato a sparare, colpendo a distanza ravvicinata l’ex parlamentare Mutotwe Kafwaya, che sarebbe morto in seguito per le ferite riportate, così come la sua guardia del corpo.
Mundubile ha poi affermato che lui, la sua famiglia e altri membri della Tonse Alliance sono stati prelevati e condotti in quello che ha descritto come un “centro di comando” dove il politico è stato interrogato “in merito a due video pubblicati” quella mattina.
Piuttosto nebulosi sono i termini del suo riascio. L’uomo, in un messaggio dai toni rassicuranti pubblicato sul suo profilo X la mattina del 15 agosto e indirizzato a “coordinatori provinciali, candidati e membri del nostro team”, scrive: “Sono sicuro che potreste aver ricevuto alcune informazioni preoccupanti ieri sera, tutto quello che posso dire è che siamo riusciti a superare la situazione”.
Il governo nega
Sul fronte opposto, riguardo al blitz il segretario del ministero della Difesa, Maambo Hamaundu, ha definito l’accusa della sparatoria “una totale invenzione” volta a seminare il panico durante lo spoglio dei voti.
Il quotidiano online Lusaka Times fa notare però che “i familiari di Kafwaya hanno dichiarato di non essere riusciti a localizzarlo o contattarlo da quella notte e hanno lanciato un appello pubblico per ottenere informazioni”, cosa che potrebbe avvalorare il racconto di Mundubile riguardo all’uccisione del parlamentare.
Il giallo riguarda anche la sorte di Patrick Mwansa, marito dell’ex parlamentare Tasila Lungu, figlia dell’ex presidente Edgar Lungu. Il segretario permanente per l’Informazione e i Media, Thabo Kawana, ha definito le notizie circolate sulla sua presunta morte una mera “speculazione diffusa sui social media”.
Secondo il governo, Mwansa sarebbe tra le persone arrestate durante in blitz a casa di Mundubile.
Mundubile e il suo vice rifugiati presso l’ONU
L’ultimo colpo di scena è riportato dal media indipendente zambiano Diggers News secondo il quale Brian Mundubile e il suo vice candidato alla presidenza Makebi Zulu si sarebbero rifugiati il 17 agosto nella sede di un’agenzia delle Nazioni Unite a Lusaka, affermando di temere per la propria incolumità.
La stessa fonte rivela che altri due oppositori, due avvocati, sarebbero stati fermati alla frontiera mentre cercavano di lasciare il paese.
Una vicenda intricata, ancora tutta da chiarire, che promette altri sviluppi.