Zambia: continua lo scontro sulla salma dell’ex presidente Lungu
Politica e Società Zambia
La giustizia del Sudafrica, dove si trova il corpo dal giorno della sua morte, il 5 giugno 2025, ordina il rimpatrio a Lusaka, poi cambia idea
Zambia: continua lo scontro sulla salma dell’ex presidente Lungu
Aumentano le tensioni tra la famiglia dell'ex capo di stato e il governo Hichilema
24 Aprile 2026
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 7 minuti
L'ex presidente Lungu, deceduto il 5 giugno 2025 (Crediti:UNHCR / JM. Ferré/ September)

Sono trascorsi oltre dieci mesi dalla morte dell’ex presidente dello Zambia Edgar Lungu, e il suo corpo resta ancora in balia delle divisioni politiche che segnano il paese.

Lungu, a capo dello stato tra il 2015 e il 2021, è deceduto lo scorso 5 giugno a Pretoria, in Sudafrica, a causa di una malattia di cui non sono mai stati resi noti i dettagli. Aveva 68 anni.

La morte dell’ex presidente ha innescato una lunga disputa legale tra la sua famiglia e il governo dell’attuale presidente Hakainde Hichilema, successore e storico rivale politico di Lungu.

La questione è tornata al centro del dibattito politico zambiano questa settimana. Mercoledì 22 aprile infatti, una corte sudafricana ha di fatto prolungato lo stallo ribaltando nel giro di poche ore una decisione in merito al trasferimento del corpo, che resta ancora in Sudafrica.

Cosa c’è in gioco

Lo scontro al cuore della questione è chiaro: la famiglia dell’ex capo di stato vuole occuparsi del rimpatrio della salma dal Sudafrica nell’ottica di organizzare esequie e sepolture private.

Lusaka vuole invece proseguire con il protocollo che si è sempre onorato fin dall’indipendenza raggiunta nel 1964 dalla Gran Bretagna: funerali di stato, per permettere a tutti gli zambiani di ricordare il loro ex presidente, e poi sepoltura presso l’Embassy Memorial Park della capitale.

È il sito dove sono sepolti tutti i sei presidenti che si sono avvicendati alla guida del paese negli ultimi 62 anni. La ragion di stato viene prima di tutto: questa la convinzione dell’esecutivo.

La questione trascende però il conflitto tra desideri personali e obblighi da statista. Lo sfondo è infatti la rivalità politica tra i due leader, passata anche per momenti aspri. 

Le relazioni erano così tanto deteriorate che secondo quanto sempre sostenuto dalla famiglia di Lungu, il loro caro aveva chiesto prima di morire che all’attuale presidente zambiano non fosse permesso neanche avvicinarsi al suo feretro.

I due del resto si sono affrontati alle urne due volte, nel 2016 e nel 2021. Hichilema è stato diversi mesi in carcere durante il mandato di Lungu, dal 2015 al 2021 (Lungu ha prima sostituito Michel Sata dopo la sua morte nel 2015 per essere riconfermato alle urne l’anno dopo).

L’ex presidente, dal canto suo, è stato privato di alcuni dei benefici normalmente garantiti alla sua carica durante la gestione Hichilema, mentre sua moglie, Esther Lungu, è stata più volte arrestata brevemente in relazione a indagini su furto e riciclaggio di denaro.

Anche i tentativi di Lungu di tornare come candidato alle elezioni in programma il prossimo agosto, erano stati respinti dalla giustizia zambiana con una serie di provvedimenti ritenuti politicamente motivati da diversi osservatori. 

I fatti della disputa

La saga cominciata con la morte di Lungu ha vissuto più di un avvicendamento. Il governo e la famiglia dell’ex presidente erano anche giunti a un accordo alcune settimane dopo la morte del leader zambiano. L’intesa in questione apriva la strada a funerali di stato per il 22 giugno dell’anno scorso.

Le esequie non si sono mai svolte però. La famiglia di Lungu e il governo divergevano su alcuni aspetti legati alla cerimonia, come quelli relativi al coinvolgimento della cittadinanza, e la disputa ha fatto presto ritorno nelle aule dei tribunali sudafricani.

Lo scorso agosto infine, la giustizia della provincia sudafricana del Gauteng ha autorizzato il governo di Lusaka a prendere in custodia il corpo di Lungu in vista della preparazione delle esequie di stato.

La sentenza non ha però messo fine alle divergenze tra i familiari di Lungu e l’esecutivo. Le due parti hanno anche cercato di appianare le loro posizioni fuori dai tribunali, coinvolgendo in veste di mediatori anche leader della Chiesa cattolica e di quelle pentecostali e l’ex presidente del Malawi, Bakili Muluzi, che si è fatto da parte lo scorso novembre.

Alla fine, alla famiglia di Lungu è stata concessa la possibilità di fare ricorso presso la Corte suprema di appello sudafricana. In questa settimana però, due nuovi, rapidi sviluppi.

Cosa è successo in settimana 

Dapprima, la divisione del Gauteng dell’Alta corte del Sudafrica ha reso noto che i familiari di Lungu non sono riusciti a presentare in tempo il loro ricorso presso la Corte suprema, e ha pertanto ordinato che i resti dell’ex presidente tornassero in Zambia secondo quanto stabilito nella già citata sentenza di agosto.

L’informazione si è presto diffusa sui media del paese, sollevando un vero e proprio vespaio di critiche e commenti di media e politica.

Neanche il tempo di metabolizzare però, che la stessa divisione del Gauteng dell’alto tribunale sudafricano ha emesso un nuovo ordine rispondendo a una richiesta urgente dei familiari dell’ex capo di stato.

Allo stato zambiano e alla polizia sudafricana è stato quindi richiesto di riportare la salma di Lungu presso l’obitorio dove era conservata a Pretoria, mentre le autorità sudafricane sono state interdette dal trasferire i resti ai funzionari dell’esecutivo zambiano.

A tutte le parti chiamate in causa dalla famiglia – governo di Lusaka, autorità sudafricane e obitorio di Pretoria – è stato poi chiesto di fornire spiegazioni per non essere incriminate per oltraggio alla corte. In definitiva, tutto da rifare.

A rendere la faccenda ancora più complicata si è aggiunta una comunicazione dell’obitorio di Pretoria che ha fino a oggi ospitato la salma di Lungu. La struttura si è detta non più in grado di accogliere il corpo dell’ex capo di stato e ha chiesto che si trovi un luogo alternativo. 

I nodi più seri

La questione è complessa. Oltre alla disputa tra Lusaka e la famiglia Lungu, diversi analisti hanno avvertito sui possibili rischi di un impasse diplomatica col Sudafrica. Tra le varie letture c’è anche chi coinvolge il ruolo della stregoneria e della magia, elementi della cultura popolare zambiana che più volte hanno intersecato il campo della politica.

All’origine c’è appunto però uno scontro politico. La famiglia di Lungu sostiene di voler far rispettare i voleri del padre, ma c’è di più. I cari dell’ex presidente – e anche il suo partito, il Patriotic Front (PF) – accusano il governo di Hichilema di non essersi preso cura del padre in vita e non vedono quindi perché dovrebbe fare adesso, che è deceduto.

Il rischio è quello che l’esecutivo strumentalizzi la vicenda nel tentativo di vendersi come un governo tanto democratico da onorare anche un acerrimo rivale, quando invece lo si voleva “far fuori” politicamente mentre era in vita. 

D’altro canto, l’insistenza di Lusaka può essere letta come una mera prova di forza o come un atto “post mortem” di repressione politica ai danni dell’ex rivale, ma non solo.

Sulle pagine del quotidiano sudafricano Mail & Guardian, il docente dell’università di Città del capo Mundia Kabinga sposta il focus sulla necessità di garantire la continuità delle istituzioni.

La determinazione con cui Hichilema sta spingendo per le esequie di stato e la sepoltura ufficiale rientrerebbe allora nella volontà di non personalizzare il funzionamento dello stato, che deve continuare anche se gli attori che lo animano in una determinata fase storica sono in contrasto o rivali.

Sta in questo, dice Kubinga, “la differenza tra stati governati da regole e tra quelli governati da personalità”.

Dinamiche importanti ovunque e ancora di più in Africa, aggiunge il docente, dove le istituzioni sono spesso fragili e il processo di costruzione dello stato ancora in divenire.

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