Tribunali chiusi in Zambia a poche ore dalla scadenza prevista per poter fare ricorso contro il risultato delle elezioni generali dello scorso 13 agosto, culminate con la contestata riconferma del presidente Hakainde Hichilema, in carica dal 2021.
La decisione di chiudere tutte le maggiori strutture giudiziarie del paese è stata comunicata dalle autorità di Lusaka ieri 24 agosto sulla base di non meglio identificate ragioni di sicurezza ed è stata accolta dalle proteste di opposizioni e organizzazioni della società civile, a partire dall’Ordine degli avvocati, che hanno chiesto l’immediato ripristino dell’accesso ai tribunali.
Il clima su cui piomba questo provvedimento è del resto molto teso. Partiti del fronte opposto al governo e alcuni movimenti sociali hanno denunciato irregolarità e brogli durante il voto del 13 agosto.
Anche alcune missioni di osservazione internazionale hanno sollevato dubbi sulla trasparenza e correttezza di diversi passaggi, pur riconoscendo il voto come “pacifico” nel suo complesso.
Il principale candidato delle opposizioni, Brian Mundubile, secondo aspirante alla presidenza ad aver ricevuto più voti dopo Hichilema, già nei giorni scorsi aveva annunciato di voler far ricorso contro l’esito ufficiale delle urne.
Un appello che però fino a ieri non era ancora stato depositato, e che adesso rischia di non poter essere più possibile presentare per via della controversa decisione della giustizia zambiana.
La fase post-voto è stata segnata inoltre dall’uccisione da parte delle forze di sicurezza di un deputato ed ex ministro delle opposizioni, Mutotwe Kafwaya, colpito a morte durante un raid delle forze di sicurezza a casa di Mundubile.
La comunicazione di Lusaka
Andando per gradi. Stando a quanto riportato dall’Ordine degli avvocati, la decisione di chiudere tutti i maggiori tribunali dello Zambia è stata resa nota tramite una direttiva non firmata circolata negli uffici dell’amministrazione giudiziaria, poi rilanciata dai media locali e internazionali.
La ragione alla base della misura sarebbe quindi “di sicurezza”, ma finora non è stata chiarita nel dettaglio.
Parallelamente a questa comunicazione, il 24 agosto l’ispettore generale della polizia Graphel Musamba ha riferito che gli agenti stavano “conducendo valutazioni del rischio per la sicurezza presso alcune sedi governative chiave in tutto il paese”.
Le operazioni, ha aggiunto Musamba, “rientrano nell’ambito delle misure di sicurezza in corso per rafforzare la protezione” di queste sedi e non sono rivolte verso alcun gruppo specifico. Tra le istituzioni coinvolte c’è anche il ministero di Giustizia, oltre agli Interni, la Procura nazionale e altre.
Nel testo non viene fatta esplicita menzione di possibili chiusure degli edifici interessati dalle operazioni, ma la nota rilasciata dall’ispettore generale appare comunque connessa a quanto avvenuto fuori dai tribunali.
Da ieri infatti, questi risultano chiusi e in alcuni casi presidiati da militari e poliziotti. Alcune strutture sono state anche cordonate con i nastri gialli della polizia, come riportano media zambiani come Lusaka Times e News Diggers.
Tra le strutture chiuse figura anche la Corte costituzionale della capitale, ovvero l’organo giudiziario presso cui andrebbe depositato il ricorso contro il voto. Stando ai resoconti della stampa locale, i tribunali risultano sigillati anche in altre città del paese come Livingstone, Ndola e Chipata.
Avvocati citati dall’emittente BBC hanno denunciato di essere stati allontanati dalle strutture da uomini armati.
Una data sospetta
A colpire in questo scenario, definito come imprevisto dalla maggior parte degli osservatori, è la tempistica. Stando a quanto disposto dall’ordinamento dello Zambia infatti, un candidato può contestare in modo formale i risultati del voto entro una settimana dalla loro promulgazione.
L’esito delle urne è stato dichiarato lo scorso 16 agosto e quindi, ieri, 24 agosto, scadeva il tempo previsto per poter fare ricorso.
Ricorso che era stato in effetti annunciato da Mundubile circa quattro giorni dopo l’annuncio dei dati ufficiali. In quell’occasione, il candidato dell’opposizione aveva parlato di “gravi irregolarità, incongruenze relative allo svolgimento, al conteggio, alla trasmissione e alla proclamazione dei risultati”
La congiuntura temporale tra i tempi del ricorso e la chiusura dei tribunali appare allora difficile da ignorare.
Che ci sia qualcosa di strano è emerso anche da una comunicazione del ministero della Giustizia, che ha smentito delle voci secondo cui gli appelli contro l’esito del voto erano stati comunque registrati dopo essere stati inviati direttamente via mail al procuratore capo della Corte suprema, il giudice Mumba Malila.
Il governo ha confermato l’invio di queste richieste via mail all’indirizzo del magistrato, senza svelarne i mittenti, ma si è affrettato a chiarire che questo da sola non ha alcun valore come deposizione formale dell’istanza.
Allo stesso tempo, pur definendo questa modalità di invio della richiesta di ricorso “altamente irregolare”, la nota del ministero informa che “in via eccezionale” il procuratore Malila ha comunque “trasmesso i documenti ricevuti alla Corte costituzionale affinché valuti la questione relativa al deposito del ricorso”.
Un gesto che appare come una parziale compensazione della decisione di chiudere l’accesso ai tribunali.
La situazione resta quindi molto incerta. E arriva in un contesto politico già turbolento.
Il cammino verso le urne
Occorre fare alcuni passi indietro. Hichilema è stato eletto per la prima volta nel 2021, quando ha battuto il presidente uscente Edgar Lungu, al potere dal 2014. L’ascesa di Hichilema, che aveva già tentato la scalata per la presidenza altre quattro volte, aveva fatto sperare in un’apertura del clima democratico del paese.
La gestione Lungu era stata infatti tacciata come autoritaria e repressiva da diversi osservatori, locali e internazionali. Lo stesso Hichilema era stato in carcere per diversi mesi durante il governo del suo predecessore.
Con l’andare avanti del mandato anche il nuovo presidente è stato però accusato di reprimere lo spazio politico e civile del paese, e di accanirsi in modo particolare contro Lungu e i suoi sostenitori.
Le tensioni sono arrivate al punto che neanche la morte di Lungu, nel giugno 2025, per motivi di salute non meglio specificati, è riuscita a riconciliare gli animi. La salma dell’ex presidente è rimasta bloccata per più di un anno in Sudafrica nell’ambito di una disputa su funerali e sepoltura tra i suoi familiari e il governo Hichilema.
Nonostante un’ultima decisione giudiziaria a favore della famiglia dell’ex presidente, le esequie funebri di Lungu non avevano ancora avuto luogo.
Non da ultimo, i mesi che hanno preceduto il voto sono stati costellati da arresti nelle file delle opposizioni e da una serie di provvedimenti che secondo i detrattori del governo sono serviti a facilitare l’elezione del presidente, tra i quali la creazione di nuove sezioni elettorali in regioni roccaforti del governo.
Le opposizioni hanno inoltre affermato in più occasioni che Hichilema ha potuto godere di una visibilità molto maggiore e capillare degli altri candidati durante la campagna elettorale.
Il NRPUP ha anche rinunciato a fare promozione elettorale nella provincia meridionale del paese, bacino di voti dell’UNDP, ripiegando su comizi online.
Com’è andata alle urne
Questo è il clima con cui si è arrivati al voto. Secondo i dati della Commissione elettorale zambiana (ECZ), il presidente in carica, candidato dell’Unione nazionale per lo sviluppo democratico (UPND) al governo, ha infine ottenuto il 60% dei consensi.
Mundubile, ex ministro durante il governo Lungu, rappresentante della coalizione Tonsa Alliance e del Partito di riconciliazione nazionale per l’unità e la prosperità (NRPUP), ha invece raggiunto il 38% dei voti.
L’affluenza si è fermata al 57% degli aventi diritto, in calo di 13 punti rispetto al 2021. Si è votato anche per Parlamento e consigli locali. L’UNDP ha ottenuto 138 seggi su 226; l’NRPUP di Mundubile ha invece vinto 59 scranni.
La giornata elettorale è stata descritta come pacifica sia dalla ECZ che dai media. Il giorno dopo però, nel pieno dello scrutinio, la Commissione elettorale ha interrotto il conteggio in tutto il paese per alcune ore dopo aver denunciato delle aggressioni a danni del suo personale.
La decisione ha trovato l’opposizione di buona parte della società civile mentre il partito di Mundubile ha anche approfittato della finestra per annunciare la sua vittoria. Dopo tre giorni di tensioni, il 16 agosto la ECZ ha annunciato infine i risultati ufficiali e la vittoria di Hichilema, subito contestata dalle opposizioni.
I report degli osservatori internazionali
Che l’andamento del voto sia stato accidentato lo confermano in parte anche i report delle missioni di osservazione elettorale della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC) di cui Lusaka è membro, l’Unione Africana (UA) e l’Unione Europea (UE).
La SADC ha manifestato un giudizio complessivamente positivo sull’andamento del voto, ma ha comunque “espresso particolare preoccupazione per l’incertezza e l’ansia seguite alla sospensione temporanea dello spoglio”.
La Comunità dell’Africa australe ha comunque segnalato diversi aspetti da tenere sotto controllo, tra i quali “le tempistiche e la comunicazione delle riforme elettorali” e “la libertà di stampa”.
Di avviso simile l’UA, che ha lodato l’andamento pacifico e ordinato della giornata elettorale e una serie di misure messe in atto dall’esecutivo per garantire l’inclusività del voto, per poi esprimere “preoccupazione per le riforme elettorali tardive, l’assenza di una legislazione che regoli i partiti politici, gli episodi di violenza politica, alcuni aspetti della libertà di stampa, la rappresentanza delle donne, la congestione e i ritardi in alcuni seggi elettorali e la gestione del processo di scrutinio dei risultati”.
Più netta l’UE. La missione di osservazione di Bruxelles ha affermato che “restrizioni alla campagna elettorale e vantaggi derivanti dalla carica in essere (del presidente, ndr) hanno contribuito a creare una situazione di disparità” tra i candidati, pur riconoscendo che “la giornata elettorale si è svolta nel complesso in modo tranquillo, con votazioni generalmente efficienti e con la possibilità offerta agli elettori di scegliere in modo competitivo”.
Rispetto alla fase di conteggio invece, l’UE ha registrato “gravi incidenti e irregolarità procedurali” che “hanno compromesso la trasparenza e la credibilità del processo”.
Molto più sfumato infine, il responso del Christian Churches Monitoring Group (CCMG), un’organizzazione indipendente che raggruppa le maggiori Chiese cristiane e che ha effettuato un conteggio parallelo.
Dallo spoglio condotto in modo indipendente dall’ente cristiano, Hichilema emerge lo stesso come vincitore con una percentuale di poco inferiore a quella ufficiale.
Irregolarità sono state però segnalate in almeno 30 circoscrizioni, dove sarebbero stati “aggiunti voti, aumentando artificialmente l’affluenza e compromettendo l’integrità del processo”.
Le discrepanze riscontrate, ha concluso comunque il CCMG, “non alterano il risultato complessivo delle elezioni presidenziali”.
Il caso Kafwaya
A incombere su tutto il processo elettorale c’è stata poi la morte dell’ex ministro del governo Lungu e deputato delle opposizioni Kafwaya, ucciso a casa di Mundubile durante un raid delle forze di sicurezza che ha anche portato ad alcuni arresti nelle file delle opposizioni, tra cui quello del vescovo anglicano Trevor Mwamba, presidente dello storico Partito unito per l’indipendenza nazionale (UNIP).
Le autorità di Lusaka hanno ammesso la morte del parlamentare solo dopo cinque giorni di silenzio ufficiale su come erano andati i fatti. Le persone coinvolte sono state accusate di avere legami con una non meglio identificata milizia e di essere in possesso di armi.
Questa versione è stata respinta dal candidato delle opposizioni, che ha richiesto al governo indagini indipendenti e credibili sulla morte di Kafwaya. Dal giorno del raid inoltre, Mundubile si trova in una località segreta per timori relativi alla sua sicurezza.
Le reazioni alla decisione del governo
L’ultimo tassello della complessa fase post-elettorale è quindi la decisione di chiudere i tribunali giunta ieri. Una delle posizioni più chiare è stata espressa dalla Law Association of Zambia (LAZ), equivalente dell’Ordine degli avvocati.
In una nota, l’organizzazione ha espresso “forte preoccupazione” per la decisione, specificando che la chiusura è avvenuta “in assenza di una spiegazione pubblica ufficiale che ne chiarisca la ragioni, la sua portata geografica, la durata prevista e le misure predisposte per garantire la continuità dell’accesso alla giustizia”.
Gli avvocati fanno notare inoltre che qualsiasi misura speciale a difesa dei magistrati e degli uffici pubblici, per quanto consentita dall’ordinamento in condizioni di emergenza, debba essere “legittima, proporzionata e attuata in modo tale da preservare l’accesso alla giustizia e rispettare l’indipendenza e l’autonomia costituzionale del potere giudiziario”.
La LAZ ha inoltre sollevato delle perplessità rispetto alla tempistica elettorale, lamentando “il rischio concreto” che la misura voluta dal governo impedisca a chi intende fare ricorso di usufruire di questo suo diritto costituzionale.
Gli avvocati hanno quindi esortato il governo a riaprire subito i tribunali e a rendere note nel frattempo delle modalità alternative per accedere ai servizi del settore giudiziario.
Una condanna “nei termini più forti possibili” è arrivata invece da otto organizzazioni della società civile zambiana, tra le quali Chapter One e le sedi locali di Caritas e Action Aid.
Le firmatarie del messaggio hanno definito la decisione del governo “senza precedenti nella storia zambiana”, sottolineando come la chiusura degli uffici giudiziari “arrivi nel giorno esatto” della scadenza dei tempi per il ricorso elettorale e costituisca quindi un tentativo di “impedire che la legittimità dell’intero processo elettorale venga sottoposta al vaglio giudiziario”.
Le organizzazioni zambiane hanno quindi richiesto la riapertura delle strutture giudiziarie e chiesto al governo di chiarire le motivazioni del provvedimento.
La situazione appare ancora in evoluzione, mentre si avvicina la data del giuramento di Hichilema, fissata per il prossimo 1 settembre.
Una vittoria “economica”
Secondo diverse analisi, la vittoria di Hichilema al voto del 13 agosto va attribuita in larga parte alle sue politiche economiche e di sostegno alla popolazione, che durante il suo mandato ha anche dovuto affrontare una emergenza nazionale causata dalla siccità.
Il presidente riconfermato ha inoltre affrontato con successo la lunga e complessa rinegoziazione del debito estero del paese, su cui Lusaka aveva fatto default nel 2020, nel pieno della pandemia di Covid-19.
Lo Zambia è il secondo maggior produttore di rame dell’Africa ed è uno dei paesi al centro della competizione globale per le risorse naturali nel contesto della transizione ecologica, in modo particolare per quanto riguarda lo scontro tra Cina e Stati Uniti.
Nonostante le ricchezze del sottosuolo, sei abitanti su dieci vivono al di sotto della soglia nazionale di povertà, mentre sette su dieci sono ritenuti poveri per quanto riguarda l’accesso a sanità, istruzione e standard di vita degni.
*L’articolo è stato aggiornato in data 26/08.